Calleja ha veramente trovato la panacea?

Riflessioni tattiche sul miracolo di San Mamés: va davvero tutto così bene?

Javi Calleja

Cos’è cambiato nel giro di tre giorni? Perché domenica scorsa il Villarreal, in casa e con un uomo in più per mezz’ora, è andato più vicino a perdere il derby col Valencia che a vincerlo e l’altroieri al San Mamés ha spazzato via l’Athletic di Edu Berizzo? La risposta breve è: non è cambiato niente. Javi Calleja non si è inventato proprio niente di nuovo, anzi ha addirittura schierato lo stesso undici titolare in entrambe le gare, eppure le cose alla fine sono finite in maniera diversa. Tutta la penisola iberica sta parlano di Pablo Fornals e il claudicante inizio di stagione sembra oramai passato, ma forse sarebbe meglio andarci con i piedi di piombo.

Chi ha assistito al match contro i baschi potrebbe aver notato che almeno fino al gol di Fornals, che può essere considerato uno spartiacque tattico dell’incontro, il Sottomarino giallo abbia sofferto parecchio. Mai come al San Mamés il Villarreal ha patito il possesso palla avversario: a fine partita 66,8% a 32,2% (dati WhoScored.com), prima d’ora in stagione aveva sempre avuto il controllo del centrocampo, tranne nella trasferta di Siviglia, in cui la contesa era stata alquanto equilibrata. E tutte le altre statistiche di mercoledì sera confermano quello che già visivamente era abbastanza chiaro: 668 passaggi a 333 in favore dei padroni di casa, di cui 589 a 252 a buon fine (che significa una precisione dell‘88% per i baschi e solo del 76% per gli ospiti).

Scorrendo con altri dati-chiave si leggono: 26 palle spazzate da parte del Villarreal contro le nove del Bilbao, mentre il Submarino amarillo ha effettuato più passaggi chiave tredici a dieci, più tiri totali: diciannove a dodici, e comunque quattro contropiedi a differenza dei baschi che non ne hanno costruito nemmeno uno. Tutti i dati remano nella stessa direzione: l’Athletic ha conteso il controllo del centrocampo al Villarreal, riuscendoci, e si è fatta fregare con le ripartenze verticali.

Attestata questa lettura (riscontrabile rivedendo l’incontro o comunque la sintesi estesa disponibile in rete) ci si è trovato di fronte a un copione nuovo. In genere Javi Calleja punta al controllo della partita e pecca di scarsità di idee contro le difese avversarie schierate. È successo proprio questo nelle sconfitte interne contro Real Sociedad e Girona e nei pareggi contro Rangers e Valencia. Proprio in casa dove c’è maggiore pressione ambientale per la ricerca sistematica della vittoria il Villarreal ha evidenziato queste lacune offensive, esaltate ancor di più nel derby col Valencia nel momento in cui la superiorità numerica ha psicologicamente premuto affinché il Sottomarino giallo cercasse di vincere l’incontro.

In quest’ottica si spiega il rendimento esterno, nettamente superiore a quello interno (nessun trionfo in quattro gare a La Cerámica contro i due successi esterni su tre tentativi). Inoltre a ben vedere la vittoria di ieri non è neanche molto rassicurante: ammettere di giocare meglio quando ci si deve solo difendere e ripartire verticale ha senso se poi si vince in questa maniera. Ma al San Mamés il primo gol è arrivato da una giocata fuori da ogni schema, e il secondo da una semplice palla inattiva (e quindi decontestualizzata da ogni conseguenza tattica). L’unico gol arrivato da un contropiede nudo e crudo è stato quello di Toko Ekambi all’ultimo minuto, e comunque in un contesto in cui i padroni di casa avevano giustamente deciso di rischiare il tutto per tutto per cercare di riprendere per i capelli la gara.

Questo significa che non appena ci sarà da costruire la manovra dal basso contro una squadra chiusa a riccio potrebbero tornare i problemi di sempre. Problemi che potrebbero anche oscurarsi da una prestazione caratterizzata da una giocata individuale in grado di cambiare il volto tattico e psicologico di una partita, proprio come accaduto mercoledì sera. Il Villarreal ha ancora moltissimo su cui lavorare in fase di impostazione. Questo non significa che non lo stia già facendo o che non possa farlo, anzi, ha una rosa sufficientemente ampia e variegata da poter colmare questa lacuna col passare delle settimane, ma ad oggi non ci sono elementi che facciano pensare di aver trovato una soluzione a breve termine.

(Approfondisci qui i problemi tattici del Villarreal di quest’anno)

Non bisogna nemmeno pensare che stia andando tutto male. Dopo sei giornate di Liga la squadra di Javi Calleja può vantare la miglior difesa del campionato (e comunque ha già dovuto affrontare squadre del calibro di Siviglia, Valencia e Athletic Bilbao) con appena tre reti subite, di cui due al debutto ed entrambe attribuite a errori individuali e non a problemi di reparto. A livello collettivo la fase difensiva è probabilmente l’aspetto che meglio sta funzionando ed è forse uno dei fattori più importanti in ottica di costruzione di una squadra solida e vincente.

Perciò bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, ma avere l’umiltà e l’onestà intellettuale di ammettere che a volte vincere tre a zero su un campo difficile come quello di Bilbao può essere più frutto di una serata fortunata che di una trovata rivoluzionaria. Adesso già contro il Valladolid sarà necessario ritrovare quella fluidità di manovra che è il grande punto interrogativo di questo inizio di stagione. Non è necessario giocare come il Barcellona, il risultato è sempre il fine ultimo del gioco, ma per garantirsi una certa continuità di risultati è doveroso costruire una certa idea di calcio e perseguirla finché questa è in grado di incrementare le possibilità di vittoria.

About Mihai C. Vidroiu 499 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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