Chi è Ramiro Funes Mori, el Melli

Approfondimento sul nuovo difensore centrale del Villarreal

Funes Mori Everton

Ramiro José Funes Mori sarà il nuovo punto di riferimento della difesa del Villarreal, scelto per sostituire Rubén Semedo e incrementare il coefficiente di affidabilità del reparto difensivo. Fratello gemello di Rogelio, attaccante del Monterrey in Messico, la sua parabola calcistica è indissolubilmente legata a quella del fratello un po’ come per i già noti Giovani e Jonathan dos Santos. Non a caso entrambi sono stati spesso ribattezzati “El Melli”, abbreviazione di “mellizo”, gemello in spagnolo. Il suo arrivo dovrebbe apportare un surplus tecnico, l’unica vera incognita è però la sua condizione fisica. Arriva infatti dal suo secondo infortunio al ginocchio sinistro e anche per questo l’Everton ha preferito sbarazzarsi del suo apporto a una cifra inferiore a quella spesa tre stagioni fa. Per questo il Villarreal continuerà a puntare su Álvaro González e Víctor Ruiz, con Bonera a fare il quarto e la possibilità di chiamare in prima squadra il giovane Pau Torres, pilastro difensivo del Villarreal B. Ma andiamo a conoscere più da vicino la storia di Ramiro Funes, ormai giornalisticamente conosciuto come Funes Mori.

La sua traiettoria calcistica inizia e prosegue di pari passo con quella del gemello Rogelio nelle giovanili del Godoy Cruz, la principale formazione del Dipartimento di Mendoza, città natale dei fratelli Funes. Ma la loro vita cambia radicalmente nell’estate del 2000, in piena crisi economica argentina, quando papà Miguel e mamma Silvana cercano fortuna all’estero. In questo periodo l’Argentina è sull’orlo del fallimento e sono moltissime le famiglie che emigrano; nello stesso periodo lo stesso Lionel Messi si trasferisce a Barcellona per motivi di salute. Miguel Funes segue l’amico Norberto Molina che, assieme a sua moglie Raquel Fosco e altri sei componenti familiari, trovano una sistemazione a Irving, periferia di Dallas, in Texas. Per i primi tempi le cose sono molto difficili: le due famiglie dividono un appartamento in dodici persone, finché i Funes trovano una sistemazione migliore ad Arlington, a metà strada tra Fort Worth e Dallas. Adattarsi alla vita negli Stati Uniti è dura, soprattutto per dei bambini che non conoscono la lingua, ma pian piano le cose sembrano trovare la giusta direzione. Papà Miguel trova un impiego come meccanico, mamma Silvana come cassiera, mentre i figli iniziano a giocare nel Deportivo Independiente, una squadra giovanile di matrice ispanica all’interno della Garland Soccer Association. Miguel Funes non ha mai avuto dubbi a riguardo: se c’è da sacrificarsi si lavorerà a testa bassa, ma i suoi bambini, di appena nove anni, non devono rinunciare al calcio a causa dei suoi problemi economici.

Le prime avvisaglie del potenziale dei due ragazzi si hanno nel momento in cui Ramiro e Rogelio vengono accettati alla Arlington High School. Nella squadra scolastica i gemelli diventano il motore trainante e da quelle parti tutti si ricordano ancora la fantastica annata del 2006 sotto la guida di mister Jeff Waldrop. Ramiro è un mediano di contenimento con spiccate doti aeree, Rogelio è il bomber di razza che la butta dentro con regolarità impressionante. La District League è dominata dall’Arlington High School in grado di vincere ventiquattro delle ventisei partite della regular season e di qualificarsi per i play-off con una media di oltre quattro gol a partita. Toccata quota cento reti ci si rende conto che addirittura cinquantasette sono state firmate dai due gemelli: quaranta da Rogelio e ben diciassette da Ramiro, la maggior parte dei quali di testa. Numeri che difficilmente potevano passare inosservati. Entrambi vengono selezionati per la prima edizione di un reality show che esiste tutt’ora: “Sueño MLS”, dove oltre quattromila ragazzi vengono messi alla prova per poter guadagnarsi un periodo di prova per la squadra di Dallas, in Major League Soccer. Guarda caso entrambi i gemelli raggiungono la finale, dove vengono scelti appena sei degli oltre quattromila aspiranti. Ma anche a causa di un infortunio nell’ultima parte del programma televisivo Ramiro non riuscirà a trionfare, in compenso vincerà suo fratello. Poco male: entrambi vengono selezionati per allenarsi nel settore giovanile del Dallas.

Sotto la guida del tecnico dell’under-18 Francisco Molina resteranno cinque mesi, finché si affaccerà un osservatore cileno del Chelsea, Jorge Alvial, responsabile dello scouting nel continente americano. Anche se per molti può essere considerato un semisconosciuto Alvial è considerato lo scopritore di molti grandi talenti in giovane età tra cui Neymar (quando aveva appena tredici anni), Higuaín, Vidal, Alexis Sánchez, Lucas Moura, Pastore o Lamela. I fratelli Funes Mori vengono condotti a Londra per un provino di una settimana incominciato l’11 agosto 2008 e convincono i dirigenti blues, ma a causa dei ricorrenti problemi burocratici d’Oltremanica non possono essere messi sotto contratto. Però Jorge Alvial li raccomanda a un suo amico, Diego Quintas, osservatore del River Plate che li porta a Buenos Aires per un trial di due settimane, al termine del quale li inserisce nel settore giovanile dei Millonarios. Da qui in poi Ramiro, considerato il fratello meno promettente, inizierà a scavalcare Rogelio nelle gerarchie; li chiamano gli yankees, o forse più probabilmente los gringos, per il loro velato accento americano, ma dopo pochi mesi si apre l’ennesima porta scorrevole. Un procuratore cileno gli promette un ingaggio nella massima divisone cilena, per la prima squadra della Universidad de Chile, ma devono prendere una decisione entro ventiquattro ore, perché la finestra di mercato chiude a marzo. La prima reazione è quella di cogliere al volo l’occasione: dalla quinta divisione argentina alla massima serie cilena sarebbe un gran salto di categoria, ma Gabriel Rodríguez, responsabile del settore giovanile del River Plate, li rinchiude in una stanza e li convince che sono solo false promesse: si fidano e decidono di restare. Non se ne pentiranno.

Nel giro di un paio di anni arriva il debutto con la prima squadra del River Plate. Facilitato dalla retrocessione in Primera B Nacional, la Serie B argentina, dove Matías Almeyda è costretto a utilizzare un materiale umano ridotto. Ramiro Funes Mori non è più un centrocampista, ora è stato arretrato a difensore centrale dove può sfruttare meglio la sua altezza (ha raggiunto i 187 centimetri). Ma spesso e volentieri verrà usato anche come terzino sinistro, in base alle esigenze dell’allenatore. Nella sua stagione d’esordio in massima serie mette a segno anche due reti, entrambe di testa, ma il primo ostacolo della sua carriera arriva in un superclásico contro il Boca Juniors. Dopo appena tre minuti di gioco si scontra con il portiere xeneize Agustín Orión che cade con tutto il peso del corpo sul suo ginocchio sinistro: il legamento crociato salta e Ramiro Funes Mori dovrà restare in infermeria per almeno sei mesi. Ma al suo ritorno la sua progressione sportiva continua da dove si era interrotta. Si erge a titolare indiscusso della difesa e contribuisce al ciclo di vittorie di Marcelo Gallardo. Il giorno in cui affolla le prime pagine di tutti i quotidiani argentini è il 31 marzo 2014: la sera prima ha segnato a tre minuti dal novantesimo la rete che ha permesso al River Plate di espugnare la Bombonera per la prima volta negli ultimi dieci anni. Da qui in poi verrà viene accostato ai migliori stopper della storia dei Millonarios. Nell’era Gallardo tra il 2014 e il 2015 diventa il perno difensivo di una squadra che vincerà un Torneo Final (lo Scudetto argentino), una Copa Campeonato, una Copa Sudamericana, una Recopa Sudamericana e una Copa Libertadores (alla quale contribuì attivamente segnando uno dei tre gol che valsero la vittoria in finale contro il Tigres).

Tanto basta per convincere l’Everton a puntare su di lui: i Toffees sborsano 9,5 milioni di sterline, in euro poco meno di tredici milioni, mentre il fratello Rogelio finisce al Benfica per appena un paio di milioni. Per la prima volta i due gemelli si separano, ma continuano a sentirsi quotidianamente. Sotto il timone di Ronald Koeman Ramiro sfrutta l’infortunio di Phil Jagielka per entrare nell’undici titolare e non lasciare mai più il posto. È un centrale ambidestro che preferisce giocare a sinistra, è tanto aggressivo quanto rapido, forte di testa e con i piedi di un centrocampista. Nella sua prima stagione in Premier League segna cinque reti e convince tutti: ha i numeri per diventare uno dei migliori in assoluto nel suo ruolo. Perfino Gerardo Martino, c.t. della nazionale argentina, non può fare a meno di lui e gli affida il reparto difensivo accantonando Garay in panchina. Con Ramiro Funes Mori titolare l’Albiceleste raggiunge la finale della Copa America Centenario, persa solamente ai rigori contro il Cile di Jorge Sampaoli. La delusione dura poco: di lì a un mese si sposa con Rocío, sorella di Mauro Díaz, suo compagno di squadra al River Plate tra il 2008 e il 2013, quando si trasferì curiosamente al Dallas, dove continua a giocare.

La sua seconda stagione all’Everton avrebbe dovuto consacrarlo ma ha invece interrotto la sua brillante ascesa. Se le sue prestazioni sono state altalenanti, l’infortunio nel marzo 2017 ne ha definitivamente troncato le possibilità di rivalsa. Ancora una volta quel ginocchio sinistro, stavolta lesione al menisco, ma procurata in una partita con la nazionale. Uno stop che pregiudica il finale di stagione e quella successiva. Con un contratto importante, soli due anni alla scadenza e una condizione fisica tutta da verificare l’Everton ha preferito liberarsi di lui. Il Villarreal se l’è accaparrato per nove milioni di euro più due eventuali di bonus difficilmente raggiungibili, che si sbloccherebbero nel caso in cui il Villarreal dovesse entrare in Champions League, vincere un titolo o al raggiungimento di un tetto di presenze da parte dello stesso Funes Mori in Champions League. Di certo, a soli ventisette anni, se il suo ginocchio non darà altri problemi sarà un ottimo rinforzo per Javi Calleja. Come raccontò nella sua autobiografia Marcelo Gallardo l’argentino ha notevoli qualità mentali: anche se sbaglia, assimila gli errori e riparte da quelli per migliorare. Gode di una personalità dirompente, al pari del suo potenziale atletico, perciò gli unici dubbi sul suo conto sono legati al suo stato di forma. Anche questo lo scopriremo molto presto.

About Mihai C. Vidroiu 480 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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