La crisi nera del Villarreal di Calleja

Costa sta funzionando (pochissimo) e cosa non sta funzionando (parecchio)

Calleja

Due mesi fa avevamo analizzato il pessimo avvio di stagione del Villarreal, ma a nove partite di distanza la situazione appare ancora più disastrosa. Nonostante tutto la dirigenza continua a stare fermamente dalla parte dell’allenatore. Il momento più vicino all’esonero è stato lo scorso 7 ottobre, al termine di un Espanyol-Villarreal al termine del quale il Sottomarino giallo sembrava una squadra allo scatafascio. Ma dopo la conferma di Javi Calleja è arrivata solo una vittoria, cinque pareggi e una sconfitta.

In quella prima disamina avevamo già affrontato le difficoltà tattiche contro le quali il tecnico madrileno ha dovuto scontrarsi quest’estate. Di fatto i suoi ragazzi in campo non sembrano più allo sbando: una volta abbandonato il rombo, l’alternanza tra un 4-4-2 in linea e il 4-2-3-1 sembrano aver dato un senso ai movimenti dell’intero meccanismo. E per ribadire che non si tratta di un problema di gioco basterebbe consultare le statistiche ufficiali rilasciate dalla Liga.

Il Villarreal è la prima squadra della massima divisione spagnola per numero di blocchi e palloni recuperati, oltre ad avere la settima difesa del torneo. I dati non sono niente male nemmeno sul fronte offensivo. Nonostante il Submarino amarillo sia il quindicesimo attacco di Liga (e la precisione in porta è sicuramente uno dei gravi problemi tecnici di questa squadra) è sesto per numero di passaggi, settimo per filtranti e per tiri in porta, e quinto per tiri totali. Dati che non rispecchiano il sedicesimo posto in classifica, a una sola distanza dalla zona retrocessione.

https://twitter.com/argVillarrealCF/status/1059376886898458624/

Scartabellando altre statistiche in giro per siti specializzati in statistiche calcistiche, come ad esempio WhoScored.com, figurano anche altri dati interessanti. Come il quarto posto per precisione nei passaggi o il settimo per possesso palla. Questo non significa che il Villarreal stia giocando un calcio spettacolare, ma semplicemente che la posizione in classifica non rispecchia quello che si sta vedendo in campo. A fronte di alcune prestazioni orribili, come quella contro l’Espanyol o l’Alavés, la squadra ha fatto dei passi in avanti.

Il fattore più preoccupante a questo punto della gestione sembra essere proprio quello mentale. I giocatori sono finiti in una spirale negativa da cui non riescono più a uscire e che sembra auto-rinforzarsi a ogni risultato negativo. Il problema della personalità lo avevamo già affrontato proprio a settembre e in virtù di quanto visto finora la situazione non è cambiata per niente, anzi. La fragilità psicologica di questo gruppo è evidente.

Prendendo in esame le partite di questa stagione il Villarreal ha subito la prime rete del match in sette occasioni: per cinque volte ha poi perso l’incontro (di cui tre in casa contro Real Sociedad, Girona e Valladolid), mentre nelle altre due ha pareggiato (contro il Levante solo nel recupero). Ma nelle altre sette in cui è andata in vantaggio, ha portato il risultato a casa solo tre volte, pareggiando le altre quattro.

(Leggi qui per saperne di più su Javi Calleja)

La squadra vede il fantasma della sconfitta non appena va in difficoltà, e dimostra il braccino del tennista quando vede di poter vincere l’incontro. In questo senso è stata clamorosa la gara di Copa del Rey contro l’Almeria, formazione di Segunda División, che ha rimontato due gol negli ultimissimi minuti dell’andata, dopo che il Sottomarino giallo aveva fissato il gol dell’uno a tre a sette giri di lancetta dal termine.

Anche Javi Calleja ha ribadito che la squadra ha bisogno di ritrovare fiducia in sé stessa e, come spiegò in conferenza-stampa, è sintomatico il fatto che molti tra i giocatori più esperti si sentono tremare le gambe, mentre i giovani sfoggiano spesso le prestazioni più esaltanti. Per questo stanno trovando molti spazi i canterani Pedraza, Miguelón e Chukwueze.

Ma ammesso che il tecnico abbia capito il guaio, il vero guaio è che sembra incapace di risolverlo. Le stesse problematiche erano emerse settimane fa e le parole di Calleja in sala conferenze sembrano sempre le stesse. Parla di voltare pagina, trovare il modo di invertire la tendenza e di cambiare mentalità ai giocatori, ma una volta in campo la squadra continua a non essere in grado di vincere contro formazioni obiettivamente inferiori. Proprio come il neo-promosso Rayo Vallecano domenica scorsa.

(Se invece vuoi saperne di più sulle tattiche di Calleja, leggi questo approfondimento)

Il fatto che l’allenatore abbia individuato da tempo le problematiche del gruppo non può rendere ottimisti se poi è palese che non riesca a risolverle. D’altronde le responsabilità di un tecnico sono proprio quelle di trovare la giusta alchimia nello spogliatoio e trasmettere il proprio carattere ai suoi giocatori nei novanta minuti. Se non ci sono dubbi sul fatto che i giocatori remino nella stessa direzione (ogni giocatore intervistato si è sempre pronunciato apertamente a favore di Calleja), le cose non migliorano sul piano caratteriale.

La dirigenza continua a dargli fiducia probabilmente perché è ancora viva la stagione della retrocessione quando l’isterico walzer di allenatori ha accentuato una caduta evitabilissima. E ormai la parola retrocessione se non è sulla bocca di tutti i tifosi, lo è sicuramente nella testa. D’altronde questa dirigenza si è sempre contraddistinta per una politica sugli allenatori alquanto conservativa e vista la penuria di alternative in giro preferisce cambiare il meno possibile.

Ma bisogna inoltre dire non sempre avere pazienza e dare fiducia è l’opzione migliore. Ad esempio durante la stagione in Segunda División nella quale Marcelino rimpiazzò Júlio Velázquez, il cambio di guida tecnica si rivelò necessario e miracoloso per il ritorno in massima serie. Non lo sapremo mai, ma se la società avesse continuato a dare fiducia al giovane tecnico cresciuto nel centro sportivo di Vila-real, probabilmente il Villarreal non sarebbe stato promosso e oggi staremmo parlando di tutt’altro.

About Mihai C. Vidroiu 500 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*