Caso Rubén Semedo, in via di archiviazione un altro procedimento secondario

Mamma Adelaide, in lacrime, ha detto che il figlio è sempre più disperato

Rubén Semedo

Da più di due mesi Rubén Semedo, il difensore centrale del Villarreal, è rinchiuso nel carcere di Picassent con una lunga serie di accuse tra cui il sequestro di persona e il tentato omicidio ai danni di Daniel López Bonde. Nonostante non ci siano ancora novità su questo caso, ieri il portoghese è comparso in tribunale per un altro procedimento pendente, infatti oltre alla storiaccia che lo ha condotto al fresco Rubén Semedo ha accumulato altre tre denunce per fatti più lievi. Uno di questi è stato già archiviato qualche tempo fa, mentre ieri mattina si è presentato in aula per rispondere di un’aggressione avvenuta lo scorso 29 ottobre nei pressi della discoteca Cream. Secondo quanto esposto dal denunciante il portoghese avrebbe istigato la vittima all’interno del locale, salvo poi scusarsi e promettergli una maglietta del Villarreal, ma una volta fuori dalla discoteca gli avrebbe spaccato una bottiglia di vetro in testa. Ma, secondo quanto riportato dalla stampa locale, la vittima non si sarebbe recato in alcuna struttura sanitaria per ottenere un referto medico da portare come prova. Per questo motivo il procedimento è rimasto nell’ambito civile e non è sfociato in quello penale.

Comunque sia nella mattina di ieri l’ufficio legale dell’accusa Domingo Monforte avrebbe trovato un principio di accordo con la difesa per ritirare la denuncia e far archiviare anche questa questione. Le due parti avrebbero trovato una soluzione extra-giudiziaria, leggasi un rimborso di natura economica, per metter fine alla faccenda. Perciò il tribunale ha sospeso la seduta e ha concesso dieci giorni di tempo alla difesa per assolvere alle promesse; dopo questa data, nel caso in cui non dovessero essere mantenute si continuerà per vie legali, altrimenti Rubén Semedo si sarà liberato di un’altra rogna pendente. Ma è doveroso ricordare che la sua incarcerazione è stata comminata esclusivamente in seguito ai fatti citati in apertura, che restano ancora da dirimere.

All’uscita dal palazzo di giustizia il suo avvocato Jorge Albertini è tornato a parlare della sua attuale situazione dichiarando che le denunce esposte sono una diretta conseguenza della «sua condizione di personaggio pubblico e perché sanno che è la persona in grado di assolvere, che può pagare, qualsiasi tipo di indennizzo». Ha inoltre spiegato che è stata sollecitata una nuova richiesta di scarcerazione dopo aver proposto quali garanzie «il pagamento di una cauzione, il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma per dimostrare che non v’è alcun rischio di eludere la giustizia». Ma bisogna anche ricordare che il primo rifiuto di scarcerazione era stato motivato più che con il rischio di fuga, con il rischio di reiterazione del reato nei confronti della vittima. «Rubén non è stato l’autore di questi fatti» ha proseguito l’avvocato «c’è una serie di inesattezze ed è stato già pubblicamente condannato. Perché dobbiamo dare per certo quello che dichiara una persona? Qualsiasi testimonianza dovrebbe essere corroborata da elementi oggettivi».

«Per una mera dichiarazione il mio cliente è in prigione da tre mesi e il club che ha rappresentato gli ha sospeso lo stipendio. Già viene dato per condannato e nessuno prende in considerazione che la una sola dichiarazione non può essere una prova valida» ha spiegato Jorge Albertini «Che bisogno avrebbe il mio assistito di legare, colpire e rubare a una persona per cinquemila euro? Ma veramente per cinquemila euro avrebbe agito come un comune delinquente, come il capo di un’organizzazione criminale? Non è così». Al suo fianco la mamma Adelaida Gonçalves in lacrime. «È stato vittima di un raggiro. […] Perché tutto il mondo lo ha condannato? Non hanno nessuna prova, Rubén non ha fatto niente. Perché devono dubitare della sua innocenza?». Infine ha parlato di suo figlio. «Sta soffrendo molto, è disperato; è inaccettabile perché non ha fatto niente per volere tutto questo. Non può allenarsi e quello che più gli piace è giocare e stare con la sua famiglia, ma glielo stanno proibendo. È molto difficile da accettare, per me e per lui. Ogni giorno che passa è sempre più disperato».

About Mihai C. Vidroiu 427 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*