Chi è Raúl Albiol, el Patrón

Approfondimento sul nuovo leader della difesa amarilla

Albiol

Dopo sei anni in Italia oramai tutti conoscono molto bene Raúl Albiol Tortajada, uno dei difensori più forti ed esperti del panorama continentale. Il suo arrivo alla corte di Javi Calleja potrebbe essere uno degli acquisti più importanti per la prossima stagione. Dall’alto dei suoi 190 centimetri diverrà la nuova torre di controllo della retroguardia del Villarreal, visto e considerato che Funes Mori è alto 186 cm e Álvaro González appena 183. La sua titolarità non può essere messa in discussione: non solo prestanza fisica, ma anche piedi buoni, personalità da vendere e un bagaglio considerevole di esperienza.

Non a caso viene da una famiglia che ha sempre masticato calcio. Lo zio José Luis arrivò a giocare qualche spezzone di gara con il Valencia, tanto da scendere in campo anche durante la stagione 1979/80 che portò i valenziani ad alzare la Coppa delle Coppe. Il fratello Miguel, più grande di quattro anni, ha speso la carriera tra Segunda División A e Segunda División B. Ed entrambi hanno tirato i primi calci nel Ribarroja, la scuola-calcio più vicina al loro piccolo paesino, Vilamarxant, entroterra valenziano.

Sulla soglia dei dieci anni, grazie alla affiliazione del club con il Valencia, riesce a fare il salto nel capoluogo di regione. Nella cantera dei pipistrelli gli viene affibbiato il soprannome «el Chori», abbreviazione di chorizo, salsiccia, per il suo fisico asciutto e la sua altezza precoce che lo portano a debuttare nel calcio professionistico a diciassette anni. Dal 2003/04 diventa il perno del centrocampo della squadra riserve del Valencia, in Segunda B, e poco dopo aver compiuto la maggiore età Rafael Benitez gli fa fare il battesimo del fuoco in una Coppa Uefa che vedrà il Valencia alzare il suo ultimo titolo internazionale.

Le sue caratteristiche e la sua intelligenza tattica non sfuggono ai c.t. delle nazionali giovanili. Se ne accorge Ginés Meléndez dell’under-20, ma ne beneficia Ufarte dell’under-19 che lo porta all’Europeo di categoria in Svizzera. È una squadra fortissima, basta leggere qualche nome per rendersene conto: in difesa Sergio Ramos, a centrocampo lo stesso Albiol, Borja Valero e David Silva, in attacco Soldado. Vincerà quattro partite e ne pareggerà una, segnando una media di 2,6 gol a partita.

Tornato trionfante in Spagna, con il suo primo titolo in carriera, il Valencia decide di fargli fare le ossa a Getafe per vedere se saprà adattarsi alla Primera División. È il 2 agosto 2004 quando si mette in macchina con il papà e il suo agente per andare a Madrid a firmare il contratto, ma durante il viaggio succede l’inaspettato. All’altezza di Tarancón, in provincia di Cuenca, un brutto incidente stradale lo costringe a finire sotto i ferri per quattro interminabili ore.

La diagnosi del dottor Ceballos, responsabile del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Virgen de la Luz di Cuenca è di trauma toracico-addominale con contusione polmonare bilaterale. L’emorragia addominale ha costretto l’équipe medica a intervenire chirurgicamente con un’operazione di splenectomia che lo ha lasciato senza milza e attaccato a un respiratore automatico, ma almeno è fuori pericolo. Resterà ricoverato per altri diciassette giorni, ma entrambe le società confermano che il suo prestito al Getafe si farà lo stesso.

Nonostante tutto Albiol recupera in tempi brevi. L’8 novembre torna già ad allenarsi, meno di un mese più tardi viene convocato e a gennaio scende in campo. Nel girone di ritorno segnerà anche un gol importantissimo al Real Madrid che contribuirà alla meritata salvezza conseguita da Quique Sanchez Flores. Il suo rendimento gli permette di partire per i Mondiali under-20 nei Paesi Bassi.

La spedizione non sarà fortunata come nell’Europeo dell’estate precedente, ma Raúl Albiol diverrà il capitano di una squadra in cui figurano gente del calibro di Fàbregas, lo stesso David Silva o Fernando Llorente. Proprio il futuro juventino si renderà protagonista contro il Cile segnando quattro reti nel sette a zero finale. In quella nazionale già c’era Mati Fernández, meteora del Villarreal e della Fiorentina. La Spagna invece verrà eliminata ai quarti di finale dall’Argentina di Messi e Agüero, che poi vincerà il torneo.

Nel frattempo il Valencia, dopo una brutta annata che Claudio Ranieri non è riuscito a risollevare, punta proprio sul tecnico del Getafe per ripartire. E appena arrivato Quiqué Sánchez Flores richiama alla base Raúl Albiol. Per chi si fosse distratto il gigante di Vilamarxant, sulla soglia dei vent’anni, ha sempre giocato come centrocampista centrale. Ma in quel ruolo ci sono già Baraja e Albelda, due fuoriclasse che solo dodici mesi prima avevano guidato il Valencia a vincere il campionato e la Coppa Uefa.

Così Sánchez Flores lo prova in altri ruoli, prima terzino destro e poi centrale difensivo. Una volta provato al centro della difesa Albiol non si muoverà più da lì. Diverrà il perno del muro valenziano e affinerà quelle che diventeranno i suoi punti di forza. La marcatura, il gioco aereo, la coordinazione del pacchetto difensivo, e non ultimo la costruzione del gioco. In pratica un libero vecchio stampo in grado di oliare tutto il reparto.

Non farà a meno di lui non solo Sanchez Flores, ma nemmeno i suoi successori al Valencia: Ronald Koeman, Voro e Unai Emery. Perfino Luis Aragones, commissario tecnico della nazionale spagnola, lo pretende con le Furie rosse, portandoselo agli Europei di Austria e Svizzera del 2008, dove Albiol scenderà in campo solo due volte ma si laureerà campione d’Europa.

Così l’estate successiva, dopo quattro anni in cui si conferma uno dei difensori più interessanti in giro, il Real Madrid lo porta al Bernabéu per quindici milioni di euro. Sarà un anno pazzesco. Manuel Pellegrini lo schiera al centro della difesa e Albiol si conferma a livelli eccezionali, dimostrando di poter rendere in qualsiasi squadra al mondo e in qualsiasi competizione. Il Real Madrid arriverà soltanto secondo ma facendo 96 punti: un carnet che significherebbe il titolo nazionale in qualsiasi altra stagione passata (e col senno di poi, soltanto nel 2011 e nel 2012 il campione di Spagna ha realizzato più punti fino a oggi).

Del Bosque non può che portarlo ai Mondiali, ma se due anni prima erano stati Puyol e Marchena a soffiargli il posto, stavolta non può competere con Piqué e Sergio Ramos. Comunque prima degli ottavi di finale s’infortuna e non potrà più scendere in campo. Vincerà il titolo mondiale senza aver disputato neanche un minuto. E come se non bastasse l’annuncio di Mourinho sulla panchina delle merengues sarà la fine dei suoi giorni felice. Il tecnico portoghese, fresco vincitore della Champions League con l’Inter, gli preferisce Ricardo Carvalho e Albiol sarà il panchinaro di lusso.

Nell’era del portoghese la coppia centrale sarà poi quella formata da Ramos e Pepe, e nelle gerarchie dell’allenatore lusitano verrà scavalcato perfino dal giovane Varane. Così dopo un triste triennio, coronato da un altro europeo vinto, ma senza giocare, inizia la sua parentesi al Napoli. A volerlo è Rafa Benitez, colui che lo aveva fatto esordire a diciotto anni. Il club partenopeo sborsa dodici milioni di euro e gli offre un contratto da due milioni e mezzo netti all’anno. Sarà la miglior scelta della sua vita.

Appena arrivato in Italia rilascia un’intervista per El País in cui gli viene chiesto del suo vecchio allenatore: «con Mourinho avevo un rapporto normale, lui era il capo, andava tutto bene, ma non ci andavo a cena fuori come non ho fatto con altri allenatori come Quique Sanchez Flores». Diplomatico, ma diretto. Al San Paolo ritrova anche Callejón, un posto da titolare e un progetto ambizioso. Insigne, sull’onda del successo televisivo di Narcos, lo soprannomina «el Patrón», ossia il capo, il boss.

Il resto della sua carriera è storia nota. Nonostante la sua età e la sua esperienza, con l’arrivo di Sarri il nuovo tecnico del Napoli si dirà stupefatto della sua disponibilità ad apprendere nuovi movimenti nei meccanismi difensivi del tecnico. Celebre la sua affermazione: «Li proviamo e li riproviamo, ormai da quando c’è Sarri li sogno anche la notte. […] Proviamo questo schema varie volte in allenamento, ma io non segno mai». Già, perché nonostante la sua prestanza fisica non è mai stato un goleador. Diciotto gol in diciassette anni da professionista, ma togliendo i cinque in Segunda B, e aggiungendo la nazionale, resta un bottino alquanto magro per un giocatore della sua stazza.

Delle vicende contrattuali abbiamo già detto abbastanza in passato. C’è invece da dire che se Albiol dovesse fallire al Villarreal potrà esserci una sola causa: la sua integrità fisica. Su questo non ci son dubbi: Albiol, se sta bene, è un acquisto da dieci punti in classifica, ma se non troverà continuità a causa dei suoi acciacchi non potrà contribuire alla causa. Lo scorso anno ha risentito di qualche problema alla schiena, mentre quest’anno ha saltato quasi tutto il finale di stagione per un infortunio al tendine rotuleo del ginocchio sinistro. In pratica da fine gennaio è tornato in campo solo a inizio maggio.

In quei tre mesi di assenza il Napoli ha raccolto appena 16 punti in dodici gare: una media di 1,33 punti/partita. Mentre nelle sue venti presenze di campionato la squadra ne ha raccolti ben 42! Ovvero una media di 2,1 punti/partita. Non a caso a fine stagione Carlo Ancelotti, nel corso di un’intervista al Corriere dello Sport ha confessato che: «ha pesato molto la lunga assenza di Albiol». Ha lasciato il Napoli a nove punti dalla Juventus e undici sull’Inter, ed è tornato in campo con un distacco di venti punti dalla capolista e sei dall’inseguitrice. Ma col lui in campo il Napoli ha chiuso a undici lunghezze dalla capolista e un vantaggio di dieci punti sulla terza.

La più grande dote di un giocatore come Albiol è quella di essere un autentico leader in campo. Lui è il direttore d’orchestra della difesa e grazie a lui il rendimento di chi gli sta vicino, Koulibaly per primo, non è più fine a se stesso ma parte di uno schema più grande. Non a caso in molti dubitano che Manolas possa rimpiazzarlo. Non tanto come difensore in sé per sé, ma come comunicatore in campo. In tutte le più grandi coppie difensive del calcio c’è sempre stato un cervello e un braccio destro, e Albiol è quel tipo di calciatore che fa girare tutto il reparto.

Insomma sulla carta Raúl Albiol è un grandissimo acquisto per il Villarreal. L’esito del suo successo nella cittadina della ceramica dipenderà esclusivamente dalla sua integrità fisica. Dettaglio tutt’altro che trascurabile per un giocatore che sta per compiere trentaquattro anni. Ma si sa, portieri e difensori possono rendere ad altissimi livelli fino a fine carriera.

About Mihai C. Vidroiu 589 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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