Chi è Manuel Iturra, el Colocho

Andiamo a conoscere il nuovo arrivato: ecco il nuovo cileno del Villarreal

Iturra

Una straordinaria contingenza di infortuni ha portato Manuel Iturra al Villarreal a mercato chiuso. Nessuno avrebbe mai potuto prevederlo: il calciatore si è svincolato il 31 agosto dal Malaga e quella stessa sera il Sottomarino giallo giocava contro il Girona, assistendo all’infortunio di Santy Cáseres, il terzo mediano della rosa a finire in infermeria dopo Bruno Soriano e Javi Fuego. L’idea di ingaggiare il centrocampista cileno è sorta il giorno successivo, quando si era scongiurato che il giovane argentino si fosse lesionato gravemente il legamento. «In realtà stavo valutando varie opzioni e quando il mio agente mi ha detto che era apparso il Villarreal non ci potevo credere» è stata una delle prime cose confessate da Iturra in conferenza stampa «e lui nemmeno, per essere sincero!».

Manuel Rolando Iturra Urrutia è un classe ’84, è nato nel sud del Chile, a Temuco, città natale di Marcelo Salas, e a soli sedici anni supera un provino per la Universidad de Chile, una delle squadre più importanti del paese. Papà Rolando preferirebbe che continuasse a studiare, ma grazie all’intercessione di mamma Mariana nel 2001 si aggrega al vivaio della “U”. È un centrocampista centrale tuttofare e Iván Ortiz Luci, tecnico della selezione regionale, lo convoca ai Juegos de la Araucanía 2002, un torneo giovanile a cui prendono parte squadre del sud del Cile e dell’Argentina. La spedizione non sarà delle migliori: arriveranno soltanto decimi, poco sopra alla selezione della Terra del Fuoco.

Ma il suo apprendistato nella capitale prosegue: quel giovane conosciuto da tutti come “Colocho”, cioè “riccio”, per la sua capigliatura crespa; e si mette in evidenza in campo per la sua resistenza atletica e la sua duttilità tattica. Così nel 2003 si guadagna il debutto in Primera División cilena: viene usato alternatamente come mediano davanti alla difesa o terzino sinistro e già dall’anno successivo diventa un elemento utile per le rotazioni in campo. Nella prima giornata del torneo di apertura 2004 l’allenatore Gerardo Pelusso lo preferisce al capitano Luis Musrri per il clásico del calcio cileno contro il Colo-Colo. Lui risponde segnando il secondo gol di uno storico quattro a zero, allora la vittoria più schiacciante di sempre nel derby (risultato superato soltanto da un cinque a zero del 2012).

Quando la stampa gli fa notare di aver tolto il posto al capitano Iturra non si scompone: «è un simbolo della U, ho imparato molto guardandolo giocare» risponde umilmente «mi piacerebbe ricalcarne le orme». Intanto a soli vent’anni si guadagnerà il posto da titolare e contribuirà al dodicesimo titolo della Universidad de Chile, il primo dopo quattro anni di digiuno (in un campionato in cui ne vengono assegnati due l’anno, il torneo di apertura e quello di clausura).

Negli diverrà un punto fermo degli azules destreggiandosi all’occorrenza fra più ruoli con gli stessi risultati, come nel torneo di clausura 2006 quando viene inizialmente schierato sempre da terzino sinistro e nelle prime tre gare sforna tre assist. Le sue prestazioni gli valgono l’accostamento a Rubénel Siete PulmonesMarcos, uno dei più grandi centrocampisti cileni di sempre, protagonista negli anni ’60. Ma a differenza del suo predecessore non avrà molta fortuna con la nazionale. Pur venendo regolarmente convocato, per un motivo o per l’altro non si è mai guadagnato la convocazioni nei tornei più importanti disputati dalla Roja negli ultimi anni.

La prima delusione arriva nel 2010, uno dei momenti più importanti della sua carriera, quando raggiunge la piena maturità calcistica e diventa uno degli uomini della nazionale di Marcelo Bielsa. Ma nel corso di un’amichevole contro il Messico, giocata il 16 maggio 2010, incappa in quello che lui stesso definirà «il più grande errore della mia carriera». Bielsa lo manda in campo nel secondo tempo ma dopo un paio di minuti Iturra fa un’entrataccia su Andrés Guardado che gli costa un’espulsione. Appena rientrati in Cile il commissario tecnico gli comunicherà che non farà parte della lista dei ventitré per il Mondiale in Sudafrica: gli preferisce Carlos Carmona della Reggina, il compagno di squadra Marcos Estrada e il mestierante Rodrigo Millar.

Pochi mesi più tardi raggiungerà l’apice della sua parabola in Cile giocando una semifinale di Copa Libertadores, poi persa contro i messicani del Guadalajara. Il suo tempo in Cile sta per chiudersi. Alla ripresa del campionato la U de Chile passa un brutto momento a livello di prestazioni e di risultati e Manuel Iturra si rende protagonista di un altro episodio contestato. Durante un allenamento il compagno Édson Puch lo accusa di essergli entrato troppo dura e reagisce spingendolo, ma Juan Abarca li divide. Negli spogliatoi Rafael Olarra coglie l’occasione per rinfacciargli l’espulsione che ha messo in difficoltà i compagni del derby contro la Universidad Católica. La società cerca capri espiatori e per lui non c’è più spazio.

Nel gennaio del 2011 ricomincia dal Portogallo, dove veste la maglia dell’União Leiria anche grazie al passaporto italiano. Il suo nuovo inizio in Europa viene celebrato con il matrimonio. Nonostante il burrascoso congedo da Santiago, la sua vita personale era appena svoltata. Aveva conosciuto Nadia Vargas, figlia di Sergio Bernabé Vargas detto Superman, storico portiere della Universidad de Chile degli anni ’90. Dopo neanche un anno avevano avuto Pilar, nata proprio in quei mesi, e l’approdo in Europa li aveva convinti a sposarsi.

Dopo un buon girone di ritorno in Portogallo e la scadenza del prestito, lo cerca un’altra squadra iberica, stavolta è Murcia che gioca in Segunda División spagnola. Qua incrocerà per la prima volta il Sottomarino giallo, e lo farà a suo modo: nella gara contro il Villarreal B si fa espellere, comunque i suoi vinceranno tre a uno. Comunque supera l’esame del calcio europeo: anche grazie alle sue bombole di ossigeno il Murcia riesce a salvarsi. A fine anno deve tornare dal prestito a Santiago, ma il suo precedente contratto con la U de Chile va in scadenza e trascorre l’estate ad allenarsi con alcuni amici che giocano nel Temucanos, una squadra dilettantistica della capitale cilena, in attesa di un’offerta interessante.

L’offerta arriva il 28 agosto 2012 quando il suo connazionale Manuel Pellegrini lo chiama al Malaga. I boquerones hanno appena chiuso la loro miglior stagione di sempre con un quarto posto che è valso la prima partecipazione in Champions League e hanno bisogno di un centrocampista che sostituisca il partente Enzo Maresca, finito alla Sampdoria. Nel suo ruolo già ci sono Toulalan, Eliseu e Camacho, ma nel corso della stagione ci sarà spazio per tutti. Alla fine disputerà una grande annata: i tifosi milanisti potrebbero ancora ricordarsi il suo scavetto che è valso l’assist a Joaquín per la vittoria di misura sul Milan.

I tifosi iniziano ad affezionarsi a quel motorino che butta sudore in campo ogni volta che l’allenatore lo esige: lo scopre anche il Barcellona che è costretto a lasciare due punti al Camp Nou contro il Malaga. Manuel Iturra segna una rete e viene incoronato col premio di uomo-partita. Sugli altri campi la sua chioma riccia viene associata al cantante David Bisbal, come quella volta a Pamplona quando durante il riscaldamento pre-gara, un tifoso dell’Osasuna gli canta un motivetto di Bisbal e lui e il compagno Roque Santa Cruz scoppiano a ridere a crepapelle. Anche per questo clima il suo addio a fine anno non è ben accolto. Le sue prestazioni davano per certo un passaggio al Liverpool, giacché Mario Husillos gli aveva fatto firmare solo un contratto annuale. Alla fine firmerà per il Granada disposto a pagarlo più di quanto gli venga offerto dal Malaga.

Con los nazaríes diventa un pilastro del centrocampo e protagonista di due agevoli salvezze: è probabilmente l’apogeo della sua carriera. Anche la sua vita personale spira a gonfie vele: in primavera nasce la sua seconda figlia Valentina e nell’estate 2015 i Pozzo lo vogliono far sbarcare all’Udinese a trentuno anni appena compiuti. La sua parentesi italiana sarà di difficile collocazione. Colantuono lo schiera titolare nel debutto di campionato allo Juventus Stadium quando l’Udinese diventa la quarta squadra in quattro anni a espugnare il fortino bianconero in Serie A, e la prima in assoluto a battere la Juventus in trasferta all’esordio stagionale. Il tecnico continuerà a schierarlo con continuità ma in inverno verrà ceduto.

Forse il problema sono state quelle quattro ammonizioni nelle sue prime cinque gare, o forse le velleità di Colantuono di trasformare l’Udinese in una squadra con più qualità. Fatto sta che a gennaio viene spedito in prestito al Rayo Vallecano e lui, che in Spagna ha vissuto i suoi anni migliori, non ci pensa due volte. Purtroppo per lui a Madrid arriverà un’inevitabile retrocessione che non gli permetteranno di allungare il suo periodo spagnolo. In estate si trasferisce al Necaxa, in Messico, dove c’è una folta colonia cilena, tra cui quell’Édson Puch con cui ha ormai fatto pace.

Anche qui la stampa lo nota per la sua foga in campo: quattro cartellini gialli nelle prime sette presenze. Lui spiega che a volte lo fa apposta, che non ci sta ad abbassare la testa quando l’avversario lo stuzzica, mentre altre volte lo fa per decisione tattica: meglio un’ammonizione che prendere un gol. Giocare in Messico sembra un ritiro anticipato ma el Colocho si allena sempre con impegno e dedizione finché arriva la seconda chiamata dal Malaga. Lui non ci pensa su nemmeno due volte: «non so se avevo un conto in sospeso con questi tifosi, ma nel dubbio sono venuto a scontare quel che devo» annuncia durante la presentazione. Il suo arrivo, nel mercato invernale, vede un Malaga già quasi destinato alla retrocessione.

Si conquista subito il posto da titolare, forse potrete averlo visto giocare in quel Malaga-Villarreal dello scorso aprile quando il Sottomarino giallo è affondato contro una squadra che non vinceva da quasi quattro mesi. Pur assurgendosi a uno tra i migliori della squadra il girone d’andata era stato talmente nefasto che la retrocessione è inevitabile. Lui si guadagna anche la fascia di capitano all’ultima giornata, come riconoscimento da parte del tecnico José González. Ma per il ritorno tra i grandi la società si affida a Juan Muñiz. Il tecnico e il d.s. Caminero lo convocano per parlare del suo futuro: gli ribadiscono la fiducia e lui è pronto a una nuova sfida, ma poi per la prima di campionato viene lasciato in tribuna. Qualcosa si rompe.

Il suo approdo al Villarreal servirà a rimpiazzare Santy Cáseres, che dovrebbe tornare verso novembre, mentre ancora non è ben chiaro quando saranno disponibili Fuego e Bruno. La brutta notizia è che, essendo arrivato dopo il 31 agosto, non è stato inserito nelle liste Uefa e che perciò dovrà saltare tutta la fase a gironi, durante la quale Javi Calleja dovrà pensare a un’altra soluzione. Manuel Iturra, curiosità finale, è il quarto cileno di sempre per numero di maglie europee vestite e il podio è pieno di cileni “italiani”: Mauricio Pinilla ne ha vestite undici, Nicolás Córdova nove, Mario Salgado otto, Iturra e Luis Jiménez sette. Inutile dire che, a parte el Colocho, gli altri hanno lunghi curriculum in Italia.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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