Infierno amarillo, 1° girone: gli ignavi

Il viaggio dantesco in chiave amarilla parte dal girone degli ignavi: l'anti-inferno

Infierno

Qui inizia un viaggio dal sapore dantesco: l’infierno amarillo. Un anfratto tetro, goffo e ridicolo a cui sono destinati tutti quei calciatori che hanno vestito la maglia del Villarreal, ma che per un motivo o per un altro non hanno raggiunto né la gloria né il cuore del pubblico villarrealense. In un’epoca in cui c’è spazio solo per gli eroi e i campioni, questo viaggio riporterà alla memoria personalità che hanno lasciato prevalentemente emozioni negative. E per farlo ci accompagnerà una guida: José Manuel Llaneza, uomo che ha legato il suo nome a quello del Sottomarino giallo da oltre ventidue stagioni.

In questo primo capitolo entriamo nell’anti-inferno, girone riservato a quei giocatori transitati nel Sottomarino giallo, ma che per un motivo o per l’altro non hanno mai voluto vestire la maglia della prima squadra. Questi sono gli ignavi: voluti e acquistati dalla dirigenza, ma che prima di poter difendere il Villarreal sul campo hanno preferito andarsene altrove. In qualche modo sono i peggiori tra i peccatori, ripudiati dall’inferno sono costretti a rimanervi fuori, perché nonostante siano stati accolti a braccia aperte hanno preferito andarsene senza nemmeno mettersi alla prova.

Tra loro scorgiamo molti giovani passati per il settore giovanile, ma che prima del salto in massima serie hanno preferito andarsene. Llaneza indica i tre ragazzi citati dal presidente Fernando Roig qualche mese fa: Germán Valera, strappato dall’Atlético Madrid, Brian Fariñas dal Barcellona e Nico Serrano dall’Athletic Bilbao. In seguito alla denuncia del presidente del Villarreal fu sollevato un polverone per cui il vertice del Submarino amarillo fu tacciato di ipocrisia.

Secondo lui infatti questi giocatori, minori di sedici anni, sono stati portati via contro il volere del club, grazie alla normativa Fifa che impedisce di fare contratti professionistici ai calciatori giovanissimi. Come spiega Llaneza, oggi vice-presidente e intimo amico e collega di Fernando Roig, il Villarreal non avrebbe mai fatto nulla di tutto ciò. Questo perché tutti i minorenni strappati dal Villarreal alle altre squadre sono stati negoziati: quando un’intesa sul prezzo del cartellino veniva trovata il Villarreal ha corrisposto un indennizzo al club di provenienza come un regolare acquisto. Così furono prelevati giovani come Mario Gaspar dell’Albacete o Mateo Musacchio dal River Plate.

Quando nessun indennizzo è stato corrisposto, spiega Llaneza, è perché il Villarreal avrebbe offerto un contratto quando questi giocatori non trovavano un’intesa di rinnovo con la società d’appartenenza, e quindi furono contattati come se fossero svincolati. Un caso celebre tra quelli di questo tipo fu quello di Rodri preso dall’Atlético Madrid. Mentre nel caso del “furto” subito dal Villarreal queste società avrebbero contattato i giovani del settore giovanile amarillo a stagione in corso, inducendoli a non rinnovare in cambio di una prospettiva tecnica ed economica più rosea.

Addentrandoci per il girone riconosciamo altri calciatori: come Brais Méndez, oggi esterno del Celta Vigo. Milucho Alonso, all’epoca osservatore del Villarreal, lo portò nella Plana Baixa durante l’estate del 2010, dove vi rimase per un paio di stagioni. Il ragazzo galiziano non si integrò mai nella Comunidad Valenciana e dopo un paio di anni chiese di tornarsene nella sua regione. Ha trovato la sua dimensione nel Celta, maglia con la quale ha anche fatto un gol all’Estadio de la Ceramica nell’ultima stagione, che ha dato il via alla vittoria per due a tre dei galiziani.

I relegati in questo girone sono impegnati a togliersi in eterno la divisa del Villarreal. Per la legge del contrappasso nella loro carriera hanno scelto di vestire quella maglia senza mai rappresentarla, perciò nell’al di là sono costretti a svestirsi senza mai riuscire a togliersi l’uniforme. Non appena si tolgono la camiseta amarilla se ne ritrovano un’altra sotto alla precedente.

Fra loro c’è anche chi ha giocato in Serie A. Come Martín Cáceres, acquistato dal Submarino amarillo per un paio di milioni di euro dall’Uruguay e, dopo un anno in prestito al Recreativo Huelva, rivenduto al Barcellona per oltre sedici milioni. Ha poi disputato gran parte della sua carriera proprio nel campionato italiano.

Tra loro ce n’è uno però che, stufo di spogliarsi, ha deciso di fermarsi per prendere una pausa. Ma chi si ribella alle leggi dell’infierno amarillo può andare in contro solo a punizioni peggiori. Coloro che si fermano sentono la maglia fondersi sulla loro carne fino a marcare a fuoco la pelle. L’unico modo di trarre sollievo da questo bruciore è continuare a spogliarsi. Il nostro Virgilio ci spiega che si tratta di Roberto Fabián Ayala, ex-difensore di Napoli e Milan, detto «Ratón» cioè «topo».

Dopo gli altalenanti anni in Italia Ayala si trasferì al Valencia, dove ha trascorso sette anni a livelli altissimi vincendo due campionati, una coppa Uefa e arrivando anche in finale di Champions League. Prestazioni che gli hanno permesso di guadagnarsi il posto titolare anche nella nazionale argentina, oltre alla fascia di capitano. In patria è tuttora considerato fra i migliori centrali di sempre. Un giocatore di indubbia caratura.

Ayala
L’unico incontro tra Ayala e la camiseta amarilla (Foto di marca.com)

Ma nel 2007, col contratto in scadenza, preferisce non rinnovare con il Valencia e accettare l’offerta del Villarreal che a febbraio lo mette sotto contratto per la stagione successiva. Il progetto è ambizioso e Ayala ne è uno dei nuovi perni: difensore roccioso e di grande esperienza, ha tutti i numeri per contribuire al salto di qualità del Sottomarino giallo. Ma a fine stagione, ancor prima di poter aggregarsi al ritiro della squadra, la sua presenza in Copa America ne ritarda l’approdo. I tifosi iniziano a sognare sulla foto in cui posa con la camiseta amarilla e intanto tifano Argentina.

Ma il 14 luglio accade l’inaspettato. Il Saragozza, privato di Gabriel Milito dal Barcellona, paga la clausola di rescissione di sei milioni di euro e comunica ufficialmente l’accordo col giocatore: Ayala non giocherà mai per il Villarreal. E la sua carriera cambierà per sempre. Il giorno dopo scende in campo per la finale di coppa contro gli odiati brasiliani, ma l’Albiceleste viene bastonata con un secco tre a zero, in cui spicca un autogol in spaccata dello stesso Ayala. Dopo quella terribile partita deciderà di abbandonare la nazionale dopo esser diventato il secondo giocatore con più presenze della storia dell’Argentina dopo Javier Zanetti (oggi è stato superato da Messi e Mascherano).

Ma la maledizione non è finita qui. L’anno successivo il suo Saragozza diverrà la prima squadra della storia della Liga a retrocedere con quarantadue punti in classifica (farà peggio il Deportivo La Coruña nel 2010/11 con quarantatré). Proprio mentre il Villarreal chiude la sua miglior stagione di sempre con un pazzesco storico secondo posto, celebrato con tanto di festone e pullman celebrativo. La maledizione era incominciata già sul rettangolo verde.

Llaneza, ridendo sotto i baffi, sussurra che se l’è proprio meritato. Uomo-simbolo degli odiati cugini del Valencia e ignavo per eccellenza. Ma è ora di entrare nell’inferno vero e proprio.

About Mihai C. Vidroiu 565 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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