Unai Emery ha scritto la storia al Villarreal

Eliminato l'Arsenal, il Villarreal ha raggiunto la sua primissima finale in 98 anni

Unai Emery

Unai Emery ha fatto quello che nessuno prima di lui era riuscito a fare in questo club (e in assoluto, in questa competizione). Raggiungere una finale con il Villarreal, che non era mai riuscito nemmeno a vincere il trofeo della Segunda División. C’è riuscito al primo tentativo, quando invece il Sottomarino giallo aveva già giocato cinque semifinali nella sua storia (una di Champions League, una di Coppa Uefa, due di Europa League e una di Copa del Rey) e non aveva mai capito come superare il turno. D’altronde se questo trofeo è stato soprannominato da alcuni Unai Emery League un motivo ci sarà. L’allenatore basco in questa competizione ha una serie di record difficilmente battibili: tre titoli consecutivi con il Siviglia, ventiquattro turni superati di fila tra Siviglia e Arsenal, tutti e ventidue i turni a eliminazione diretta superati in carriera, ora disputerà la sua quinta finale continentale. Considerando anche le coppe nazionali sarà la decima e ha sempre portato a casa almeno un trofeo a stagione. Ma come ci è riuscito?

Visto quel che è accaduto ieri sera si può tentare di trovare una risposta. I segreti del successo sono sempre tanti e non ci si può ridurre a un solo fattore. Oltre ad essere un grande allenatore, Emery è un eccellente motivatore e un comunicatore come ce ne son pochi in giro. Sa plasmare una squadra non solo a livello tattico, ma soprattutto a livello psicologico, sa entrare nella testa dei suoi calciatori e trasformare la forma mentis dei suoi uomini. E inoltre, come se non bastasse, sa cercarsi quella dose di fortuna necessaria a qualsiasi condottiero per vincere le battaglie più ostiche. Unai Emery è indubbiamente tutto questo, e il principale artefice di questa impresa. Molti dei suoi calciatori del ciclo a Siviglia hanno ancora impressi nella mente i suoi discorsi motivazionali tra i primi e i secondi tempi delle partite più importanti. Sono i dettagli che fanno la differenza.

Ma per raccontare e spiegare Emery ci vorrebbe un intero libro. Meglio soffermarci sulla partita di Londra, sul come il suo Villarreal sia stato diverso da quelli di Pellegrini o Marcelino. Non tanto all’andata, quando il Sottomarino giallo ha giocato una grandissima partita, supportata da una prestazione collettiva di alto spessore e un risultato che l’è andato un po’ stretto alla luce del gioco espresso in campo. Più che altro nella gara di ritorno si è vista la vera differenza. Se si può e si vuole cercare un paragone bisognerebbe tornare indietro alla semifinale contro il Liverpool di Klopp (che poi in finale fu purgato proprio dal Siviglia di Emery). Perché contro l’Arsenal in Champions League e il Porto nel 2011 il Villarreal scese in campo con la necessità e il dovere di dover segnare per ribaltare la sconfitta dell’andata. Mentre contro i Reds Marcelino ebbe la possibilità di poter impostare una partita di un altro tipo, forte della vittoria in Spagna, proprio come stavolta.

Se cinque anni fa i ragazzi di Marcelino si liquefecero contro una squadra più forte e consapevole dei propri mezzi, stavolta hanno retto per quasi cento minuti di gioco. Detta in altri termini l’Arsenal ha fatto il Villarreal: ha giocato meglio, ha spinto tanto, è stato sfortunato, ha colpito due pali con Aubameyang (il secondo ha del clamoroso), e alla fine non ce l’ha fatta. Il dejà-vu riporta ad Highbury e a quella disastrata notte in cui Riquelme sbagliò il rigore più famoso della storia amarilla. La rivincita è stata completata. Più o meno: quella era la Champions League, questa l’Europa modesta. Ma insomma, diciamo così. Torniamo a noi. Il Villarreal ha giocato da “grande”.

E giocare da grande non significa giocare bene, non significa dominare l’avversario, non significa nemmeno non correre rischi. Le direttive dell’allenatore son sembrate chiare fin dall’inizio: calma, calma e… ancora calma. Non appena il Villarreal recuperava palla, chiunque fosse, la prima cosa da fare era cercare un passaggio verticale verso il portiere. Perdere tempo, non cercare il gol ma abbassare i ritmi, rallentare il gioco, addormentarlo. Un atteggiamento che a ruoli invertiti sarebbe stato fastidioso e frustrante. Anzi: che in caso di gol degli inglesi si sarebbe rivoltato contro. Come si può pretendere di difendere un misero gol di vantaggio per novanta minuti, rinunciando a giocare quel calcio diretto che aveva reso bello ma sfortunato il Villarreal una settimana prima?

Se non avesse funzionato il principale responsabile sarebbe stato Emery. Se fossi stato l’allenatore io non avrei mai impostato la partita così, e anche solo da spettatore mi è sembrato un atteggiamento suicida. Ma io non faccio l’allenatore, io il calcio non lo insegno e non lo pratico, mi limito a guardare e giudicare. Mentre Emery il calcio lo segue per passione e per professione, lui fa l’allenatore, ha vinto più trofei lui di quanti ne abbia vinti io giocando a briscola su internet. E ancora una volta ha avuto ragione lui. Questo è Unai Emery.

About Mihai C. Vidroiu 651 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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