Operazione salvezza: il piano di Calleja

Ecco cos'ha cambiato per costruire una rimonta riuscita già altre 12 volte in Liga

Dopo ventidue giornate di Liga la situazione del Villarreal è agghiacciante. Da molte settimane questa squadra sta battendo tutti i record negativi di punti in classifica della sua storia. Per intenderci, a questo punto del campionato in diciotto anni in Primera División, il Villarreal ha mediamente ottenuto più di trenta punti (il picco sono stati 45 punti) e nelle due stagioni peggiori, che coincidono con le due retrocessioni, aveva già raggiunto ventisette punti nel 1997/98 e ventisei nel 2011/12. Oggi ne ha raccolti appena diciannove, sette in meno della sua annata peggiore.

Oggi il Sottomarino giallo è una delle principali candidate alla retrocessione. E non solo per una mera statistica aritmetica ma sopratutto per quanto visto in campo. Il pareggio di domenica scorsa contro l’Espanyol ha messo in luce che alla prima difficoltà questo gruppo di giocatori inizia a tremare e si fa inghiottire dalla paura di non riuscire a vincere. L’ultimo successo in Liga risale al 25 novembre, due mesi e mezzo fa, mentre l’ultima gara chiusa con la porta imbattuta al 26 settembre, una data distante quattro mesi e mezzo.

 

Il metodo Calleja

Per tentare di uscire da questa spirale negativa Javi Calleja le sta tentanto proprio di tutte. E alla base del suo piano c’è una sola medicina: l’ottimismo. Da anni generoso divoratore di libri di psicologia, il tecnico madrileno sa che per ritrovare i successi bisogna soltanto sostituire il timore con la fiducia. Nella conferenza pre-gara di sabato scorso ha ribadito l’idea che sarà vitale «trasformare la paura in rabbia». E il giorno dopo la sconfitta, nella sessione in aula, invece di mostrare il dvd con gli errori da correggere ha deciso di commissionare al suo analista Luismi Loro un video con tutte le cose buone viste in campo. L’idea è inculcare ai giocatori che basta ritrovare la fiducia in sé stessi e i risultati ne saranno una diretta conseguenza.

Il diktat è essere positivi, perché è l’unica strada da percorrere per salvarsi. Dal suo ritorno in spogliatoio Calleja sta parlando tantissimo con i calciatori per trasmettere il suo ottimismo. Ma non solo parole di incoraggiamento, anche indicazioni personali. Tra i giocatori decisivi che la squadra ha bisogno di ritrovare ci sono Gerard Moreno e Fornals, molto al di sotto del loro potenziale. Il tecnico sta spiegando loro che è contento dell’impegno profuso in campo, ma che a volte correre troppo e male può essere controproducente, è necessario che ritrovino la lucidità e l’intelligenza per correre meno ma quando veramente serve.

A livello tattico Calleja ha già detto che il 3-5-2 gli è piaciuto e che il suo impiego potrebbe essere un’opzione in più per il futuro. La difesa a tre offre maggiori garanzie difensive rispetto alla linea a quattro e può esaltare le qualità offensive di esterni di qualità come Pedraza e Chukwueze, a patto che Jaume Costa e Mario Gaspar ne controbilancino l’equilibrio. Non è e non può essere una panacea, ma può essere un’arma psicologica decisiva. L’allenatore sa di aver fatto male nel suo primo mandato e convincere i giocatori che continuare a fare quello che stavano facendo a inizio campionato sia la soluzione è quasi impossibile. Deve perciò cambiare molto di quello che ha fatto finora, o almeno convincere i giocatori che ha trovato nuovi metodi e nuove soluzioni.

12 motivi per continuare a sperare

La classifica è pietosa, ma c’è ancora una speranza. Nel recente passato in ben dodici occasioni una squadra di Liga si è ritrovata a questo punto del campionato con gli stessi punti del Villarreal, o anche meno, e alla fine si è salvata. L’Alavés 1998/99 passò da 18 a 40, nel 2000/01 ci riuscirono sia Osasuna (da 17 a 42) che Real Sociedad (da 18 a 43), mentre la Real Sociedad 2001/02 riuscì addirittura a passare da 19 a 47 punti finali. Stessa sorte per l’Espanyol 2003/04 (da 17 a 44), nel 2007/08 andò bene sia al Mallorca che all’Athletic Bilbao (entrambe da 18 a rispettivamente 43 e 45), e invece l’Espanyol 2008/09, con Pochettino che subentrò alla ventesima giornata, totalizzò ben 29 punti da qui alla fine (da 18 a 47).

Nel 2010/11 si aggiunse alla lista il Malaga (da 18 a 43), e l’anno seguente il Saragozza riuscì a salvarsi nonostante partì da soli 15 punti: chiuse a 43 contribuendo alla retrocessione del Villarreal. Più recentemente il Rayo Vallecano 2013/14 fece lo stesso (da 17 a 43), mentre appena due anni fa il Leganés partì da 18 per chiudere con soli 35 punti, comunque sufficienti per celebrare la salvezza. Insomma se la matematica dice il Villarreal ha un piede già nella fossa, la storia ricorda che l’altro piede sarà decisivo per ricalcare le orme di chi già c’è passato e alla fine ne è uscito sorridente.

About Mihai C. Vidroiu 552 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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