Cosa non sta funzionando nel Villarreal di Calleja in quattro punti-chiave

Abbiamo analizzato la brutta partenza sotto vari aspetti, dalla tattica alla tenuta

Calleja

L’inizio da incubo del Villarreal di Javi Calleja sta facendo preoccupare molti tifosi. L’ultima volta che il Sottomarino giallo non aveva vinto neanche una delle prime tre gare di campionato è retrocesso; e il dato più impietoso è che non aveva mai perso le prime due partite casalinghe di Liga da quando lotta in massima divisione. Ci sono molte valutazioni da fare, andiamo perciò a vedere quali sono i problemi del giovane tecnico madrileno, analizzando i tre principali aspetti di una squadra: quello tattico, quello mentale e quello atletico.

1) la fase di impostazione del rombo
Qualsiasi disamina deve necessariamente fare i conti con il campo. L’anno scorso Calleja ha esplicitamente fatto capire di credere nel 4-4-2 a rombo, che ha funzionato nella prima parte di stagione, salvo poi ripiegare su un 4-2-3-1 in grado di sfruttare giocatori come Castillejo e Chéryshev che ora non ci sono più. Il mercato è stato pensato in funzione del rombo: sono stati ceduti giocatori che facevano dell’ampiezza il loro punto forte, anche se Pedraza potrebbe essere un’opzione polivalente in tal senso.

Con il rombo il Villarreal ha dimostrato di voler ambire a controllare il centrocampo accentrando il gioco nella zona centrale, ma a differenza dello scorso anno ha perso fosforo con la perdita di Rodri. Il nuovo cervello in cabina di regia dovrebbe essere Trigueros, ma il canterano si è sottoposto a due operazioni chirurgiche tra maggio e giugno e, pur essendo tornato in tempi record, ha saltato tutta la preparazione atletica e non è ancora in forma. Quest’assenza di un metronomo che faccia girare la squadra si è sentita: spesso sono stati i centrali a provare il lancio lungo, comportamenti che dovrebbe essere defalcati da una squadra improntata alla costruzione del gioco.

(Qui puoi approfondire l’idea di calcio di Javi Calleja)

Per sopperire a questa lacuna non si poteva sobbarcare di responsabilità il giovane Cáseres che sta facendo benissimo, ma non ha l’età, le caratteristiche tecniche e il tempo di adattamento adeguato per trascinare la squadra. A questo punto è inevitabile parlare di Cazorla, che di fatto è diventato il nuovo direttore d’orchestra del centrocampo, e per tocco e visione di gioco si è preso l’onere di avviare l’azione. Adesso tutto apparirà molto più chiaro: se l’azione non viene impostata dal regista basso, come hanno sempre fatto Bruno, Trigueros o Rodri, ha dovuto iniziare a farlo la mezzala destra. Di per sé questo non sarebbe un problema. Ma se l’altra mezzala si chiama Trigueros, ovvero un giocatore che non fa della mobilità senza palla il suo punto di forza, questo implica un rombo tremendamente schiacciato.

Cáseres, base del rombo, è il frangiflutti davanti alla difesa; Cazorla si abbassa per prendere il pallone; Trigueros rimane nei paraggi per caratteristiche tecniche (e per limiti di condizioni atletiche). Questo implica due chiare conseguenze: o la squadra muta in un 4-3-1-2 con tre centrocampisti molto bassi e una prateria a dividere i tre giocatori più offensivi; o Fornals è costretto ad abbassare il suo baricentro limitando la sua lucidità negli ultimi metri e i suoi movimenti senza palla che lo hanno esaltato in quel ruolo. Spesso e volentieri la situazione adottata è stata la seconda: un baricentro sempre più basso e i giocatori chiave lontano dal loro punto di azione preferito.

2) la fase difensiva
In antitesi la fase di non possesso ha evidenziato problemi analoghi in altri punti del campo. Il rombo è generalmente un buon modulo per attuare i crismi del tipo di calcio che ama Calleja, e quindi la pressione alta immediata alla perdita della sfera per poter soffocare l’impostazione degli avversari fin dalla radice. Ma quando il contro-pressing non va a buon fine, e bisogna mettere in conto che questo possa accadere un numero rilevante di volte, i rischi presi sono tantissimi.

(Approfondisci qui la duttilità tattica di Javi Calleja)

Per questo spesso e volentieri in fase di contenimento il Villarreal deforma il rombo e si schiera con un 4-4-2 in linea che permetta di coprire meglio le fasce. L’idea è molto intelligente e funziona alla grande quando gli avversari devono costruire l’azione dalle retrovie, ma è difficilmente attuabile nelle ripartenze verticali. Un sistema del genere è ambizioso e si può sorreggere con due terzini di ampia gamba, il punto è che in entrambe le sconfitte interne Calleja ha dovuto ricorrere a Pedraza come esterno basso di sinistra.

Pedraza è un’ala che ricorda molto Chéryshev: ama le ampiezze, ha un buon tiro e cerca sempre la profondità, ma dall’anno scorso è stato impiegato occasionalmente come terzino e Calleja quest’anno ha deciso di vendere Adrián Marín e assegnare il ruolo di vice-Jaume Costa a lui. Perciò lo ha provato tutta l’estate in quel ruolo e si è convinto che possa funzionare, ma il ragazzo soffre moltissimo la fase di ripiegamento. Contro il Siviglia ha faticato a contenere Jesús Navas, costringendo i suoi compagni vicini a venirgli in soccorso più di una volta, e anche in occasione della prima rete della Real Sociedad dà un pallone non molto comodo a Funes Mori che poi completa il pasticcio con un retropassaggio sciagurato.

3) la personalità
Ma in campo oltre all’atteggiamento tattico è fondamentale testare una squadra da un aspetto mentale. Un dato che emerge considerando tutte le gare dall’arrivo di Calleja è la correlazione tra il risultato ottenuto e il primo gol della partita. Quando la squadra va in vantaggio le probabilità di portare a casa i tre punti sono altissimi: c’è riuscito il 67% delle volte, 73% considerando solo le partite casalinghe, ma se si ritrova sotto nel parziale la rimonta diventa un’impresa insormontabile, a prescindere dalla caratura dell’avversario o dal campo in cui sta giocando. Ha perso sedici delle ventitré gare in cui è andato in svantaggio (70%) e ne ha vinte appena quattro, ma di cui solo due in campionato.

Questo anche perché il Villarreal ha il coefficiente maggiore tra età media della rosa e età media delle formazioni schierate in questo inizio di campionato. Vuol dire che ha lo spogliatoio più esperto del campionato con un’età media di 28,8 anni, ma i giocatori schierati da Calleja in questo inizio di campionato rappresentano la terza formazione più giovane della Liga con poco meno di ventisei anni di media. Il fatto è che in questa classifica ai primi due posti ci sono Real Sociedad e Valencia, ossia squadre che già sapevano di essere imbottite di giovani e per cui gli allenatori hanno lavorato specificatamente su questo aspetto. Il Villarreal invece avrebbe voluto far affidamento su molti giocatori esperti, ma molti sono rimasti in infermeria, e l’allenatore è certamente molto più inesperto dei suoi colleghi della Real Sociedad e del Valencia.

(Un altro approfondimento su Calleja e il suo staff)

La capacità di invertire le partite in corso dev’essere un aspetto fondamentale di una squadra che ha ambizioni europee e che già l’anno scorso si è ritrovato a dover subire rimonte clamorose: per due volte è andato in doppio vantaggio contro il Siviglia, al ritorno si è poi dovuto accontentare di un solo punto mentre all’andata neanche di quello. Il colmo è Javi Calleja è un tecnico ambizioso e molti suoi ex-collaboratori hanno riferito che è una sua prerogativa quella di lavorare sulla mentalità dei giocatori, tanto da consultare di frequente libri di psicologia nel suo tempo libero.

4) la tenuta atletica
Come ogni momento di crisi viene fuori la questione della tenuta atletica, per cui ci sono pochi dati e di difficili riscontri. Sicuramente ogni allenatore si affida a preparatori atletici con differenti idee: c’è chi, come Ismael Fernández, il preparatore atletico di Marcelino, lavora per avere una squadra in grado di spingere forte fin dalle prime settimane e dover fare i conti con un calo di rendimento sotto Natale; e chi, come Simone Folletti, collaboratore di Massimiliano Allegri, che preferisce impostare un carico maggiore nei primi mesi per arrivare in grande condizione a primavera quando ci sono le partite che contano.

In questo caso non abbiamo molti dati su José Romero Sangüesa, il responsabile atletico del Villarreal, ma lo scorso anno quando i due hanno iniziato assieme al Villarreal B, la squadra era partita con un buon avvio di stagione: quattro vittorie e due pareggi nelle prime sei giornate. Per capire se il periodo di forma della squadra possa migliorare a lungo termine bisognerà aspettare, ma la sensazione è che non sia la condizione fisica il problema. Ad esempio lo scorso anno il Villarreal B di Calleja fece registrare il miglior ruolino di marcia di sempre in amichevole, vincendole quasi tutte e anche contro squadre di categoria superiore.

Un’analogia interessante sono gli avvi di campionato di Manuel Pellegrini, l’allenatore più quotato di sempre nella Plana Baixa, nonché l’ultimo a tentare di costruire un Villarreal propositivo con il rombo. Nella sua stagione d’esordio raccolse appena tre punti nelle prime cinque giornate, ma poi chiuse l’anno con uno storico terzo posto in classifica: fu la miglior stagione di sempre fino ad allora. L’anno seguente solo due punti nelle prime quattro e comunque riuscì a c’entrare l’Europa con un settimo posto, in accoppiata alla storica semifinale di Champions League. Insomma per disperarsi è ancora presto, per invertire la rotta resta molto tempo.

About Mihai C. Vidroiu 480 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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