Calleja: «Ecco perché la difesa a tre ha risolto molti problemi»

Il tecnico del Villarreal racconta quanto e come lo ha cambiato l'esonero

Calleja

Lunedì scorso è andata in onda su Radio Vila-real una lunghissima intervista a Javi Calleja. Ai microfoni della trasmissione Esports Vila-real, il tecnico del Villarreal ha parlato in maniera approfondita di quanto l’esonero lo abbia cambiato. Già nel corso della sua prima conferenza-stampa del secondo mandato aveva dichiarato che quel mese e mezzo senza lavoro lo aveva cambiato più di tutti gli anni trascorsi ad allenare. Ecco i passaggi salienti dell’intervista.

Quando hai deciso di passare alla difesa a tre?
«Dopo esser stati esonerati io e il mio staff abbiamo continuato a riunirci per rivedere tutte le partite. Analizzammo i giocatori, le posizioni in cui li avevamo impiegati, il loro rendimento, cosa avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Uno studio completo su tutto quello che avevamo fatto e per trovare soluzioni migliori da utilizzare in futuro. In quel momento capii che la difesa a tre poteva essere una possibilità che non avevo preso in esame prima.»

E questo lavoro non sarebbe stato meglio farlo quando era ancora in carica?
«Certo, è una cosa che già si faceva. Ma non è lo stesso poterlo fare con tutta la calma e la tranquillità di questo mondo e doverlo fare quando c’è una gara ogni tre giorni. Durante la stagione non c’è tempo per approfondire e fare cambi strutturali come questo. Ci passò per la mente, ma non ci sembrò di non avere abbastanza tempo per fare un cambio così radicale, o comunque non trovammo il momento giusto. Se avessimo deciso di farlo, probabilmente ci avremmo lavorato sotto le feste natalizie o magari l’anno successivo.»

Perché hai insistito col rombo se non funzionava?
«Pensavo fosse il modulo migliore per questa rosa e le idee che avevo, ma quest’anno i risultati non arrivavano e la squadra ha perso fiducia in qualcosa che aveva funzionato lo scorso anno. Nonostante in alcune gare giocassimo bene c’è mancato il cinismo e gli avversari ci imbucavano con troppa facilità. E questo ha generato ancora più dubbi nella testa dei giocatori.»

E cos’hai cambiato dal tuo ritorno?
«Da questa situazione ho capito che bisogna cambiare prima che la situazione cambi te. La cosa importante era che ogni singolo calciatore si sentisse più protetto in campo. Aggiungendo un terzo centrale si sentivano più protetti, anche da eventuali errori, gli altri due centrali. Allo stesso modo i centrocampisti e i terzini sanno che c’è un uomo in più dietro di loro che può proteggerli, e questo li fa giocare con maggiore tranquillità.»

Come andò quando le dissero che sarebbe tornato?
«Il presidente mi chiamò e mi chiese di incontrarci. Mi disse che lui stava pensando di richiamarmi e mi chiese se avessi le forze per accettare la sfida. Gli dissi che avevo tutta la forza di questo mondo, ma che volevo sapere cosa ne pensassero i giocatori. Una volta avuto il consenso dello spogliatoio decisi di tornare, ma lo feci più con il cuore che con il cervello. Già quando fui cacciato non fui d’accordo con quella decisione, sentivo che la dinamica poteva essere capovolta e avevo la voglia di dare tutto me stesso per dimostrarlo

About Mihai C. Vidroiu 650 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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