Quello che non vi hanno detto sul presunto caso di doping di Chéryshev

Un'intervista del padre che risale a più di un anno fa getta ombre sul Mondiale

Chérsyhev

Questa settimana si è parlato molto di Denis Chéryshev a causa di un presunto caso di doping, cerchiamo perciò di capire cosa sia realmente accaduto, anche perché il russo è ancora un giocatore di proprietà del Villarreal (è in prestito al Valencia, che ha un diritto di riscatto da esercitare entro il prossimo 30 giugno). Tutto è nato da un’intervista rilasciata dal padre Dmitri, anch’egli ex-calciatore della Liga spagnola, alla rivista russa Sport Weekend durante la quale ha dichiarato che la Federcalcio russa obbligò suo figlio ad assumere «ormoni della crescita», minacciandolo di escluderlo dalla lista dei convocati per il campionato mondiale casalingo in caso contrario.

Se questo fosse vero Chéryshev rischierebbe fino a quattro anni di squalifica. Ma dopo il clamore della notizia, che è rimbalzata in tutta Europa, Sport Weekend ci ha tenuto a precisare che, anche se le parole riferite da Dmitri Chéryshev sono state proprio quelle, questi si riferisse ai “fattori di crescita”, sostanza perfettamente legale, e non agli ormoni della crescita. Per questo il vice-direttore generale della Rusada, l’agenzia russa per l’anti-doping, Margarita Pakhnotskaya, aprì un’indagine durante la quale si premunì di convocare Denis e il padre nel suo ufficio per approfondire la questione. Dopo questo colloquio avrebbe redatto una relazione prontamente inviata all’Aepsad, l’agenzia anti-doping spagnola, e al Wada, l’equivalente organo mondiale.

A riguardo ci sono moltissimi indizi che fanno propendere per la teoria dell’errore linguistico. Innanzitutto subito dopo lo scalpore della notizia fu lo stesso calciatore ad affermare: «Non so proprio da dove esca fuori, forse non hanno capito le parole di mio padre, io non ho mai usato sostanze illegali». Poi la stessa Federcalcio russa ha pubblicamente accusato l’intervistatore di una interpretazione incorretta delle parole di Chéryshev senior, aggiungendo che questa versione è stata confermata dalla registrazione dell’intervista.

Secondo il massimo organo calcistico russo si è trattato di iniezioni di plasma ricco di piastrine (o PRP), che è una sostanza autologa, ovvero sia viene prelevato del sangue al paziente, vengono isolati alcuni componenti e poi reiniettati allo stesso. In questo caso il PRP è sinonimo di fattori di crescita, perché questi sono uno dei componenti principali di questa sostanza. Inoltre questo trattamento passò anche l’approvazione della Commissione medica nazionale.

(Avevamo già parlato di PRP lo scorso anno a proposito di Bruno Soriano)

La novità è che lo scorso martedì l’agenzia anti-doping spagnola ha chiesto al Villarreal di fornire la documentazione relativa ai trattamenti di Denis Chéryshev negli ultimi anni, in quanto è stata aperta un’indagine sul calciatore russo. Da parte sua la società ha già consegnato tutta la pratica all’organo investigativo e secondo fonti interne al club tutto è stato condotto nel rispetto delle normative. Venuti a conoscenza dei fatti i dirigenti del Valencia hanno chiesto al Villarreal di poter leggere tutti i documenti relativi e in merito a questo, il direttore generale Mateu Alemany, ha pubblicamente dichiarato: «Dopo aver letto tutto, credo sia un errore di trascrizione delle dichiarazioni del padre. Fu intrapreso un trattamento con fattori di crescita, che è una pratica ordinaria e abituale. Ne a noi ne al calciatore hanno notificato nulla».

Ma a tutta questa storia bisogna aggiungere un dettaglio di cui quasi nessun organo mediatico ha parlato. L’intervista non è stata effettuata a luglio scorso come riportato dalla maggior parte dei siti-web, ma a luglio del 2017, quando Chéryshev era ben lontano dalla nazionale a causa di una stagione trascorsa più in infermeria che sul campo. Il primo a gettare ombre su questa intervista è stato il giornalista tedesco Hajo Seppelt, famoso per aver realizzato il documentario che portò poi allo scandalo di doping sulla Federazione russa. Seppelt, lo scorso 26 giugno (contestualizziamo: la Russia si era già qualificata per gli ottavi di finale e Chéryshev aveva segnato tre gol in due gare), twittò l’intervista scrivendo «Molto interessante, ovviamente nessuno se n’è accorto al di fuori della Russia? […] figlio trattato con doping: ormoni della crescita per guarire».

La notizia era stata poi ripresa da The Telegraph il 30 giugno e grazie all’articolo del portale inglese è stata avviata la procedura che portato all’apertura del caso da parte delle autorità in materia. In Italia nessuna testata sportiva ha riportato il dettaglio cronologico dell’intervista-madre, anzi molti hanno esplicitamente riportato che il padre di Chéryshev avrebbe confessato che il figlio sarebbe stato dopato proprio durante il ritiro pre-Mondiale. Addirittura Giacomo Iacobellis, giornalista di TuttoMercatoWeb, ha scritto che «a fare la spia sarebbe stato il padre». L’unico sito a riportare l’informazione completa è stato il Corriere della Sera che ha specificato la data corretta, il 6 luglio 2017, riportandone perfino il collegamento con l’originale.

Su Sport Weekend domenica scorsa Dmitri Chéryshev ha risposto alle accuse dicendo che «se qualche idiota continua ad alzare polemiche contro la Russia cosa possiamo farci? […] Gli inglesi hanno preso di mira la Russia». Il riferimento è ovviamente al The Telegraph, ma anche al fervido momento di tensione diplomatica tra le due nazioni in seguito a recenti fatti di cronaca nera. Il giorno successivo, sempre sullo stesso sito, il figlio Denis ha ribadito: «non ho nulla da dire a riguardo, è meglio lasciare tutto quanto nelle mani dei medici […] Penso che non ci saranno conseguenze».

In definitiva è probabile che l’anti-doping spagnolo stia effettuando dei controlli di routine per accertarsi che sia realmente solo un fraintendimento e nulla di più. E tutti i protagonisti coinvolti dal calciatore al padre, dalla Federazione russa al Villarreal trasmettono ottimismo e tranquillità sulla faccenda. Probabilmente tutto si chiuderà con un nulla di fatto. Intanto il centrocampista ha già segnato un gol con il Valencia e continua ad allenarsi alla corte di Marcelino, l’allenatore con cui meglio si è trovato in carriera, e per il quale avrebbe rifiutato varie offerte ricevute in estate, forse alcune anche economicamente più sostanziose di quella accettata.

About Mihai C. Vidroiu 500 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*