Chi è Samu Chukwueze

Alla scoperta del talento nigeriano: lo paragonano a Robben, ma segna alla Messi

Chukwueze

Lo scorso 20 settembre, nella gara di Europa League contro i Rangers di Glasgow, Javi Calleja si è giocato la carta Chukwueze, un classe ’99 che fino a un anno fa nessuno sapeva chi fosse. Poco più di una dozzina di minuti in campo, nessun impatto sulla gara, eppure la società stravede per questo giovane talento nigeriano seguito da mezza Europa. Punto fermo del Villarreal B fin dal finale della scorsa stagione, la sua scalata nel calcio spagnolo sta bruciando le tappe e a ragione. Cerchiamo di capire meglio chi è e da dove viene.

Samuel Chukwueze Chimerenka è nato a Ugba Ibeku, nella zona nord di Umuhaia, capitale dello stato di Abia, uno dei trentasei stati che costituiscono la Nigeria. Origini un po’ difficili da comprendere per chi l’Africa non l’ha mai vissuta. Fu proprio questa regione della Nigeria sud-orientale che a fine anni ’60 tentò invano di ottenere la secessione in nome della Repubblica del Biafra: ne scaturì una delle guerre civili più sanguinose del continente. L’etnia Igbo, prevalente in quest’aera di matrice cristiana, fu repressa con stermini di massa dal governo centrale e ancora oggi le tensioni tra i clan si sentono. Lo sa benissimo anche Nwankwo Kanu, nato a cinquanta chilometri più a ovest.

Papà Chukwueze è un ecclesiastico, la mamma un’infermeria, Samu sarà il primo di tre figli e a soli cinque anni s’innamora del calcio ammirando le gesta di Jay Jay Okocha. La sua carriera calcistica inizia un paio di anni più tardi nella scuola-calcio del Future Hope, passa per la New Generation Academy e a fine 2012, grazie all’intercessione del team manager Victor Apugo, sbarca alla Diamond Football Academy, il vivaio più prestigioso della zona. I genitori, cattolici convinti ma gente pragmatica per natura, assecondano le sue inclinazioni finché queste non diventano più di un semplice passatempo. Prima lo studio, poi forse si può perdere tempo dietro a un sogno irrealizzabile.

Per questo, quando Samuel inizia a trascurare qualsiasi altra cosa pur di rincorrere il pallone, iniziano a sequestrargli le scarpe e arrivano perfino a bruciargliele pur di rimetterlo in riga. Ma lui non ne vuole sapere. Sarà la sua ostinazione a convincere i genitori a lasciarlo andare quando nel 2013 si presenta l’opportunità di andare in Portogallo per un torneo giovanile. Grazie al suo mentore, il tecnico evangelista Tony, Chukwueze si mette in luce tra i ragazzi del settore giovanile e si guadagna la chiamata per mettersi in vetrina in Europa. Durante l’Iber Cup 2013 trascina la Diamond Football Academy alla vittoria del torneo (in finale contro il Siviglia), grazie a dodici reti in cinque gare. Mica male considerando che è solo un esterno di centrocampo.

Da questo momento inizia a essere monitorato da Emanuelle Amunike, che in Portogallo è solo il vice di Manu Garba ma che due anni più tardi sarà il c.t. della nazionale nigeriana under-17. Eletto miglior calciatore africano nel ’94 quando prese parte sia ai Mondiali sia alla vittoria in Coppa d’Africa con la nazionale nigeriana, nonché ex-Barcellona a fine anni ’90, Amunike sarà il tecnico che farà esplodere il talento di Chukwueze. A quindici anni lo convoca per la Coppa d’Africa under-17, ma l’avventura si interromperà con l’eliminazione in semifinale contro il Sudafrica. La stella di quella formazione è il suo amico Kelechi Nwakali, centrocampista centrale, anche lui alla Diamond Football Academy dai tempi dell’Iber Cup. «Per me Kelechi è come se facesse parte della mia famiglia» disse di lui Samu Chukwueze durante un’intervista per Diamond TV.

Ma il torneo della rivincita sono i Mondiali di categoria disputati tra l’ottobre e novembre del 2015, sempre molto attesi in Nigeria visto che è la nazionale che più volte ha alzato il trofeo tra il vecchio formato under-16 e l’attuale under-17. Ma Chukwueze non parte titolare: al debutto contro gli Stati Uniti di Pulisic il c.t. lo fa entrare solo all’ottantunesimo minuto di gioco, ma quella manciata di minuti basteranno per diventare titolare indiscusso per tutta la rassegna. Tre giorni più tardi Amunike lo include nell’undici iniziale e Samu risponde nel migliore dei modi: dopo venticinque secondi segna il terzo gol più veloce della storia dei Mondiali under-17 e apre le danze per una partita irripetibile. Contro i padroni di casa del Cile finirà con un roboante 1-5: Chukwueze firma una doppietta e si procura tre calci di rigori. In pratica, ancor prima di affrontare la Croazia, le Golden Eagles sono già matematicamente primi del girone.

Agli ottavi di finale, di nuovo all’Estadio Sausalito di Viña del Mar, la Nigeria ribadisce di essere una delle squadre più torni della competizione: l’Australia viene spazzata con un tennistico sei a zero, e Chukwueze sigla un’altra rete. Casualmente viene scelto lo stesso stadio per i quarti di finale contro il Brasile: bastano tre gol nel giro di cinque minuti per chiudere la gara già nel primo tempo. Le cose non vanno diversamente negli ultimi due atti del torneo: quattro a due al Messico in semifinale e due a zero al Mali nella finalissima, e Chukwueze si mette in mostra sfornando altri due assist (uno col Brasile, un altro nella finale). Le Golden Eagles sono nettamente la selezione più talentuosa della rassegna e si aggiudicano il quinto titolo di categoria.

Il pallone d’oro della rassegna viene consegnato al suo amico Nwakali, mentre un mese dopo viene rettificato il premio della scarpa di bronzo, ovvero il terzo marcatore più prolifico della competizione: visto l’affollamento di calciatori con tre reti il premio spetta a Chukwueze e non al suo compagno Nwakali, per aver una migliore media gol a partita (oltre a quattro assist in sette partite). Morakinyo Abodunrin, addetto dell’ufficio stampa della selezione under-17, accosta Chukwueze ad Arjen Robben per caratteristiche tecniche, ma non si ferma qui: «Palla al piede è veloce quanto Messi, forse anche di più, la sua velocità è la prima cosa che notammo quando lo vedemmo giocare per le strade di Umuahia».

Ifeanyi Igwenjoku, titolare dell’agenzia di rappresentanza Great 11 Soccer Agency, di cui fanno parte sia Nwakali che Chukwueze, dichiara che Everton, Malaga e Salisburgo sono sulle tracce dell’ala nigeriana. Sulla scia delle sue straordinarie prestazioni in Cile, a gennaio 2016 il Salisburgo arriva a fare un’offerta formale per il suo cartellino, ma quando tutto sembra in via di definizione irrompe l’Arsenal. Grazie alla mediazione di Nwankwo Kanu, ex-attaccante dei gunners e attualmente impegnato in progetti umanitari nella sua terra d’origine, il club inglese riesce a mettere le mani sui due ragazzini, che comunque devono aspettare la maggiore età per trasferirsi in Europa.

A febbraio, intanto, Chukwueze vola a Londra per firmare un pre-accordo con i gunners che lo legherebbe alla Premier League, mentre per Nwakali, classe ’98, il trasferimento arriva già in estate, subito dopo il suo diciottesimo compleanno. L’accordo è sulla base di quattro milioni di sterline: due e mezzo per Nwakali e uno e mezzo per Chukwueze. Sull’onda dell’entusiasmo generato dal grande impatto di Iwobi in Premier League, Arséne Wenger e l’ambiente cercano altri talenti nigeriani da prelevare a basso costo. Ma il passaggio di Nwakali porta alcuni strascichi: l’agenzia mediatrice tra i due club, la Stellar Group, pretende una percentuale molto alta dei due milioni e mezzo di sterline incassati: il 15,6%. La Diamond Academy non ci sta e fa ricorso per vie legali, i rapporti con l’Arsenal s’incrinano.

Le cose peggiorano quando al momento dell’accordo tra i club spuntano fuori clausole discutibili. Del milione e mezzo di sterline promesso solo il 10% sarebbe incassato al momento della cessione: il restante 90% soltanto dopo che il giocatore avrà firmato un contratto da professionista. Secondo quanto riferito dal diretto interessato a un quotidiano locale l’Arsenal avrebbe garantito quel 90% soltanto in caso di una futura cessione per una cifra non inferiore ai venti milioni di sterline. Salta tutto. Il Diamond non è disposto ad accettare meno di un milione di euro, ovvero il 40% di quel milione e mezzo di sterline.

A settembre Chukwueze s’imbarca su un aeroplano diretto in Portogallo: adesso c’è il Porto, disposto a trattare seriamente per il calciatore, e secondo il direttore sportivo del Diamond, Victor Apugo, l’annuncio è solo questione di tempo. Ma neanche stavolta la trattativa va in… porto! Pare che non si trovi un accordo economico, anche se c’è chi parla di un cambio di idea societario legato alla partenza di alcuni uomini-chiave della trattativa, allontanati per altri motivi tecnici. Così nel luglio 2017 compare il Villarreal: sono 500mila euro, tutti e subito, stavolta l’affare si può chiudere. Lui firma un quinquennale con una clausola sui dieci milioni di euro, ma per motivi burocratici non può giocare fino a gennaio.

Da lì in poi la sua scalata nella cantera grogueta è stata allucinante. Viene integrato nella squadra juvenil: e nel giro di dodici gettoni si mette in evidenza con cinque reti, tra cui la tripletta nel 8-3 al Murcia che lo proietta direttamente nel Villarreal C. Alla corte di Pere Martí debutta il 18 aprile nel secondo tempo della gara ad Alzira. Non segna, ma sorprende tutti: impossibile non promuoverlo seduta stante nella squadra B, che lo incorpora per tutto il resto di stagione. Il Villarreal B si sta giocando i piani alti della Segunda División B, ha un gruppo di ragazzi interessanti e dei meccanismo rodati. Eppure a fine aprile Chukwueze è già titolare nel giocattolo di Miguel Álvarez, che lo alterna tra esterno di centrocampo e seconda punta nel suo 4-4-2, che a volte muta in un 4-2-3-1.

La Spagna si accorge di lui nei play-off promozione per l’accesso alla Segunda A, quando i campionati maggiori sono finiti e gli osservatori girano sui campi delle serie minori per scoprire nuovi talenti. Il Villarreal B debutta al San Mamés contro il Bilbao Athletic e Chukwueze deve rinunciare alle gare di qualificazione con la nazionale under-20 pur di cercare di aiutare i suoi compagni di squadra. Nella Catedral gli bastano una manciata di minuti per far saltare gli occhi fuori dalle orbite a tutti i presenti: uno slalom memorabile che per un soffio non si tramuta in un gol à la Maradona. I tifosi iniziano a cantare “Messi, Messi“. Finirà uno a tre e la sua firma sarà un gol e un assist: il giorno dopo saranno in molti a parlare di quella perla nera “soffiata” all’Arsenal. Lui dedica il gol a Victor Apugo, l’uomo che lo portò alla Diamond Academy.

Un paio di settimane più tardi sarà sua la rete che permetterà al Villarreal di aprire le danze contro il Fuenlabrada e accedere all’atto finale per la promozione tra i cadetti. Contro l’Elche il sogno si spegnerà, ma oramai Chukwueze, entrato in squadra solo un paio di mesi prima, è sulla bocca di tutti. Quando corre sembra una gazzella, accarezza la palla e parte in velocità come pochi, ha tutti i numeri al punto giusto per sfondare davvero. Pecca ancora di inesperienza, il diamante dev’essere ancora svezzato, ma la società corre subito ai ripari ritoccandogli ingaggio e clausola di risoluzione. Da quando ha vestito la camiseta amarilla le aspettative intorno al suo nome sono schizzate alle stelle, adesso starà a lui dimostrare il suo valore.

About Mihai C. Vidroiu 490 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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