Chi è Karl Toko Ekambi, il nuovo Bakambu

Ecco il primo approfondimento estivo: la profilo e la carriera di Toko Ekambi

Toko Ekambi

Nella plancia di comandi del Sottomarino giallo ne sono convinti: Karl Toko Ekambi è il nuovo Bakambu. È un attaccante con caratteristiche molto simili: fiuto del gol, esplosività e agilità; entrambi sono figli di immigrati africani stabilitisi nella periferia meridionale di Parigi e si conoscono fin dall’adolescenza, hanno una passione per il calcio e per il rap, e hanno un potenziale di crescita ancora inespresso. Proprio come il suo predecessore all’epoca del suo acquisto anche Toko Ekambi è poco conosciuto al di fuori dei confini francesi, ma le sue prestazioni nella stagione appena conclusa hanno convinto molte società a muoversi su di lui. Javi Calleja ha affermato pubblicamente di averlo visto giocare in molte occasioni e il calciatore si promesso al Villarreal a dispetto dell’interesse di altri club disposti a sborsare cifre maggiori per poterlo mettere sotto contratto. Ma la volontà del giocatore di vestire la camiseta amarilla è stata fondamentale per farlo sbarcare nella Plana Baixa.

La sua parabola calcistica ha inizio nel centro sportivo del Paris Saint-Germain, quando a sei anni inizia a dare i primi calci al pallone, ma la struttura è molto lontana da casa e accompagnarlo fino a Saint-Germain-en-Laye diventa un problema. Così la sua famiglia, che abita nel XIII arrondissement, preferisce avvalersi del centro del Paris FC, la seconda squadra della capitale francese, logisticamente molto più comoda. E qui rimarrà per un decennio scalando tutte le categorie giovanili fino al fatidico 2008, anno che segnerà il suo primo e prematuro addio al rettangolo verde. Già alcuni club professionisti hanno puntato quel giovane attaccante franco-camerunense, ma un guaio al ginocchio lo trattiene spesso e volentieri in infermeria e la sua squadra, quella degli under-16, conclude la stagione perdendo la categoria. A fine anno il ginocchio continua a tormentarlo, l’équipe medica non è all’altezza della situazione e la possibilità di firmare un contratto pre-professionistico sfuma. Le pessime cure ricevute lo inducono a pensare di lasciare il mondo del calcio, anche perché la mamma preme affinché si dedichi con maggiore impegno agli studi.

Perciò a sedici anni si concentra sulla scuola, o almeno dovrebbe, vista la sua scarsa vocazione per i libri, e appena il ginocchio glielo permette torna a giocare con gli amici nei campetti del quartiere. Proprio su questi campi si sono formati molti talenti di strada che hanno trasformato Parigi nella più grande fucina di promesse del pianeta nell’ultimo decennio. La Federcalcio transalpina ha addirittura deciso di creare una rete di osservatori in giro per i rettangoli abusivi di periferia per scovare diamanti grezzi da svezzare in strutture più attrezzate. Toko Ekambi decide di riempire il tempo libero giocando un paio di volte a settimana nel campetto sintetico della palestra Marcel Cerdan, finché il ginocchio non si ristabilisce e viene avvicinato da Naomi Keita, allenatore del piccolo Gobelins, che lo convince a tesserarsi per il campionato federale in cui è implicato il piccolo club parigino. Lui accetta: il campo è di fronte a casa sua, meglio di così non poteva andare. Si allena solo il venerdì e gioca il fine settimana, ma a volte è costretto a saltare anche quell’unico allenamento infrasettimanale e così la domenica si siede in panchina per rispetto verso i compagni. Ma quando scende in campo è ovvio che le sue qualità sono di una spanna superiori a quelle degli altri, compagni e avversari, la sua presenza nell’ultima mezzora è spesso sufficiente a ribaltare partite compromesse. Per Karl è un anno di transizione, si diverte a calciare il pallone proprio come i primi anni perché non ci sono pressioni e spesso e volentieri si presenta al campo appena venti minuti prima del fischio d’inizio.

A fine stagione il tecnico del Gobelins bussa a casa Toko Ekambi per cercare di convincere la mamma di Karl: il ragazzo ha la stoffa del calciatore e merita un palcoscenico maggiore, e dopo un’iniziale diniego, anche grazie all’aiuto del fratello di Karl ottiene il beneplacit familiare a patto che non comporti il dover abbandonare il collegio. Affare fatto. Grazie a una sua vecchia conoscenza Naomi Keita intercede per la giovane ala presso l’FC Paris, il club dov’era cresciuto e dove lo conoscono benissimo. Si ricomincia come ai vecchi tempi: il centro sportivo dista appena quattro fermate di tram in più e Karl può tornare a crescere professionalmente, anche se questo significherà abbandonare il suo gruppo rap, gli “MZ”. La sua parabola calcistica può riprendere e le sue qualità si affinano di giorno in giorno, tanto da riuscire a guadagnarsi il primo contratto: nel gennaio del 2011 firma per quattro anni e mezzo, in seguito alle avances di vari club tra cui Sochaux e Le Havre. Guarda caso proprio pochi giorni prima della sua esplosione alla Coupe Gambardella 2010/11, il più prestigioso torneo giovanile del paese, dove il piccolo Paris raggiunge gli ottavi di finale dopo aver eliminato avversari del calibro di Auxurre e soprattutto dei rivali cittadini del Paris Saint-Germain. Toko Ekambi segna tre gol nelle prime tre partite, mentre contro il Montpellier è costretto a lasciare il campo dopo mezzora di gioco per via di un infortunio. Per il tecnico Alexandre Monier non ci sarà molto da fare, senza il suo uomo migliore il Paris under-19 abbandona la competizione.

Nella stagione successiva si guadagna il salto nella squadra riserve, dove aveva esordito segnando anche un paio di reti, e abbandonando così definitivamente le categorie giovanili. E viene notato da Alain Mboma, l’allenatore della prima squadra nonché fratello del più famoso Patrick, ex-attaccante di Cagliari e Parma. Quando viene convocato con i grandi siede spesso in panchina a guardare i compagni, ma le cose cambiano all’improvviso il 21 ottobre 2011. Il Paris è in trasferta a Niort contro una delle pretendenti alla promozione in Ligue 2, il Chamois Nortais, e Toko Ekambi sale in cattedra: sforna un assist e segna un gol che vale uno zero-due sorprendente. Da qui in poi diventerà titolare, il Paris riuscirà a salvarsi anzitempo nel Championnat National, la Serie C transalpina (mentre il Chamois dominerà la categoria chiudendo con l’ambita promozione). Ma la sua posizione di punta esterna non gli permette di far registrare numeri da capogiro e chiuderà con appena tre reti stagionali. Comunque il ragazzo ha ancora alcuni difetti da correggere: sbaglia un po’ troppo sotto porta e quando le cose non girano per il verso giusto non riesce a compensare la sua prestazione con una tecnica molto ruvida.

E con l’arrivo sulla panchina di Olivier Guillou la fortuna non ruota nel verso giusto: dopo un inizio di stagione deludente, appena un gol in nove gare tra agosto e inizio ottobre, deve restare a guardare dall’infermeria. Tornerà in campo soltanto a febbraio con le riserve, e per rivederlo in prima squadra bisogna aspettare addirittura il 3 maggio, quando scende in campo nel secondo tempo della débâcle contro il Luzenac. Da fabbraio in panchina siede Gaston Diamé, chiamato a una salvezza difficile, e il finale di stagione è entusiasmante: Toko Ekambi mette a segno tre reti nelle ultime tre gare, una doppietta contro il Quevilly che vale tre punti e un altro centro contro la capolista Créteil che vale un punto. I suoi gol danno al Paris gli ultimi quattro punti della stagione, ma non bastano per salvarsi. Comunque per via della retrocessione amministrativa inflitta a luglio al Rouen la squadra viene ripescata e può continuare a giocare tra i professionisti.

Per la sua definitiva esplosione servirà l’arrivo di Cristophe Taine, l’uomo al momento giusto. Taine aveva raggiunto l’apice della sua carriera allenando l’UJA Maccabi Paris nella Serie D francese, ma dopo esser stato esonerato a stagione in corso, era sceso fino in National 3, sesta categoria, per riportare il Saint-Ouen-l’Aumône in quinta. Le sue capacità tra i dilettanti avevano convinto la dirigenza del Paris a ingaggiarlo per riportare i parigini tra i professionisti in seguito alla retrocessione sul campo. L’insperato ripescaggio non ha cambiato le carte in tavola e Taine è rimasto nella Ville Lumière per due anni. Sotto la sua guida Toko Ekambi diventa finalmente un calciatore fondamentale: lavora sulla sua muscolatura e sulla freddezza in area di rigore. Mette a segno quattordici reti in ventisei gare, un gol ogni 156 minuti di gioco, che gli permettono di diventare vice-capocannoniere della National. A questo punto, nell’estate del 2014, torna a bussare un club che lo stava seguendo dalla Coupe Gambardella 2010/11: il Sochaux.

Les Lionceaux stanno attraversando uno dei peggiori momenti della loro storia: sono retrocessi in Ligue 2 dopo sessantasei anni in massima serie e il gruppo Peugeot, fondatore e proprietario del club, decide di mettere in vendita le proprie azioni. Toko Ekambi, costato 400mila euro più il centrocampista Poujoul, è l’unico giocatore per cui la società è disposta a spendere soldi e, seppur per poche settimane coincide con Cédric Bakambu, la punta di diamante della rosa, che però è in procinto di essere venduto e verrà ceduto nelle ultime ore di mercato al Bursaspor. Adesso dovrà essere lui a sostituire Bakambu, e guarda caso non sarà l’unica volta. E dopo la cura Taine la sua carriera è un continuo crescendo: alla sua prima gara da titolare va in rete contribuendo alla vittoria ad Ajaccio e segnerà ancora una volta quattordici reti, ma stavolta in una categoria maggiore. Le sue prestazioni gli valgono la convocazione nella nazionale camerunense e la UNFP, l’Assocalciatori francese, lo inserisce a fine anno nella formazione ideale della Ligue 2. Ma il Sochaux è in caduta libera, non solo non riesce a riguadagnare la categoria, ma l’anno successivo va ancora peggio, salvandosi solo nel finale con appena tre punti dalla zona retrocessione. Karl Toko Ekambi si conferma il capo-cannoniere dei Lionceaux e dopo un’altra stagione in doppia cifra la sua partenza non è più prorogabile. L’Angers offre un milione di euro e se lo porta in Ligue 1.

Il piccolo club della Loira si è appena salvato alla sua stagione d’esordio in massima serie, da cui mancava da oltre due decenni, e sta cercando di stabilirsi nell’élite francese con al timone Stéphane Moulin. È la guida tecnica della squadra dal 2011: grazie a lui l’Angers si è prima consolidato in cadetteria, ha fatto il salto nell’aristrocrazia del calcio transalpino e si sta confermando in massima serie. Ancora una volta non patisce il salto di categoria: segna sette reti e sforna cinque assist in campionato (da cui mancherà per un mese e mezzo per la Coppa d’Africa), un gol in semifinale di coppa di Francia dove l’Angers raggiunge per la seconda volta nella sua storia la finale, poi persa contro il Paris Saint-Germain e vince la Coppa d’Africa 2017 con il Camerun, pur giocando appena quattro spezzoni di gara. Ma le sue predisposizioni tattiche incidono fortemente sul suo ruolino di marcia: nelle ventidue gare in cui viene schierato come ala sinistra nel 4-3-3 di Moulin gonfia le rete tre volte, mentre nelle sette occasioni in cui gioca come terminale offensivo esulta ben quattro volte.

E nella stagione appena terminata si consacra definitivamente trascinando l’Angers a furia di gol. Uno dei motivi principali della sua esplosione è proprio la posizione in campo: in estate l’Angers ha cambiato i suoi due centravanti vendendo il cannoniere Diédhiou e il suo rimpiazzo Doré per prendere Crivelli e Guillaume. Ma i nuovi arrivati segneranno appena quattro reti in due nell’arco di tutta la stagione. Così Toko Ekambi viene dirottato sempre più spesso verso il centro dove, forte della visione di gioco accumulata giocando sulla banda laterale, può finalmente sfruttare il suo potenziale da goleador. Così a gennaio, già arrivato in doppia cifra, arriva un’offerta importante dall’estero (il Brighton Hove & Albion?) che mette sul tavolo venti milioni di euro e offre al calciatore di quadruplicare il suo ingaggio. L’Angers non sarebbe in grado di pareggiare quel salario in alcuna maniera, visto che il suo fatturato è di circa trentacinque milioni, ma Karl Toko Ekambi non ha dubbi sul suo futuro e quando il presidente Chabane lo informa della situazione risponde molto chiaramente: «Abbiamo diciotto punti in classifica, ancora non siamo fuori pericolo: voglio restare». Saïd Chabane lo bacia e lo ringrazia, in cambio lo venderà al club che deciderà il calciatore. La scelta paga entrambi: Toko Ekambi chiude la stagione con diciassette reti e cinque assist, appena uno meno di Radamel Falcao e due di Neymar, su azione scavalcherebbe anche Balotelli, e l’Angers si salva comodamente. Gli viene assegnato il premio Marc Vivien-Foé, quello del miglior africano della stagione di Ligue 1, e l’allenatore Moulin lo incorona salvatore della patria: «Senza di lui saremmo stati in guai seri».

Per questo quando il Villarreal si è affacciato e lui ha scelto il Sottomarino giallo il presidente non ha potuto impuntarsi più di tanto. Il Submarino amarillo è sempre alla ricerca di giocatori che ancora non sono esplosi e dopo aver corteggiato l’Angers con un’offerta di sedici milioni di euro (ma i francesi avevano il Rennes alla porta che era disposto a metterne sul piatto ventidue) si è raggiunto l’accordo: venti milioni più una percentuale sulla prossima cessione. Il profilo tecnico è molto simile quello di Bakambu: agile, esplosivo, in grado di svariare su tutto il fronte d’attacco e di bruciare gli avversari in accelerazione. Non a caso lo stesso Bakambu ha fatto da mediatore per l’operazione, consigliando a Karl Toko Ekambi di andare a giocare in quel «club familiare» che coccola i propri beniamini come pochi altri. Dal suo canto la punta camerunense rispecchia il modello di calciatore ideale anche fuori dal rettangolo verde: lui stesso dichiarò di uscire raramente per andare al cinema o al ristorante, preferisce rimanere a casa con la moglie e il figlio. E dopo i guai di Rubén Semedo questo aspetto è diventato tutt’altro che secondario nella Plana Baixa.

About Mihai C. Vidroiu 470 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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