Fran Escribá, ecco l’analisi della sua stagione

Escribá sì, Escribá no: ecco cos'ha funzionato e cosa no in questa stagione

Fran Escriba

Terminata un’altra stagione è inevitabile stilare la resa dei conti, ma valutare la stagione di Fran Escribá per molti versi risulta molto contorto. La tifoseria è spaccata in due: c’è chi ha apprezzato il tecnico valenziano e chi preferirebbe non sentirlo nominare, e dare ragione o torto a una delle due parti sarebbe parziale. In realtà, come sempre, la verità sta nel mezzo: Escribá ha fatto un ottimo lavoro sotto alcuni punti di vista, ma pessimo sotto altri, e per ogni attenuante valida imputabile, si può far corrispondere un’aggravante egualmente valida. Cerchiamo perciò di dare un ordine alle idea e capire, punto per punto, cosa è andato bene e cosa è andato male, e perché la dirigenza ha perciò deciso di rinnovare il suo contratto, ma solamente per un’altra stagione.

Prima di tutto bisogna considerare che Fran Escribá è stato scelta in fretta e furia nella notte dell’esonero di Marcelino. Gli è stata affidata una rosa già costruita dal suo predecessore e ha firmato il contratto sei giorni prima dell’esordio stagionale, nel delicato preliminare contro il Monaco, perso senza poter far molto. L’avversario era ben rodato e nel corso della stagione si è dimostrato di altissima caratura, senza voler considerare i problemi alla vigilia della formazione (nella gara d’andata ben otto indisponibili, di cui cinque titolari). Ma il tecnico valenziano, scelto anche per il suo basso profilo, ha sempre avuto le idee chiare: cambiare il meno possibile di quanto costruito da Marcelino e instillare le sue idee con calma solamente più in là. Dopo la cocente eliminazione dalla coppa delle grandi orecchie la sua squadra si è pian piano risollevata, infilando una striscia di risultati utili che l’hanno portato fino al momentaneo terzo posto.

Nelle prime settimane di campionato il suo Sottomarino giallo ha lasciato intravedere i prodromi di quel che sarà: ordine tattico e grande solidità difensiva, tanto da diventare una delle squadre più difficili da battere. Il pareggio contro il Real Madrid ha interrotto l’incredibile striscia di sedici trionfi consecutivi dei blancos, e solamente il 23 ottobre, dopo nove turni di Liga, il suo Villarreal è andato per la prima volta in svantaggio in una gara di Liga. E per vedere infranta l’imbattibilità in campionato si è dovuto aspettare un’altra settimana (solo nel 2008/09 il Sottomarino giallo ha perso la prima gara di Liga così tardi). Ma non è tutto oro quel che luccica: il grande difetto tattico sarà la fase di impostazione. Il suo Submarino amarillo ambisce al controllo della gara, ma produce poche opportunità da gol e ancor meno gol: negli ultimi venti metri è una delle peggiori formazioni della categoria. Le statistiche sono discordanti: per corso di tutta la stagione emergeranno numeri controversi.

L’andamento esterno esaspera i problemi di impostazione, non a caso tra la vittoria a Málaga del 10 settembre e quella a Gijón del 17 dicembre il Submarino amarillo non riesce a sbancare nessun campo per oltre tre mesi, nemmeno in Europa League. Anzi, nelle coppe Fran Escribá lascerà il segno in negativo. In uno dei gironi più semplici di sempre con Steaua Bucarest, l’esordiente Osmanlispor e lo Zurigo, militante tra i cadetti in Svizzera, conquisterà la qualificazione solamente a due minuti dal termine dell’ultima gara con il pallonetto di Trigueros allo Steaua. Complice la clamorosa sconfitta interna contro l’Osmanlispor (quarta sconfitta casalinga del Villarreal nella storia dell’Europa League), il Sottomarino giallo riuscirà a strappare un misero secondo posto. Questo innescherà il pessimo sorteggio ai sedicesimi di finale, dove la Roma di Spalletti rifilerà la peggior umiliazione internazionale nella storia del club: uno zero-quattro devastante, che coinciderà anche con la seconda peggior sconfitta assoluta da quando naviga in massima serie (peggiore fu soltanto lo 0-5 contro il Real Madrid nel 2007/08).

In Liga un altro dato evidente è stata la differenza di rendimento tra le gare contro le grandi e contro le piccole: basti pensare che nel girone d’andata la squadra di Escribá ha totalizzato lo stesso numero di punti contro le prime cinque della classifica e contro le ultime cinque (nove). Un altro dato significativo è quello relativo ai doppi confronti: il Villarreal ha saputo battere per ben due volte i vice-campioni d’Europa dell’Atlético Madrid (e non ha mai perso contro il Siviglia quarto), ma non ha raccolto nemmeno un punto contro Eibar e Alavés. E questo a prescindere dal campo: in trasferta la squadra ha vinto poco, ma ha anche inanellato una striscia utile di sette gare senza sconfitta (la seconda migliore di sempre per il club), in pratica quattro mesi di imbattibilità esterna tra il 20 novembre e il 17 marzo, quando si sono consumate rispettivamente le sconfitte a Bilbao e Las Palmas. Alla fine i numeri hanno tirato le prime somme. Nonostante potesse essere stata ritenuta una stagione di transizione Escribá ha totalizzato sessantasette punti (solo Manuel Pellegrini nel 2007/08 ha saputo far meglio su questa panchina), tre in più della favolosa stagione scorsa quando Marcelino portò il club in Champions League. Ed è stata la migliore annata in assoluto di un tecnico alla sua stagione d’esordio al timone del Sottomarino giallo.

Obiettivi resi possibili da un meccanismo difensivo di grande efficacia. Il Submarino amarillo ha mantenuto la miglior difesa di Spagna per diverse mensilità, chiudendo poi al secondo posto dietro all’Atlético Madrid. Si pensi che durante tutto il campionato ha incassato appena due reti da fuori area: un calcio di punizione di Messi e una sola rete su azione a causa di Ibái Gómez. Ma d’altra parte le statistiche offensive parlano anche di un pessimo pacchetto d’attacco: le appena cinquantasei reti segnate sono ben tredici meno del Siviglia quarto e appena tre in più del Las Palmas quattordicesimo, distante ventotto lunghezze in classifica. Ma considerando il raffronto con la tanto glorificate stagione scorsa sono comunque due reti subite in meno e dodici segnate in più. Tenendo sempre presente i quindici pali colpiti (in questa classifica il Villarreal può dirsi più sfortunato di Atlético Madrid o Siviglia, e con distacco dall’Athletib Bilbao, fermo a nove, o Real Sociedad, addirittura sei).

È però doveroso sottolineare come ogni annata sia a sé, e l’analisi dei numeri nudi e crudi tra una stagione e l’altra va presa con le molle. Comunque bisogna comunque tenerne conto prima di crocifiggere un allenatore che non ha potuto gestire né il mercato né la preparazione atletica. Insomma fin qui vanno riconosciuti grandi meriti a Fran Escribá. Tra gli altri punti a suo favore bisogna registrare il fatto che la sua squadra ha portato a casa le gare in cui i tre punti sono stati necessari a rimanere davanti a Real Sociedad e Athletic Bilbao, come lo scontro diretto di ritorno con los leones e i trionfi al Vincente Calderón e al Mestalla.

L’altra faccia della medaglia però sembra altrettanto deludente. Pur con tutte le attenuanti del caso, col passare dei mesi il suo Villarreal ha continuato a mettere in mostra gravi difetti. Quando è stato schierato il 4-2-3-1, che nella mente dell’allenatore servirebbe a dare una valida alternativa al classico 4-4-2, la squadra non ha risposto granché bene: oltre alla vittoria casalinga col condannato Granada, in trasferta sono arrivati due scialbi pareggi con Espanyol e Siviglia e il tonfo a Las Palmas. Ma soprattutto la manovra di costruzione è sempre stato il grande punto debole della stagione: il suo Submarino amarillo si è dimostrato incapace di costruire situazioni da gol, denotando altrettanti problemi in fase di realizzazione. Non per nulla è stata la stagione in cui si è visto fischiare il maggior numero di calci di rigore a favore di sempre: ben otto, solo al Barcellona ne hanno assegnati di più quest’anno. Dato che può essere interpretato come una buona capacità di entrare in area di rigore palla al piede, ma anche grande incapacità di segnare su azione.

Di certo l’inadeguatezza della fase di impostazione è stato un pallino fisso della squadra di Fran Escribá, e per certi versi ha ricordati i primi anni di Marcelino, prima che questi ricorresse a un atteggiamento più attendista in modo tale da nascondere questa carenza ed esaltare le ripartenze in velocità. Su questo dovrà lavorare ancora molto il tecnico valenziano, che quanto meno ci sta abituando a lunghe conversazioni di tattica nelle conferenze post-gara. Se la squadra che ha rilevato può essere senz’altro definita molto superiore a quella del primo Marcelino – per caratura tecnica e soldi investiti – bisogna anche bilanciare questo fatto con la sensazionale stagione in termini di punti delle dirette rivali e, ricordiamolo ancora una volta, che Escribá non ha potuto metter bocca sulla costruzione della rosa. L’esplosione di Trigueros e Roberto Soriano può dirsi merito suo, ma il rendimento in calare di Castillejo e Sansone non può essere imputato solamente allo stato di forma di due calciatori dalle grandi potenzialità. Lui stesso ha ammesso di aver gestito male le rotazioni, specialmente nell’ottica dei tre impegni, e i risultati in campo europeo restano una pecca gigantesca nella resa dei conti.

Alla fine il Villarreal ha confermato di restare una delle potenze del campionato, c’entrando l’Europa per l’undicesima volta in diciassette stagioni in massima serie (sette delle quali fra i primi cinque di Spagna). Pur essendo partito con le peggiori avvisaglie (oltre all’esonero di Marcelino, la stagione è iniziata col gravissimo infortunio di Soldado) Escribá ha mantenuto la sua squadra su livelli accettabili, fallendo però l’occasione di alzare l’asticella delle ambizioni al livello del Siviglia. Purtroppo bisogna anche dire che il Sottomarino giallo ha sbagliato moltissime gare contro le piccole: alla doppia sconfitta contro Eibar e Alavés, si aggiungano i pareggi contro Granada, Leganés, due volte col Deportivo e molti altri sventati di poco (il ritorno col Leganés vinto al novantesimo con un gol di mano). Insomma per capire quanto Fran Escribá possa dare a questo Villarreal bisogna vederlo in azione un’altra stagione, stavolta dall’inizio, e capire se può essere un discreto inizio di una lunga favola d’amore o una parentesi mediocre in un periodo in cui il fatturato del Sottomarino giallo è tornato ai livelli di dieci anni fa.

About Mihai C. Vidroiu 651 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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