Chi è Alfonso Pedraza, il canterano d’oro

Alla scoperta del canterano più promettente dell'ultimo decennio

Alfonso Pedraza

Dopo un paio di anni a vagabondare tra Spagna e Inghilterra Alfonso Pedraza è finalmente pronto per tornare alla base e giocarsi le sue carte nel Villarreal. Senza mezzi termini Pedraza è stato il canterano più promettente della generazione d’oro della cantera grogueta che tre anni fa vinse l’unico titolo juvenil della storia del Sottomarino giallo. In quella squadra, allenata proprio da Javi Calleja, c’erano già Rodri, Miguelón e Mario González, nomi noti da queste parti, ma nella sua generazione possiamo includere anche Adrián Marín, Nahuel Leiva e Dani Raba, tutti nati tra il fine ’95 e inizio ’97 e ormai stabili in massima serie. Fra tutti Alfonso Pedraza era unanimemente considerato il diamante pregiato di una delle migliori sfornate della cantera del Villarreal e adesso è arrivato il momento di dimostrarlo sul campo. Quanto visto finora fa ben sperare, ma come sempre sarà il campo a dover emettere il verdetto finale.

Minore di tre fratelli il piccolo Alfonso Pedraza Sag muove i primi passi nel campo sportivo del San Sebastián de los Ballesteros, suo paese d’origine in Andalusia. Il primo salto rilevante lo fa a undici anni quando si aggrega al Séneca, settore giovanile rinomato in quel di Córdoba. Qui già si sta allenando Álvaro Medrán, oggi centrocampista del Valencia, due anni più grande di lui, mentre nella squadra Cadete del 2010/11 coincide con il fuori quota Fede Vico, anche lui più grande di un paio di anni, un altro centrocampista che oggi gioca in Segunda División A. È proprio al termine di quella stagione, conclusa con l’eliminazione nella fase regionale, che ha i primi contatti con il Submarino amarillo. Il Villarreal individua in quell’ala dalla falcata lunga un talento interessante e gli propone di trasferirsi alla Residencia, il campus della Ciudad Deportiva di Miralcamp. Ma Alfonso è ancora troppo giovane per allontanarsi dalla famiglia, ha solo quindici anni e molti sogni per la testa, dopo un breve periodo di prova molla tutto e torna a casa per giocare di nuovo con i suoi amici al Séneca.

Ma il presidente del Séneca, Manolín Cuesta, attaccante di Espanyol e Córdoba degli anni ’70, sa come funziona nel calcio e quali prospettive può offrire una cantera come quella del Villarreal. Cerca in tutti i modi di convincere Alfonso e la sua famiglia che il Sottomarino giallo è un’opportunità irripetibile per un ragazzo con le sue potenzialità. Così l’estate successiva Pedraza si convince e ci riprova con più consapevolezza e determinazione. Nel settore giovanile del Villarreal s’impone rapidamente come una delle promesse di maggiore prospettiva dell’intero parco giocatori. In quegli anni il presidente Fernando Roig ripete spesso nelle interviste che si sta formando una generazione di giovani fortissimi e, col senno di poi, Alfonso Pedraza dev’essere uno dei principali responsabili di quelle affermazioni. La stagione dell’esplosione sarà la 2014/15, durante la quale accadrà di tutto e di più a una velocità strabiliante.

Javi Calleja è sulla panchina del Villarreal juvenil e Pedraza è uno dei cardini di quella formazione che sta spadroneggiando nel girone regionale. Le sue prestazioni attirano l’attenzione di Paco López, l’allenatore del Villarreal B, che nel girone di ritorno lo convoca spesso e volentieri in Segunda División B, senza neanche farlo passare per la squadra C. L’11 gennaio 2015 debutta con il MiniSubmarino e non soffre il salto di categoria, tanto che ad aprile convince perfino Marcelino a portarlo in massima serie. L’esordio avviene il 5 aprile contro il Valencia, gioca più di venti minuti con quel 61 sulla maglia (il numero più alto mai indossato in Liga fino a quel momento). Ma a maggio torna nella squadra juvenil che nel frattempo si è qualificata per la Copa de Campeones, ovvero il tabellone nazionale che sancisce i campioni dell’anno. Calleja lo schiera titolare e quei ragazzi raggiungono per la prima volta nella storia del Villarreal il titolo nazionale, comparabile al nostro campionato Primavera. Pedraza è il gioiello di quella formazione, che però nel momento clou della stagione ha dovuto fare a meno delle sue prestazioni.

Lui non fa in tempo a rendersi conto dell’uragano di eventi che lo sta travolgendo, perché a cavallo tra maggio e giugno Adrián de la Fuente, c.t. Della Spagna under-19, lo convoca per le qualificazioni all’Europeo di categoria. Nelle tre partite da disputare entra nel finale della prima, gioca uno spezzone più ampio della seconda e diventa titolare nella terza segnando in ogni gara pur giocando a centrocampo. Nella fase finale del torneo, disputatosi a luglio, diventa uno dei protagonisti assieme a Rodri e Nahuel Leiva (che lo sostituirà a gara in corso nelle ultime tre gare, semifinale e finale comprese). Viene schierato titolare in tutte le partite eccetto la seconda per via di un cartellino rosso rimediato all’esordio, mentre la Spagna si arrampica sul tetto d’Europa. Nel suo carnet non ci sono altri gol, solo un assist, e la consapevolezza di essere uno degli uomini più importanti di quella squadra. Una squadra che, tra l’altro, può contare su Asensio, Ceballos e Borja Mayoral. Di fatto in sei mesi è passato dal juvenil al tetto d’Europa passando per i debutto in Primera División.

Così all’inizio della stagione 2015/16 viene promosso in pianta stabile nel Villarreal B e non fatica a ritagliarsi un posto da titolare anche qui. Può giocare indistintamente come esterno offensivo su entrambe le bande laterali e questo gli permette di trovare una casella in campo più facilmente dei suoi compagni. La sua progressione palla al piede, i tagli senza palla e la sua facilità di andare in rete lo trasformano in un’arma importante nella faretra di Paco López. Anche Albert Celades, c.t. dell’under-21, vuole provarlo in una nazionale che nel suo ruolo può già contare sui vari Saúl Ñíguez, Denis Suárez, Deulofeu e Castillejo. A fine stagione il suo MiniSubmarino si fa scavalcare in classifica solo all’ultima giornata dal Reus e il sogno promozione si infrange al primo turno di spareggi contro il Logroñés, che la sfanga pareggiando uno a uno al MiniEstadi dopo aver difeso un pareggio a reti vergini all’andata. Ma Alfonso Pedraza si è contraddistinto ancora una volta come uno dei migliori e merita il salto di categoria.

In estate arriva il prestito al Lugo, in Segunda División A, e per l’ennesima volta non fa fatica a imporsi. Qui ritrova una sua vecchia conoscenza, Fede Vico, con cui aveva condiviso quella stagione nella squadra cadete del Séneca e l’allenatore Luis César ne riconosce il talento. Gioca titolare come esterno di propulsione e da fine agosto a fine gennaio mette a segno sei reti e otto assist, assurgendosi a giocatore rivelazione della categoria. Le sue prestazioni sono talmente sorprendenti che il suo nome inizia a circolare anche fuori dai confini nazionali. Il Villarreal riceve una serie di offerte e decide di accettare quella del Leeds United, in Championship. Roig Negueroles rescinde il contratto di prestito con il Lugo pagando una penale di 300mila euro e lo presta in Inghilterra. Il Leeds si assicura un diritto di riscatto a una cifra tra i nove e i dieci milioni di euro, più eventuali bonus fino a un totale di quattordici milioni di euro. Inoltre in caso di promozione il diritto diverrebbe un obbligo. Ma l’avventura d’Oltremanica non è la più brillante della sua carriera. Garry Monk lo inserisce nelle rotazioni, ma Pedraza non riuscirà a conquistarsi un posto da protagonista: in quattordici apparizioni giocherà dall’inizio in otto occasioni, finendo l’incontro soltanto una volta. Segna soltanto un gol a Birmingham e il Leeds non andrà oltre il settimo posto, ovvero il primo fuori dai play-off.

Lui torna alla base e il Villarreal gli ritocca l’ingaggio e la clausola di risoluzione, giusto per stare tranquilli. «Voglio convincere l’allenatore per restare qui e ritagliarmi il mio spazio» dichiara alla stampa, ma Fran Escribá non lo tiene in considerazione e lo manda a farsi le ossa un altro anno. Si affaccia il Deportivo Alavés e il Sottomarino giallo è ben contento di piazzarlo in Liga, l’importante è che non si inserisca nessun diritto di riscatto. Va in porto. Nei Paesi Bassi il tecnico Zubeldía lo arretra a terzino sinistro e lo lancia titolare, ma dopo quattro giornate viene esonerato. Il traghettatore Javier Cabello lo rilancia esterno offensivo sulla stessa fascia e dopo la nomina di Giovanni De Biasi la sua posizione si alterna in base alle esigenze tra quella di esterno basso e alto.

Ma sarà Abelardo a tirar fuori l’Alavés dalla zona retrocessione: con lui sulla panchina Alfonso Pedraza continuerà a essere titolare, ma sempre dal centrocampo in su. A gennaio il Villarreal vorrebbe richiamarlo alla base: Chéryshev, Castillejo e Sansone hanno continui problemi fisici e Adrián Marín non sta garantendo un rendimento accettabile alle spalle di Jaume Costa. Ma nel contratto non sono state inserite clausole di richiamo anticipato e Abelardo non ha la benché minima intenzione di perdere uno dei suoi uomini più in forma. L’Alavés chiede cinque milioni di euro per liberare un calciatore che il Sottomarino giallo recupererà gratuitamente di lì a pochi mesi: non se ne fa niente.

Con “el Pitu” in carica i baschi si risollevano alla grande e Pedraza si erge ancora una volta come calciatore rivelazione della squadra. Titolare con quattro allenatori diversi, otto volte come terzino, chiude la stagione con tre gol e cinque assist, ma soprattutto con la sensazione di meritare palcoscenici ancora più importanti. È finalmente pronto per il Villarreal. Quest’anno si giocherà le sue chance nel club che lo ha allevato, tanto che Calleja lo ha già confermato come terzino sinistro alle spalle di Jaume Costa. Ma la sua duttilità tattica permetterà al tecnico, che lo conosce dai tempi del juvenil, di riciclarlo anche a centrocampo, visto che il suo ruolo naturale è sempre stato quello di ala.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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