Javi Calleja spiega la sua idea di calcio

Dal rombo al 4-2-3-1 passando per il turn-over: ecco come la pensa Calleja

Javi Calleja

Questa settimana il giornalista Raül Badenes de “El Periodico Mediterráneo”, il principale quotidiano della provincia di Castellón de la Plana, ha pubblicato un’intervista-fiume a Javi Calleja, attuale allenatore del Villarreal, in cui sono stati affrontati molti temi interessanti. Da questo articolo sono emersi alcuni concetti centrali dell’idea di calcio del tecnico madrileno, specialmente legati all’aspetto tattico, che è bene andare a leggere. Ecco alcuni passaggi chiave dell’intervista realizzata pochi giorni fa.

«Si è parlato molto del modulo, l’ho detto sin dal primo giorno: l’idea è quella di avere il controllo del pallone, di essere protagonisti del gioco, il modulo è secondario, quello che importa sono le idee» ha detto Calleja «Il rombo è un sistema in cui credo, che ti da una serie di cose come la superiorità e il dominio a centrocampo. Quando è stato utilizzato ha funzionato molto bene, sia a livello di gioco che di risultati, però siamo passati per alcuni periodi durante i quali il gioco non fluiva bene, abbiamo perso di sicurezza senza il pallone, ci infilavano negli spazi, non dominavamo più e avevamo bisogno di reinventarci e afferrare nuovi concetti. Adesso giochiamo con il 4-2-3-1 e stiamo dando maggiore profondità con giocatori con caratteristiche come quelle di Chéryshev e Samu [Castillejo] e ci sta venendo molto bene. Ma l’essenza del gioco è sempre quella».

Sulla compatibilità tra il rombo e le caratteristiche della rosa. «All’inizio tutto è stato afferrato subito e vedevo che la squadra si era adattata a questo cambiamento. Però col passare del tempo abbiamo cercato di acquisire maggiore sicurezza, diventando più forti di dietro con il doppio pivot, con giocatori di maggior consistenza a livello difensivo. E a partire da lì crescere senza abbandonare il possesso palla, e aggredire, capire i tempi dell’incontro, gestire la fatica…». Sulla decisione di passare al 4-2-3-1. «Ho un’idea chiarissima di gioco e di lavoro, però quando si è l’allenatore bisogna percepire cosa si respira nello spogliatoio, ascoltare il giocatore, stare attento alle sensazioni che ti trasmette la squadra. Se mi chiudo e cerco di imporre una serie di idee che ci debilitano, più che darci sicurezza è un suicidio, e io non voglio suicidarmi ma migliorare il rendimento. Con questo disegno tattico credo che il rendimento della squadra migliori. Ma con me si vedrà un Villarreal con diversi moduli, con giocatori che cambiano di posizione, sempre all’interno di una stessa idea. Più che di moduli preferisco parlare di proposte di gioco».

Sull’accantonamento di alcuni giocatori (il riferimento è principalmente a Víctor Ruiz e Chéryshev, ma il discorso potrebbe essere ampliato ad Adrián Marín, Roberto Soriano o Enes Ünal). «Víctor è uno dei giocatori con maggior minutaggio, però ad un certo punto decido che devono giocare Bonera e Álvaro senza smettere di credere in Víctor. Credo in tutti i giocatori, però in determinati momenti servono dei cambi senza che questo debba voler dire che un giocatore o un altro stiano lavorando male. C’è chi crede che debbano giocare sempre gli stessi, io credo di no. I giocatori passano per diverse fasi per via di infortuni, squalifiche o del funzionamento collettivo che a volte condiziona quello individuale. Adesso per esempio stiamo giocando più aperti e Chéryshev si adatta meglio a questa situazione. È un giocatore importantissimo e il fatto che non abbia giocato altre partite è stato a causa di diversi approcci, avversari, situazioni che si soppesano per poi decidere. L’importante è poter avere varianti». Quindi nessuna bocciatura. «Assolutamente no. In ogni partita cerco l’undici più adeguato in funzione di come stiamo noi e dell’avversario».

Infine un appunto sul suo futuro sulla panchina grogueta. «Nel mio contratto c’è l’opzione per un altro anno e tutto fa presumere che verrà data continuità a questo progetto. Ogni volta che ho parlato con il presidente, l’amministratore delegato o con chiunque abbia potere decisionale nel club mi hanno trasmesso una totale fiducia. Mi sono sempre sentito supportato e non c’è mai stato neanche un momento di tentennamento. Sono contenti del mio lavoro e l’idea è quella di un progetto a lungo termine, non solo di un anno. Si crede in un’idea e cercheremo di svilupparla per il maggior tempo possibile».

About Mihai C. Vidroiu 500 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*