Chi è Alberto Moreno, il fu “nuovo” Jordi Alba

Carriera del nuovo terzino sinistro del Villarreal

Alberto Moreno

Il terzo volto nuovo a Vila-real è quello di Alberto Moreno Pérez, terzino sinistro classe ’92 e reduce di una Champions League vinta, seppur alquanto in ombra. Di fatto ha disputato solo gli ultimi otto minuti più recupero di una gara già chiusa per quattro a zero contro la Stella Rossa. Ma è pur sempre un caso alquanto unico da queste parti, che di coppe e di campioni non se ne vedono moltissimi. Il suo arrivo a parametro zero rilancerà fortemente la concorrenza sulla fascia sinistra, dove Jaume Costa e Quintillà si sono alternati nella scorsa stagione (senza considerare gli inizi di Pedraza, poi spostato più avanti).

E pensare che Alberto Moreno, proprio come Rubén Peña, aveva iniziato da attaccante. Nella piccola scuola-calcio di Pequeño Costalero, impianto sportivo del quartiere operaio di El Cerro del Águila, dove è cresciuto con papà Diego, mamma Carmen e il fratello maggior, anche lui Diego. Gli piace calciare e gli piace fare gol. La mamma non ne può più di quel pallone che gira anche dentro casa. Neanche quando si siede per fare i compiti di scuola smette di calciarlo, mamma Carmen sente i colpi alla parete e torna in cameretta per rimproverarlo, ma appena si allontana sente che riprende a calciare il pallone sotto il tavolo della scrivania.

Il calcio è la sua passione e si nota eccome. Nonostante il papà e il fratello siano del Betis, il piccolo Alberto preferisce il Siviglia. Colleziona gli autografi dei calciatori del Siviglia, ma la reliquia più importante è quella foto con Antonio Reyes, il numero dieci, e la sua Ferrari gialla intercettata per caso. Intanto la sua evoluzione calcistica prosegue nel Cerro del Águila, il centro sportivo del quartiere, dove continua a segnare a valanga.

 

Secondo i dati registrati da papà Diego, analista ufficiale di casa Moreno, arriva a segnare perfino cinquantadue gol in una sola stagione! Numeri degni di nota. Tanto che il Siviglia stesso si fa avanti per portare il ragazzino a Cisneros Palacios, la cantera biancorossa da cui sono venuti fuori Marchena, Sergio Ramos, Fazio, Jesús Navas, Perotti, Luis Alberto o lo stesso Reyes. Purtroppo però la Ciudad Deportiva è lontana e accompagnare Alberto tutti i giorni sarebbe difficoltoso, meglio proseguire nel quartiere.

Intanto Alberto Moreno cresce e la sua posizione inizia a consolidarsi come ala sinistra. Il Siviglia propone alla famiglia di portare il ragazzino ad allenarsi almeno un giorno a settimana, magari il mercoledì, giusto per rimanere in contatto con lo sviluppo del ragazzo. Finché nel 2004, a dodici anni compiuti, Alberto riesce finalmente a convincere papà Diego a far parte a tutti gli effetti della sua squadra del cuore.

La sua progressione sarà fenomenale e brucerà le tappe fino ad arrivare alla squadra B il Sevilla Atlético. Nell’estate del 2011 arriva il più bel regalo dai tempi della foto con Reyes. Marcelino, neo-allenatore della prima squadra, lo convoca per la preparazione estiva con i grandi. A soli diciannove anni, compiuti proprio la settimana del raduno, inizia a intravedere il calcio che conta. Disputerà qualche spezzone di amichevole e inizierà ad essere uno dei pilastri della sua squadra in Segunda División B.

Nel frattempo Marcelino perde una partita fatale contro il Villarreal che gli costa la panchina e gli subentra Míchel González, l’allenatore che lo farà debuttare in Primera División. È alla fine di un allenamento con la squadra riserve che viene a saperlo. Glielo comunica il suo allenatore Ramón Tejada mentre Alberto Moreno sta entrando in doccia: dalla gioia dimentica persino di insaponarsi! Saranno pochi minuti contro l’Athletic Bilbao ma è impossibile passare inosservati.

Il nuovo anno lo incomincia sempre con la squadra B, mentre Tejada lo prova a schierare anche come terzino per la prima volta in carriera, sarà un’intuizione che avrà un seguito. A dicembre arriva il rinnovo per altre due stagioni e mezzo, perché a giugno era in scadenza e il Real Madrid Castilla si era interessato ai suoi servigi. Mentre Míchel González lo richiama in prima squadra a gennaio, quando lo butta nella mischia in Copa del Rey, anche lui come terzino sinistro. La sua metamorfosi è in corso di maturazione. Nel giro di poche settimane è già titolare e in Segunda B non tornerà più.

La sua esplosione è talmente rapida che Julen Lopetegui lo convoca per la prima volta in under-21 e a maggio capisce che non può privarsene per gli Europei di categoria in Israele. Europei che finiranno nel migliore dei modi con Alberto Moreno titolarissimo a sinistra e la Spagna che batte in finale l’Italia per quattro a due, laureandosi campione continentale. È la Spagna di Thiago Alacantara, Isco e Morata, ma Alberto Moreno ne è uno dei perni indiscussi. Qui conosce anche Álvaro González, oggi suo nuovo compagno di squadra.

Dopo questa medaglia d’oro la sua carriera esplode definitivamente con l’arrivo di Unai Emery a Siviglia. Se come esterno offensivo sarebbe stato chiuso da Reyes e Perotti, in difesa l’esperto Fernando Navarro è dirottato al centro della difesa per far posto al nuovo Jordi Alba. Viene chiamato così dalla stampa spagnola perché proprio come Alba è costretto a reinventarsi terzino, pur avendo delle doti offensive che lo rendono un laterale fluidificante di stampo brasiliano.

Viene convocato anche in nazionale maggiore e il Siviglia gli rinnova nuovamente il contratto innalzando la clausola risolutiva da dodici a trenta milioni di euro. Nel meccanismo infernale di Emery diventa la marcia in più sulla fascia sinistra in una squadra fantastica che inizia un ciclo vincente aggiudicandosi la prima Europa League delle tre consecutive. È molto difficile trattenere un giovane che ha avuto un impatto così dirompente col calcio che conta.

La mattina del 12 agosto 2014 Emery gli comunica che non giocherà la Supercoppa europea, che si sarebbe disputata poche ore più tardi. Alberto Moreno, sconvolto, chiede spiegazioni al suo tecnico che il giorno precedente gli aveva assicurato che avrebbe giocato titolare. La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare. Da qualche settimana il Liverpool si era messo sulle sue tracce e alla fine Monchi aveva trovato un accordo sulla base di diciotto milioni di euro. «Non giochi perché sei stato appena ceduto e non vogliono rischiare che ti infortuni». A fine gara, sul neutro di Cardiff dove il Real Madrid ha appena battuto il Siviglia, si congederà tra le lacrime, ma una nuova avventura lo aspetta.

La famiglia decide di trasferirsi con lui a Liverpool, almeno per il primo anno, per alleggerire l’impatto con un altro mondo. Il fratello Diego, calciatore nei campetti regionali con il San Jeronimo, appende gli scarpini al chiodo per assistere il fratello oltremanica. Ad Anfield le cose iniziano per il meglio, Brendan Rodgers lo considera titolare inamovibile e la sua crescita prosegue, ma la squadra non va. E nel giro di un anno e mezzo il tecnico britannico salta e la dirigenza punta su un nuovo tecnico: Jürgen Klopp.

Il tedesco continua a puntare su Alberto Moreno, ma nel frattempo cerca un sistema di gioco che possa dare un’identità chiara alla sua nuova squadra, proprio come aveva fatto con il Borussia Dortmund in Germania. Probabilmente il momento-chiave del lustro di Moreno al Liverpool è da cercare nella finale di Europa League. In semifinale il Liverpool aveva eliminato il Villarreal di Marcelino: sconfitta per uno a zero in Spagna, ma poi rimonta travolgente ad Anfield con un tre a zero nettissimo. In finale proprio il Siviglia di Emery.

Questa può essere considerata la partita spartiacque della carriera di Alberto Moreno. Il Siviglia vince con un netto tre a uno e lui è probabilmente il peggiore in campo, tanto da diventarne il capro espiatorio. A fine gara Jamie Carragher, ex-bandiera del club, scrive su Twitter: «Jurgen, consegna per il mercato, comprare un cazzo di terzino sinistro», il messaggio verrà condiviso da decine di migliaia di tifosi, ma poi decide di cancellarlo. E non è il solo a prendersela con lo spagnolo, le cui dote difensive non sono pari alle sue capacità offensive.

Dalla stagione successiva la sua presenza in campo verrà regolata con il contagocce. Klopp reinventa Milner terzino pur di non schierare Alberto Moreno, che in tutta la stagione disputerà appena due gare di campionato per intero. Non è che Klopp lo scarti tout court, ma l’esperimento Milner gli piace e funziona: i Reds tornano in Champions League dopo due anni di assenza. Ma nella stagione successiva Alberto Moreno sembra riuscire a riguadagnare protagonismo. Il tecnico tedesco dirotta Milner a centrocampo e lo rilancia custode della fascia sinistra.

Gioca dodici delle prime quindici giornate di campionato (e per intero), prima di infortunarsi nella gara di Champions League contro lo Spartak Mosca. Un guaio alla caviglia che lo terrà lontano dai campi di gioco da inizio a dicembre a fine gennaio. Il suo sostituto naturale sarebbe Andrew Robertson, giovane scozzese pagato otto milioni di sterline in estate che non aveva ancora convinto Klopp. L’esplosione di Robertson sarà la fine di Alberto Moreno. Al suo ritorno agli allenamenti il suo concorrente si era già guadagnato la fiducia dell’allenatore e del tecnico.

Non solo Alberto Moreno vedrà il campo a mozzichi e bocconi, ma nella sua ultima stagione al Liverpool scenderà in campo solo in cinque occasioni: due volte in Premier League, otto minuti in Champions League e due gare nelle coppe domestiche. Nel frattempo Robertson è diventato il capitano della nazionale scozzese ed è considerato uno dei terzini più forti del panorama mondiale. Il Liverpool alza la sua sesta Champions League nella storia e Robertson ne è uno dei protagonisti indiscussi.

Con il contratto in scadenza viene contattato da molte squadre. Ci prova la Lazio, non a caso dopo esser stato paparazzato a Roma mentre cenava con il suo ex-compagno Lucas Leiva, i media romani davano per chiusa la trattativa. Pubblicamente Alberto Moreno dichiara il suo amore solo per il Siviglia, che nel frattempo ha nominato allenatore quel Lopetegui che lo portò in Israele con l’under-21 e che lo ha convocato anche in nazionale maggiore prima del suo infortunio alla caviglia nel 2017. «Mi piacerebbe riavvicinarmi alla famiglia, agli amici, godermi il bel tempo» afferma quando gli chiedono del Siviglia.

Ma alla fine è il Villarreal a convincerlo. Quando il Liverpool ufficializza il suo addio, Klopp non tarda a spendere parole per lui. «È una persona la cui personalità si riflette nel suo modo di giocare, piena di vita, piena di energia, sempre positiva. Un personaggio incredibile sempre disposto a dare tutto per la squadra. Lo so, questa stagione e nel finale di quella passata, forse non ha avuto il minutaggio che avrebbe voluto e meritato, però il suo contributo non è diminuito. Per come si è allenato ha tenuto tutto il gruppo in stato di allerta. Albie è un giocatore di livello mondiale e so che tornerà in nazionale in un futuro non molto lontano».

Alla sua conferenza-stampa di presentazione per il Villarreal ripete più volte che si suderà questa maglia. A ventisette anni ha ancora molto calcio nelle gambe e tanta voglia di dimostrare che il vero Alberto Moreno è quello visto fino a pochi anni fa. Ha caratteristiche diverse da Jaume Costa, che invece è più difensivo, e per questo Calleja può avere molta scelta in base al tipo di partita che vorrà impostare. Anche se non è ancora chiaro se a giocarsi il posto ci sarà lui o Quintillà. Comunque probabilmente Alberto Moreno sarà il titolare di questo nuovo Sottomarino giallo.

Di certo c’è che ritrova Iborra, che assieme a Vitolo è stato uno dei suoi migliori amici negli anni a Siviglia. Oltre al defunto José Antonio Reyes, tragicamente scomparso proprio il giorno della finale di Champions League vinta dal Liverpool, e a cui Alberto Moreno ha dedicato il trofeo, dopo aver confessato di aver pianto tutto il giorno. Se il quadrato non potrà mai più formarsi, alcuni tifosi del Villarreal continuano a sperare che quanto meno possa riformarsi il triangolo molto presto.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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