Le montagne russe di Javi Calleja

Analisi della stagione appena conclusa, la prima del tecnico madrileno

Calleja

Prima della gara contro il Siviglia Javi Calleja ha detto in conferenza-stampa la «la stagione sta diventando una specie di montagne russe con momenti molto buoni e picchi alti, e altri momenti in cui inanelliamo sconfitte». Il giorno dopo il suo Villarreal ha disputato la partita più altalenante dell’anno: su un campo difficilissimo è andato in doppio vantaggio e si è ritrovato in superiorità numerica a soli venti minuti dal termine, ma è riuscito a sprecare tutto facendosi riacciuffare da una rivale diretta per la corsa all’Europa, perdendo anche la classifica avulsa. È stata l’istantanea di una stagione in cui molte cose non hanno girato per il verso giusto e molte altre hanno superato le aspettative. Andiamo a ripercorrere quel che è accaduto per cercare di capirne meglio alcuni meccanismi, e per farlo dobbiamo partire dall’inizio: da Fran Escribá, l’allenatore confermato in estate, ma solo per un’altra stagione.

La sua riconferma arrivava al termine di un anno in cui il Villarreal aveva deluso ma era riuscito a c’entrare l’obiettivo dell’Europa League facendo registrare la seconda miglior stagione di sempre in termini di punti totalizzati. Ma l’avvio è pessimo sia nei risultati che nel calcio espresso: alla Real Sociedad basta un tempo per regolare con un netto tre a zero gli ospiti, che in trasferta perdono sul campo di due neo-promosse, il Levante e il Getafe. Sarà proprio Getafe a costare la panchina al tecnico valenziano: il 4-0 al Coliseo Alfonso Pérez è una delle peggiori sconfitte della storia del Sottomarino giallo in massima serie, sicuramente la peggiore contro una neo-promossa e che arrivava da due sconfitte interne. Escribá ha le sue attenuanti che possono essere riassunte nell’infermeria piena: nelle prime gare deve rinunciare a più di una decina di giocatori, ma il gioco espresso e la pesante sconfitta in quel di Getafe convincono la dirigenza a puntare sul giovane tecnico del Villarreal B: Javier Calleja. Un ex-calciatore del club che da anni allena la cantera con ottimi risultati, ambizioso e dai modi gentili, ma soprattutto disposto a traghettare la squadra fino a fine stagione per poi tirare le somme.

La sua partenza è incoraggiante: quattro vittorie e un pareggio nelle prime cinque di campionato è qualcosa che non è riuscito a nessuno su questa panchina. Dopo aver esordito a Netanya contro il Maccabi Tel-Aviv con un 4-2-3-1 opta per il suo modulo preferito: il 4-4-2 a rombo che sarà il sistema più usato fino a fine stagione. Eccezion fatta per il mezzo passo falso a Ponferrada in Copa del Rey, la prima sconfitta del nuovo allenatore arriva soltanto due mesi dopo contro il Siviglia che, proprio come nel ritorno, rimonta da due gol di svantaggio e rovina la festa ai padroni di casa. E con il filetto di vittorie esterne al Balaídos, Mestalla e Bernabéu fa definitivamente innamorare tifoseria e dirigenza. A Valencia la squadra gioca male ma considerando che gli uomini di Marcelino in casa non avevano mai perso (sei vittorie e due pari in otto gare) il bottino è dorato, ancor di più quando sbanca il Coliseo blanco del Real Madrid dove il Villarreal non aveva mai vinto nella sua storia. Il suo Submarino amarillo non solo vince ma gioca anche un calcio spumeggiante, basato sul possesso palla e la ricerca costante di geometrie vincenti. La rimonta in classifica nei confronti dei cugini valenziani è impressionante: in un mese e mezzo si ritrova da tredici lunghezze a soli tre punti di distacco. Ma proprio quando si inizia a fare sul serio la squadra molla.

Tra metà gennaio e metà febbraio il Villarreal viene malamente eliminato dagli ottavi di finale di entrambe le coppe: dolorosamente contro il Lione in Europa e incredibilmente contro il Leganés nella coppa nazionale. La squadra tira il fiato e i motivi sono molteplici. Molti dei giocatori-chiave non ne hanno più, anche perché non hanno ricambio. Fornals, inamovibile punta del diamante di centrocampo, non risolve più le partite da solo e incapperà in un paio di malori che ne denunciano un calo fisico incontestabile. Rodri, inizialmente costretto a rilevare l’assenza di Bruno Soriano, si ritrova a dover giocare sempre perché il capitano del Villarreal non tornerà in campo e, come se non bastasse, firma per l’Atlético Madrid già in inverno. Castillejo continua a essere incostante come al solito; Trigueros inizia a patire sempre più la pubalgia; Bakambu, il miglior giocatore della rosa, viene venduto e il suo sostituto, Roger Martínez, è fuori condizione, così Bacca deve giocare sempre e va in affanno. Chéryshev è tormentato da ricadute muscolari, Sansone si infortuna in coppa e non si vedrà più per almeno tre mesi, e in panchina non sembrano all’altezza i vari Adrian Marin, Roberto Soriano o Enes Ünal. Ognuno per motivi diversi, ma la squadra non ne ha più. Come se non bastasse l’arresto di Rubén Semedo non aiuta a mantenere la giusta serenità per affrontare il momento più delicato della stagione.

La sconfitta cruciale che segna l’addio alle ambizioni di Champions League è quella interna contro l’Alavés, una squadra che sembrava una delle principali indiziate alla retrocessione e che invece espugna l’Estadio de la Cerámica ancora una volta. A causa della nevicata nei Paesi Baschi gli ospiti non erano riusciti ad allenarsi nel proprio campo di allenamento e avevano dovuto spostarsi prima a quello dell’Athletic Bilbao, distante ottanta chilometri, e poi al centro sportivo della squadra di pallacanestro. Poi, una volta in campo, è stato il Villarreal a esser parso disorientato da una settimana storta. Nel momento peggiore della stagione il Sottomarino giallo accumula sei sconfitte e una sola vittoria in otto partite e Javi Calleja cerca di arginare la situazione giocando con i moduli. Di partita in partita, a volte durante lo stesso incontro, cambia modulo: non solo il rombo ma anche il 4-4-2 in linea o il 4-2-3-1. Il sistema di gioco non sembra incidere sui risultati, come ha confermato la sconfitta contro il fanalino di coda Malaga, una squadra che aveva vinto appena tre gare in ventinove turni (e l’ultima volta era stato quattordici partite prima) e che battendo il Villarreal si riporta a undici lunghezza da una salvezza che abbandonerà poche settimane dopo. Comunque per il finale di stagione si vira definitivamente sul 4-2-3-1 con un ritrovato Chéryshev sulla fascia e il graduale recupero di alcuni giocatori importanti come Castillejo e Bacca, ma soprattutto l’esplosione del giovane Raba.

A livello tattico ha avuto il suo peso anche il ritorno di Víctor Ruiz che era stato sostituito da Bonera, ma i cui limiti fisici ne hanno minato le prestazioni. Con il ritorno di Ruiz al centro della difesa Rodri ha potuto agire qualche metro più avanti, colmando la lacuna tecnica lasciata da un Fornals che non ha potuto trascinare la squadra per tutta la stagione. Inoltre rinunciando alla doppia punta (visto l’infortunio di Sansone, e l’inesperienza di Ünal e Roger Martínez) Calleja ha recuperato un uomo in più a centrocampo dove la squadra ha riguadagnato in fiducia e solidità. Alla fine il Villarreal di Calleja ha dimostrato carattere contro le grandi (quattro punti contro ognuna delle due madrilene, addirittura sei contro il Valencia), ma le è mancata la necessaria continuità per poter ambire a qualcosa di più. Non hanno di certo aiutato il cambio di allenatore, l’epidemia di infortuni (oltre alla quantità: si è dovuto disputare un girone con il terzo portiere fra i pali, ed è sparito il miglior centrocampista della rosa), l’arresto di un calciatore, la partenza di Bakambu e quella annunciata di Rodri. Ma nonostante tutto Calleja, che fino a un anno fa era ad allenare i giovanissimi del Juvenil, ha saputo accumulare esperienza e dimostrare potenzialità tattiche c’entrando l’obiettivo minimo: la qualificazione all’Europa League.

Ha dato modo di poter mettere in campo una squadra che sappia giocare un calcio propositivo, che sappia alternare diversi moduli di gioco e soprattutto capace di aggiustare le partite in corso come hanno dimostrato alcune vittorie arrivate solo nel secondo tempo dai giocatori subentrati. Inoltre ha saputo affrontare partite importanti trasmettendo la giusta mentalità alla squadra, vincendo su campi difficili o contro avversari tosti ma negli ultimi minuti. Non è crollato in imbarcate clamorose come il suo predecessore (nei dodici mesi si ricordano i poker presi da Roma e Getafe, ma anche tre a zero dalla Real Sociedad in quarantacinque minuti, mentre Calleja ha fatto malissimo solo contro il Barcellona, squadra di altissimi livello contro cui spesso finisce così male). Un ultimo dato: considerando i trentadue turni di Liga in cui Calleja ha diretto la Sottomarino giallo il Villarreal sarebbe comunque quinto in classifica: a sette punti dal Valencia quarto ma a sei lunghezze dal Betis sesto. Come stagione d’esordio, e in corsa, si può essere ragionevolmente soddisfatti. Ci sono i presupposti per creare un ciclo, adesso bisogna vedere cosa saprà fare dovendo curare la preparazione atletica e il mercato. Lo si era detto anche di Escribá ed è finita come si è visto. Ad maiora.

About Mihai C. Vidroiu 450 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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