Richiamare un tecnico esonerato funziona?

Corsi e ricorsi storici da Hiddink a Di Francesco, quando cambiare funziona

Calleja

Anche se in Italia siamo abituati a richiamare un tecnico esonerato nella stagione in corso, in Spagna è un’autentica novità. Qui la regola del divieto di allenare due squadre nella stessa stagione esiste da sempre, ma l’idea di richiamare un allenatore che aveva già perso la fiducia della dirigenza era venuta solamente a un presidente prima di oggi. Quel presidente si chiamava Francisco Roig ed è il fratello di Fernando Roig.

Nell’inverno del ’94 Francisco Roig divenne presidente del Valencia e decise di richiamare Guus Hiddink alla trentesima giornata, dopo che il tecnico olandese era stato esonerato all’undicesima (ma dal suo predecessore, il presidente Tuzón). Nelle ultime nove giornate la squadra passò dal nono al settimo posto, che all’epoca non valeva neanche la partecipazione alla Coppa Uefa. Ma prima e dopo di lui nessun presidente aveva mai chiamato un allenatore esonerato nella stessa stagione calcistica fino a martedi scorso quando Fernando Roig ha richiamato Javi Calleja.

Un altro caso analogo fu quello di Miguel Soler nel Mallorca 2014/15. Ma parliamo di Segunda División e in quel caso “Nanu” Soler fu esonerato prima di aver potuto dirigere anche una sola partita a causa di un cambio di proprietà durante l’estate. Tornò a inizio febbraio con la squadra a tre punti dalla zona retrocessione e si salvò. Insomma Fernando Roig è stato il primo e unico presidente della massima serie spagnola ad aver provato un tecnico, averlo cacciato e richiamato nella stessa annata.

Ma continuando a spulciare tra casi analoghi potremmo parlare del caso di Eusebio Di Francesco alla guida del Sassuolo nel 2013/14. Il tecnico abruzzese fu esonerato a fine gennaio con la squadra terzultima a un punto dalla zona salvezza e al suo posto Alberto Malesani durò appena cinque giornate (proprio come Luis García), durante le quali non ottenne altro che cinque sconfitte. Al ritorno del 44enne Di Francesco il Sassuolo era ultimo in classifica a quattro lunghezze dalla zona di sicurezza, ma alla fine riuscì a raggiungere la permanenza. A quel Sassuolo bastarono trentaquattro punti, una delle salvezze più esigue di sempre, ma funzionò.

Un precedente che invece non piace ricordare è quello del 1989/90, egregiamente ricordato da Aureli Sánchez sul suo blog. All’epoca il Villarreal navigava nei bassifondi del gruppo IV di Segunda División B. Dopo sedici giornate con la squadra terzultima a un punto dalla salvezza venne esonerato Juan Carlos Rodríguez. A parte una gara affidata all’allenatore ad interim Antonio Sánchez, il sostituto designato fu Raul González, fresco dell’esperienza sulla panchina della Guinea. Il suo bottino fu di una sola vittoria, quella dell’esordio, seguita da due pareggi e quattro sconfitte.

Con il Villarreal affossato in penultima posizione e a cinque punti dalla permanenza Raul González preferì dimettersi. Mentre la società cercava di contrattare Carreras, Antonio Sánchez diresse un’altra gara, ma le negoziazioni fallirono: i 2,8 milioni di pesetas offerti al tecnico dell’Imperial de Murcia non furono sufficienti a convincere Carreras, perciò la dirigenza richiamò Juan Carlos Rodríguez settantuno giorni dopo l’esonero. In quel momento il Sottomarino giallo era ancora a cinque lunghezza dalla boa della tranquillità.

Se nelle prime sedici giornate alla guida del Villarreal aveva totalizzato appena undici punti, durante il suo secondo mandato raccolse tredici punti in altrettante partite. Comunque non sufficienti per evitare la retrocessione in Tercera División, il quarto gradino della piramide calcistica spagnola. Adesso Calleja si trova in tutt’altra situazione, seppur analoga, e soprattutto con un parco giocatori in grado di sovvertire le sorti della stagione. Basti pensare che lo scorso anno subentrò a Escribà e totalizzò quattro vittorie nelle prime cinque gare di Liga, da lì in poi il suo Villarreal tornò nelle posizioni di classifica che gli spettavano e ci rimase per tutto l’anno.

 

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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