Chi è Rubén Peña, la rivelazione della Liga

Approfondimento sul nuovo terzino destro del Villarreal

Rubén Peña

L’arrivo di Rubén Peña Jiménez ha lasciato tutti basiti, ma se almeno in Spagna è un giocatore che si è fatto notare, dalle nostre parti non si può certo dire che sia un nome noto. Non è facile descriverlo, sia perché non ha mai avuto un ruolo fisso in carriera, e sia perché la sua progressione come calciatore è stata progressiva ed è esploso solo di recente. Si può però già dire che è arrivato alla corte di Javi Calleja in qualità di terzino destro, ragion per cui ci si aspetta una cessione di Mario Gaspar o di Miguelón. Ma la sua ecletticità tattica potrebbe fargli cambiare casella nel corso della stagione o anche solo nel corso di una singola partita.

La storia di Rubén Peña inizia nel Zona Norte, società che si professa come la miglior scuola-calcio di Ávila, capoluogo di provincia a un’ora e mezza da Madrid. Già nel Juvenil si mette in mostra come un attaccante dal piede caldo: le leggende metropolitane raccontano di una stagione da trentotto gol che gli permettono di farsi notare da club più importanti. Così lo contatta il Rayo Vallecano che gli propone di trasferirsi nella capitale e Rubén coglie al volo l’occasione.

Purtroppo l’avventura in quel di Vallecas dura pochissimo. Dopo due fastidiosi infortuni decide di tornare nella sua città già prima di Natale. Sarà la prima volta che nel corso della sua carriera deciderà di fare un passo indietro, ma non l’ultima. L’idea di dover tornare indietro per poter rilanciarsi sembra quasi una costante nella sua progressione verso il calcio che conta. Non a caso chi lo ha conosciuto bene lo ha sempre descritto come un gran professionista, che non si arrende mai e pensa solo ad allenarsi bene.

Decide di tornare a casa ma stavolta ad accoglierlo c’è il Real Ávila, il club più importante della provincia. A diciannove anni inizia a confrontarsi con i semi-professionisti in Tercera División, quarto gradino della piramide calcistica. Si alterna tra il juvenil e la prima squadra, dove segna cinque gol in quattordici apparizioni grazie al saggio dosaggio di mister José Manuel Manzano. (Che ovviamente non è quel Manzano, Gregorio Manzano, il quale invece ha allenato il Siviglia quello stesso anno chiudendo la Liga con un egregio quinto posto)

Nella stagione successiva il nuovo allenatore, José Luis Diezma lo promuove in prima squadra e Rubén Peña risponde con un bottino di diciotto gol in trentotto gettoni. In pratica una rete ogni due gare. Il Real Ávila arriva secondo e si arrende solo ai play-off promozione. Una stagione comunque positiva che accende le sirene di società più importanti. Lo vogliono lo Sporting Gijón e il Valladolid, entrambi per la squadra riserve, entrambe in Tercera ma con prospettive allettanti per fare il salto tra i grandi. Se lo Sporting era stato ripescato dopo una stagione da retrocessione, il Valladolid aveva chiuso primo e aveva fallito la promozione solo ai ply-off, come il Real Ávila.

Così Rubén Peña sceglie Valladolid. E dopo pochi mesi riesce addirittura a esordire in massima serie, grazie alla fiducia di Miroslav Djukić, tecnico della prima squadra. Sarà una stagione di alti e bassi, la vena realizzativa cala e inizia ad essere impiegato sia come mezza punta che come esterno offensivo. A fine stagione, a ventidue anni, decide di fare quello che in molti hanno definito un altro passo indietro nella sua carriera trasferendosi nel piccolo Guijuelo. Stavolta però potrà confrontarsi in Segunda B, ma le porte delle grandi della Liga saranno lontanissime.

Qui incrocia il cammino con un altro tecnico fondamentale per la sua crescita: Rubén De la Barrera. Se non altro perché a livello tattico lo considera un esterno di centrocampo a tutti gli effetti, e all’occorrenza lo prova anche come terzino destro. Ovviamente le sue caratteristiche lo portano a essere un terzino fluidificante di grande spinta e qualche limite in fase difensiva. Oramai sta per diventare un giocatore completo, può giocare a ridosso degli attaccanti, su entrambe le fasce, e se serve anche qualche metro più dietro.

Dopo una buona stagione a livello individuale fa un altro piccolo passo verso i grandi palcoscenici. Va al Leganés, un altro piccolo club, ma passa in Segunda División A. Ancora una volta non soffre il salto di categoria, ma il suo nuovo allenatore, Asier Garitano (oggi alla Real Sociedad), lo riconverte definitivamente in terzino destro. In quella posizione diventa letale in fase offensiva ed è l’interprete ideale per l’idea di calcio del tecnico basco. A dir la verità nel corso della sua seconda stagione perde protagonismo e inizia a vedere spesso la panchina. Ma quando subentra Garitano lo prova spesso in posizioni più avanzate, dove trova la bellezza di otto gol.

La stagione termina con la storica promozione in massima serie del Leganés, il contratto di Rubén Peña scade e lo mette sotto contratto un’altra squadra di Liga: l’Eibar. Qui trova José Luis Mendilibar, un allenatore esperto che ha fatto del gioco offensivo il suo marchio di fabbrica. Ma soprattutto Mendilibar predilige il gioco aperto, l’incursione degli uomini di fascia, sembra il contesto ideale per un giocatore come Rubén Peña.

Pur non essendo un titolare fisso resta uno dei tredici, quattordici calciatori più utilizzati a fine stagione anche grazie alla sua duttilità tattica. Parte dall’inizio solo quando il titolare Ander Capa è indisponibile, me se subentra a volte lo fa come esterno destro nel 4-2-3-1, come mediano o persino come punta centrale, in ricordo dei vecchi tempi. Così arriviamo all’estate del 2018. Rubén è un ingranaggio utile ma non indispensabile in un meccanismo in cui la collettività vince sull’individualismo.

Lui ha appena compiuto ventisette anni, la maggior parte dei quali spesi nelle serie minori e tra i grandi non sfigura ma non si ritaglia nemmeno un ruolo da protagonista. La svolta avviene in questo momento, con la cessione di Ander Capa che gli apre le porte della titolarità come terzino destro. Sarà la 2018/19 la stagione in cui esploderà definitivamente. La sua compatibilità col compagno di fascia sarà un altro elemento decisivo.

Quando sale ad attaccare gli spazi c’è perfetta intesa con Orellana, la stella della squadra. Il cileno ama allargarsi per prender palla sull’esterno, mentre Rubén Peña, conoscitore dei movimenti basici di un attaccante, sa tagliare verso l’interno da buon calciatore offensivo. Si crea un’intesa fenomenale che, grazie alla continuità e al minutaggio, gli permettono di esprimere tutte le sue caratteristiche. Si può parlare dell’uomo giusto al momento giusto. Non si fatica a parlarne come uno dei tre migliori terzini destri della Liga nella stagione appena conclusa, sicuramente il giocatore rivelazione dell’anno.

Mappa di calore della sua stagione 2018/19

In questo momento di maturità calcistica, sulla soglia dei ventotto anni da compiere entro fine mese, arriva un calciatore che ha fatto la gavetta in tutte le categorie. Il Villarreal ha dovuto sborsare otto milioni di euro per lui, nonostante a fine aprile si sia rotto il menisco nella gara contro il Valencia. Ma il calo di rendimento di Mario Gaspar e la gioventù di Miguelón hanno fatto presumere che il Villarreal avrebbe dovuto metter tasca al portafogli per migliorare il tassello debole della stagione appena conclusa.

Si è deciso di puntare sul giocatore che meglio ha fatto in quel ruolo. Secondo il sito di statistiche applicate al calcio WhoScored, è stato il migliore nel suo ruolo nella stagione passata. Sicuramente è un rischio: per l’età, per l’infortunio, perché è un calciatore che è incappato in una buona stagione ma non si sa se sia in grado di replicarsi. Però è anche un segnale importante. Dopo una stagione deludente si vuole il meglio di quello che il mercato offre per risollevarsi ed evitare un’altra stagione di patimenti. Come al solito solo il tempo potrà rispondere.

About Mihai C. Vidroiu 651 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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