Chi è Santi Cazorla, il figlior prodigo

La lunghissima storia costellata di gioie e dolori di Santiago Cazorla

Santi Cazorla

A Vila-real nessuno potrà mai scordare Santi Cazorla, uno dei giocatori più forti che abbia vestito questa maglia, ma che a differenza degli altri si è formato nella Plana Baixa a partire dal Villarreal B fino ad arrivare a un titolo europeo. Pur non essendo un prodotto della cantera il rapporto che si creato con il Sottomarino giallo e la sua gente è stato unico nel suo genere: ancor prima che un giocatore, Santi Cazorla è diventato un tifoso del Villarreal. Se da una parte è stato l’unico calciatore che ha messo tutti d’accordo sugli spalti (impresa sfuggita ad altri “intoccabili” del calibro di Riquelme o Forlán), dall’altra parte per molti anni dopo la sua partenza ha continuato a seguire il Submarino amarillo come un bambino, sfruttando i pomeriggi liberi per seguire il Villarreal in televisione o, quando si è scesi in Segunda División, accontentandosi anche solo delle radiocronache perché le trasferte su campi come quelli del Huesca o del Lugo non venivano trasmesse. Per questo il suo ritorno, a sette anni di distanza, è considerato di notevole impatto emotivo, tanto che il club ha lanciato l’hashtag #CazorlaVuelveACasa, Cazorla torna a casa.

Il suo flirt con il pallone inizia a sette anni quando papà José Manuel lo porta alla scuola-calcio del Covadonga per fare compagnia a Nando, il fratello maggiore di quattro anni, che vorrebbe iscriversi. Ci troviamo nella regione settentrionale delle Asturie, e anche Santiago vorrebbe iniziare a giocare ma per i genitori è ancora troppo piccolo, magari fra qualche anno. E invece la squadra Alevín è già al completo, mentre ci sarebbe posto in quella Pre-Benjamín: adesso bisognerà spiegare alla mamma che Nando è rimasto fuori, mentre Santi è già stato iscritto. I genitori non vivono nell’agio: papà ha trovato un impiego da ambulanziere dopo aver fatto anche il minatore, mentre la mamma è addetta alle pulizie a scuola. Ma fin da subito è subito chiaro che Santiago è nato per giocare a pallone. Nonostante il Covadonga sia il club della parrocchia di Nuestra Señora de Covadonga e, fondamentalmente, rappresenti il quartiere Teatinos di Oviedo, con l’arrivo del piccolo Santi nella categoria Pulcini il “Cova” domina.

A quell’età i bambini giocano in cinque contro cinque e quando uno dei piccoli ha qualità eccezionali si nota immediatamente. Il Covadonga sbaraglia il gruppo regionale davanti a squadre ben più prestigiose come il Real Oviedo, lo Sporting Gijón o l’Astur: a fine anno il Cova ha superato la barriera delle trecento reti avendone incassate poco più di una ventina. Così quattro anni più tardi Marcos López, un allenatore delle giovanili dell’Oviedo, dopo aver rimediato una sconfitta clamorosa decide di portare quel bambino prodigio tra le fila del principale club cittadino. Papà José Manuel sarà ben lieto del salto di qualità e il Covadonga potrà comunque contare di lì a poco su altri giovanissimi che nel giro di qualche arriveranno in massima serie: da Adrián Colunga (trentasette gol in Primera División) ad Adrián López (anche lui vestirà la maglia del Villarreal).

Nell’estate del ’93 inizierà la sua formazione nella cantera dell’Oviedo e durerà per quasi un decennio. In quegli anni il Real Oviedo sfornerà molti ragazzi promettenti: il più famoso dei quali è senz’altro Juan Mata, oggi al Manchester United, ma anche Michu ebbe il suo periodo di gloria segnando trentatré reti tra Liga e Premier League nel suo biennio dorato 2011-13. Cazorla viene notato per due caratteristiche memorabili: è molto basso rispetto ai suoi coetanei, ma con la palla tra i piedi è un fenomeno. Uno dei suoi allenatori, Luis Sánchez, noterà che la sua capacità è ambivalente con entrambi i piedi e questo sarà uno dei suoi punti di forza nell’arco di tutta la sua carriera. È mancino per vocazione, ma il suo destro è più preciso della maggior parte dei compagni di squadra con cui condividerà lo spogliatoio. Quando è ancora un ragazzo questo è un grandissimo vantaggio: nonostante giochi a centrocampo è sempre il capocannoniere della sua squadra e anche per distacco!

La sua ascesa per le categorie del club è vertiginosa ma intanto la società inizia ad avere i primi guai: nel 2001 l’Oviedo retrocede in Segunda e sarà il preludio di un tracollo senza via di scampo. Raggiunta l’età Juveníl viene spedito un anno in prestito all’Astur per via dei suoi 160 centimetri, non ritenuti sufficienti da qualcuno che vuole mandarlo a farsi le ossa (crescerà di altri otto centimetri). L’anno seguente torna alla base per essere arruolato nel Juveníl dell’Oviedo, la squadra Primavera, e dimostra di essere diventato un calciatore pronto per palcoscenici maggiori. José Manuel Martínez, il tecnico di quella stagione, non potrà mai dimenticare quella storica vittoria a Soria quando l’Oviedo resta in nove ma grazie a Cazorla riuscirà comunque a portare i tre punti a casa vincendo per due a cinque. Può giocare esterno a sinistra o mezza punta, ma dove lo metti lo metti: fa sempre la differenza. Tensi, il tecnico dell’Oviedo B, vorrebbe convocarlo ma il Juveníl arriva in fondo a tutte le competizioni, raggiungendo anche un’incredibile semifinale di Copa del Rey, e lui non potrà mai gustarsi quella giovane promessa.

L’estate del 2003 è quella del crack. La prima squadra retrocede in Segunda B per la prima volta nella sua storia, dopo essere stata una delle storiche di massima serie (pur essendo a secco da quindici anni vanta all’attivo trentotto partecipazioni in Primera División, più dell’Osasuna o del Malaga, e più del doppio del Villarreal). Ma oltre al dissesto sportivo arriva anche quello finanziario, aggravato dalle denunce per pagamenti arretrati ai propri tesserati. Bisogna ristrutturare l’organigramma, sparisce la squadra riserve e vengono tagliati i fondi in ogni settore. In questo momento si affaccia il Villarreal che lo ingaggia a parametro zero per la squadra B, neo-promossa in Tercera División. E mentre Benito Floro, tecnico della prima squadra, lo fa debuttare in Primera División a La Coruña, il MiniSubmarino raggiungerà lo storico spareggio per accedere alla Segunda B, la prima categoria dei professionisti, a soli cinque anni dalla sua fondazione. Ma tra il primo turno eliminatorio, nel quale il Villarreal B elimina il Santanyí, e il decisivo spareggio contro il Badalona, la prima squadra è impegnata nella coppa Intertoto. Il nuovo tecnico, un cileno di nome Manuel Pellegrini, lo convoca per la prima gara, la trasferte contro i danesi dell’Odense. Cazorla vive ancora ne “La Residencia”, l’alloggio collettivo della cantera grogueta, e quindi lontano dalla sua famiglia rimasta nelle Asturie. E per la sua prima gara europea non ha nemmeno un completo elegante, così deve chiederlo a Héctor Font, un altro canterano, che essendo di Vila-real lo porta a casa dei genitori per rimediare un vestito: gli presterà quello del fratello. E sarà una partita che non potrà dimenticare. All’ora di gioco entra al posto proprio di Héctor Font: dopo sei minuti il Villarreal va in vantaggio, e dopo altri tre è lo stesso Cazorla a siglare la rete del raddoppio. Finirà zero e tre, ma sarà solamente l’inizio di un ciclo d’oro: a soli diciannove anni viene promosso in pianta stabile con la prima squadra.

La sua crescita nel successivo biennio è progressiva, si integra nelle rotazioni e diventa un valore aggiunto nella rosa, ma il problema è che il rendimento del Sottomarino giallo è ancora più eccezionale. Nella stagione d’esordio el Ingeniero Pellegrini raggiunge prima un terzo posto in Liga che sa d’impresa considerando che appena cinque anni prima il Villarreal era appena sbarcato in massima serie, e l’anno successivo addirittura una semifinale in Champions League alla sua prima partecipazione. Cazorla è un talento interessante ma le ambizioni della squadra s’impennano e la società può permettersi di ingaggiare stelle del calibro di Robert Pirès o astri nascenti quali Cani o Mati Fernández. Il giovane Santi Cazorla viene inviato in prestito al Recreativo Huelva con un’operazione che consente il riscatto per soli seicentomila euro, e il contro-riscatto a favore del Villarreal per una cifra doppia. E questo sarà l’anno della sua definitiva esplosione. Lì trova un allenatore giovane e innovativo che crederà ciecamente in lui: si chiama Marcelino García Toral ed essendo anche lui asturiano si ricorda di averlo visto giocare molti anni prima in qualche campionato giovanile, ma ne aveva perso le tracce. Marcelino intuisce immediatamente che quel ventunenne può diventare l’arma in più al centro del suo progetto e Santi Cazorla risponde con un impatto fenomenale. Nel debutto contro il Mallorca firma il gol del pareggio nei minuti di recupero con un tiro dal limite, e la giornata successiva segna il gol-vittoria al Madrigal proprio contro il Villarreal di Pellegrini grazie a un sinistro a fil di palo. Quel Recreativo, neo-promosso per la seconda volta nella sua storia dopo una breve apparizione negli anni ’70, chiuderà una stagione irripetibile con un ottavo posto in classifica. Ma soprattutto salterà agli onori di cronaca con un incredibile 0-3 al Santiago Bernabéu: in quella partita Cazorla fu uno dei migliori in campo, e Ikechukwu Uche (che anni dopo andrà al Villarreal assieme a Marcelino) mise a segno una doppietta. Una stagione da incorniciare, con un unico straziante neo: la scomparsa di papà José Manuel a soli quarantotto anni a fine gennaio. Un dolore impronunciabile che Santiago ricorderà dedicandogli il gol contro il Racing Santander pochi mesi più tardi.

Con queste credenziali il ritorno di Cazorla in camiseta amarilla è imprescindibile. E al Sottomarino giallo si consacra un calciatore delizioso: è in grado di giocare indifferentemente su entrami i lati e con entrambi i piedi, supera l’uomo con facilità, sa tirare ma ama mandare i suoi compagni in porta, è rapido di piede ma ancor di più di cervello. Ha una visione di gioco invidiabile e per questo quando lui è in campo chi gli ruota attorno gioca molto meglio. Non è solo un centrocampista fortissimo: tutti i suoi compagni beneficiano della sua presenza in campo. E negli spogliatoi è un ragazzo d’oro: lega con tutti, soprattutto con Joan Capdevila con cui stringerà un’amicizia fortissima (guarda caso verranno ceduti entrambi a poche ore di distanza l’uno dall’altro) e viene soprannominato Paquirrín, come Kiko Rivera, un personaggio della televisione molto famoso in Spagna per la sua vena umoristica. Chi è a contatto con lui non può fare a meno di essere contagiato dalla sua simpatia e dal suo sorriso stampato in volto. Diventerà un perno di quella squadra che fece il miracolo di arrivare al secondo posto in classifica, davanti al Real Madrid, come mai ha più fatto né prima né dopo. Il compagno di stanza Capdevila non smette mai di elogiarlo, anni più tardi sottolineerà le sue capacità dichiarando: «Ho giocato con lui per cinque anni e ancora non ho capito se sia destro o mancino, perfino sui calci da fermo! È assurdo!». Una stagione meravigliosa conclusa col botto: pur non essendo mai stato convocato nella nazionale maggiore Vicente Del Bosque decide in extremis di portarselo per la fase finale degli Europei del 2008. In quella Spagna sarà il dodicesimo uomo: non proprio titolare fisso ma il primo subentrante in ogni gara (salterà solo la facile semifinale contro la Russia) e parte integrante del primo titolo di una nazionale che inizierà il ciclo più vincente della sua storia. La sua allegria contagiosa verrà ripresa in diretta nazionale nel balletto con la giornalista Angels Barceló, tanto per non dimenticare quanto sia amabile come persona oltre che come calciatore.

Nell’estate del 2008, all’apice della sua carriera, sembra ormai pronto per il salto verso una grande. Fernando Roig non ha alcuna intenzione di venderlo ma nella notte tra lunedì 24 e martedì 25 agosto qualcosa inizia a muoversi: pare che il Real Madrid abbia individuato in Santi Cazorla il sostituto ideale di Robinho. Il caso è alquanto semplice. Le merengues vogliono disfarsi del brasiliano e c’è già un principio di accordo con il Chelsea (anche se alla fine arriverà il Manchester City con un’offerta più ghiotta e lo stesso Robinho durante la conferenza di presentazione si dirà contento di aver firmato per il Chelsea in uno dei lapsus freudiani più celebri degli ultimi anni). Ma prima di mettere nero su bianco l’addio del brasiliano vogliono assicurarsi il miglior sostituto sul mercato e la scelta ricade proprio su Cazorla, la cui clausola rescissoria è di soli sedici milioni di euro. Ma esercitare la clausola risolutiva significa dover pagare un quantitativo di tasse molto più alto rispetto a un trasferimento ordinario, in questo caso si parla di una cifra totale che potrebbe sfiorare i ventotto milioni totali. Martedì 26 agosto l’emittente Canal 9 manda in onda un breve filmato in cui Santi Cazorla viene ripreso a bordocampo del rettangolo di allenamento mentre parla al telefono con Iker Casillas. «Ho appena parlato con il “guaje”, dice che anche lui viene… trattami bene là, eh!… ti mando un messaggio appena sono arrivato lì» sono le parole che gli sfuggono prima di voltarsi e notare una telecamera che lo induce ad allontanarsi dai microfoni indiscreti.

Con la chiusura del calciomercato a ridosso la sua cessione sembra ormai cosa fatta, ma poi il colpo di scena a neanche ventiquattro ore di distanza: il Villarreal convoca una conferenza-stampa per comunicare il rinnovo di contratto a Cazorla. Non appena Julio Llorente, procuratore del calciatore, aveva informato Fernando Roig delle chiare intenzioni del Real Madrid, che tramite il d.s. Predrag Mijatović aveva offerto un milione e mezzo netto a stagione, il vertice amarillo aveva indetto una riunione straordinaria con i suoi uomini di fiducia nel disperato tentativo di trattenere Cazorla. Nel giro di poche ore era stata stilata una proposta di rinnovo contrattuale per raddoppiasse quella dei blancos: tre milioni netti a stagione per i prossimi sei anni. In realtà Ramón Calderón, presidente del Real Madrid, non aveva alcuna intenzione di partecipare a un’asta al rialzo: aveva già speso più di ottanta milioni di euro sul mercato e si ritirò dal tavolo. (Avrebbe fatto un tentativo per David Villa, ma il Valencia chiese quaranta milioni di euro, che avrebbe ottenuto due anni più tardi dal Barcellona, e come il Villarreal rinnovò il contratto al proprio calciatore alle stesse cifre di Cazorla. Alla fine il Real Madrid non prese più nessuno per sostituire Robinho: aveva già preso poche settimane prima Huntelaar e van der Vaart). Di fronte alle telecamere, riguardo a quella telefonata, Santi disse: «Ho molti amici nel mondo del calcio che si interessano di me e di quello che stava succedendo. Molta gente mi chiamava per dirmi che ero un giocatore de Real Madrid quando ancora non lo ero. Sono state dette molte cose, e ne sono state scritte molte altre». Roig fu lodato per una gestione irreprensibile della sua azienda sportiva, e la tifoseria continuò a godersi il suo beniamino.

Santi Cazorla resterà all’ombra del Madrigal per altri tre anni diventando uno dei principali responsabili della trasformazione del Villarreal dal ruolo di Cenerentola del calcio europeo a una delle squadre più spettacolari e interessanti del panorama continentale. Nel triennio rimanente contribuirà a un quarto di finale di Champions League e una semifinale di Europa League, ma iniziano anche i suoi primi guai fisici. Prima la frattura del perone che gli impedirà di arrivare nelle migliori condizioni alla Confederations Cup 2009 e poi l’ernia al disco che lo costringerà a saltare i Mondiali di Sudafrica 2010. L’addio arriva nell’estate del 2011. Il Villarreal deve farsi i conti in tasca: la crisi finanziaria che ha colpito l’economia mondiale ha raggiunto anche il mondo del calcio e una piccola realtà come quella del Sottomarino giallo, che non può contare su introiti secondari ma solo su un bacino d’utenza molto ristretto, non può più sopportare un monte-ingaggi da sceicchi. Fernando Roig sa che deve vendere un pezzo pregiato della rosa: Giuseppe Rossi o Santi Cazorla. Non appena dovesse arrivare una proposta economica congrua alla clausola risolutiva di uno di questi due calciatori il Villarreal non potrà permettersi di trattenere nessuno.

Siamo al 24 luglio 2011 e intanto il Villarreal è in trasferta a Wolfsburg per un’amichevole di pre-campionato. A fine gara la squadra si reca all’aeroporto di Hannover per fare ritorno in Spagna. È in questo momento che Santi Cazorla riceve la fatidica notizia: appena giunti a Braunschweig gli squilla il telefono, da Vila-real gli fanno sapere che l’offerta formale è giunta e che il club dovrà privarsi delle sue prestazioni. Cazorla sapeva che questa possibilità c’era, ma aveva sperato fino all’ultimo che non si concretizzasse mai: scappa in bagno a sfogare tutta la sua frustrazione in un pianto inconsolabile. La sua storia d’amore con il Submarino amarillo è al suo capolinea. Due giorni più tardi verrà ufficializzata la sua cessione al Malaga dello sceicco Al-Thani, dove assieme a Manuel Pellegrini trascinerà los boquerones al quarto posto riscrivendo la storia anche di questo club. Ma il Villarreal gli rimarrà sempre nel cuore. Continuerà a seguirlo per gli anni a seguire, e quando il Sottomarino giallo ufficializzerà l’arrivo di Marcelino in Segunda División, suo mentore a Huelva, si entusiasmerà come un bambino che ha appena trovato la sua figurina preferita dentro l’ultimo pacchetto scartato. Non c’è giorno che non messaggia con i suoi vecchi compagni. Ma ancora non sa che la sua strada e quella del Sottomarino giallo torneranno a incrociarsi prima o poi.

L’avventura al Malaga dura appena una stagione: l’estate seguente è l’Arsenal a riscattarlo alla stessa cifra che gli andalusi lo avevano pagato l’anno prima: circa diciannove milioni di euro, bonus esclusi. D’altronde in quei dodici mesi aveva confermato il suo immenso talento: secondo i dati Opta aveva generato ottantadue occasioni da gol su azione, solo Lionel Messi aveva saputo fare meglio in quella stagione di Liga. In Premier League s’imporrà immediatamente grazie alla sua tecnica e alla sua intelligenza tattica che Arsène Wenger sfrutterà per trasformarlo in un trequartista centrale. Il giorno del suo debutto in campionato viene nominato uomo-partita, il suo posto da titolare sarà intoccabile nonostante il tecnico francese sia noto per i suoi turn-over a spron battuto. Nel primo triennio con i gunners i suoi numeri parlano per lui: ventitré reti e trentuno assist soltanto in Premier League, oltre alla conquista di due FA Cup e un Community Shield. Poi inizia il terribile travaglio dei suoi infortuni: nove operazioni chirurgiche dal legamento crociato sinistro a quel tendine d’Achille che non gli da pace. I medici inglesi lo fanno giocare con le infiltrazioni e lui peggiora sempre di più, e quando devono operarlo la ferita non vuole cicatrizzarsi. Solamente le cure dello specialista spagnolo Mikel Sánchez lo salveranno da un’infezione che avrebbe potuto condurlo all’amputazione della gamba. Ad oggi Santi Cazorla non entra nel tabellino di un incontro ufficiale da venti mesi, ha trentatré anni ma negli ultimi due anni e mezzo non si è mai sentito veramente un calciatore. Comunque vada… bentornato Santi!

About Mihai C. Vidroiu 490 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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