Conoscere un po’ meglio Javier Calleja

Calleja

A fine stagione sarà il momento di tirare le somme e il primo esaminato non potrà che essere Javi Calleja: il tecnico ha un mandato che scadrà a giugno e la dirigenza dovrà decidere se puntare forte su di lui o se cominciare un nuovo progetto con un tecnico più esperto. Promosso in fretta e furia dal Villarreal B, dopo la debacle di Fran Escribá in quel di Getafe, il giovane allenatore madrileno è ancora sotto valutazione. Se sotto le feste natalizie società e tifoseria erano molto contenti del rendimento della squadra, tanto in termini di gioco quanto di risultati, adesso la sua posizione è cambiata moltissimo. Il Sottomarino giallo è incappato in una lunga striscia negativa e nel giro di un mese e mezzo è stato eliminato da entrambe le coppe, mentre in campionato ha definitivamente rinunciato alla zona Champions League. Ma quel che più preoccupa è che il suo calcio è lontano anni-luce da quello intravisto a inizio inverno quando paradossalmente avrebbe avuto meno tempo per impostare uno stile di gioco tutto suo. Nelle ultime settimane si è visto un Villarreal brutto e inefficace almeno quanto quello del suo predecessore, perciò la sua posizione è ancora ampiamente in ballo.

La striscia negativa è iniziata con la sconfitta al Benito Villamarín contro il Betis: prima di allora il Submarino amarillo aveva incatenato quattro vittorie consecutive, e in Liga si presentava con un biglietto di presentazione in cui figuravano tre successi nelle ultime tre trasferte di campionato a Vigo, Valencia e Madrid. Dopo il passo falso di Siviglia il Sottomarino giallo se l’è vista contro l’Alavés in casa e proprio in quella conferenza pre-gara Calleja ha chiarito chiaramente i concetti chiavi del suo stile di gioco. Senza palla è fondamentale «il contro-pressing alto», mentre con la sfera tra i piedi sono necessarie «lucidità, rapidità e pochi tocchi per poter gestire la pressione degli avversari». E anche quando la palla sembra non voler entrare bisogna «mantenere la calma e riprovarci». Concetti molto simili a quelli della prima era Marcelino. Eppure anche contro i baschi andò male: il Villarreal perse di nuovo e quello che sembrò un passo falso si trasformò nel primo passo di una crisi che avrebbe pregiudicato la stagione.

Ma per capire Javi Calleja bisognerebbe poterlo osservare da dentro: apprezzarne i metodi e capirne lo stile. Come la maggior parte dei grandi allenatori con un passato da calciatore è stato un centrocampista e conosce bene sia il mondo del calcio, ma ancor di più quello del Villarreal avendo giocato i migliori anni della sua carriera all’ombra del Madrigal. Per le sessioni di allenamento, la maggior parte delle quali sono previste per le dieci e mezza, l’appuntamento è nel centro sportivo di Miralcamp almeno un’ora prima. Cosicché tutti possano fare colazione assieme, socializzare e conoscersi ancor prima come uomini e poi come calciatori. Ovviamente sono presenti anche lui e il suo staff. A iniziare dal suo vice Quique Álvarez, qualcuno potrebbe ricordarlo al centro della difesa ai tempi di Manuel Pellegrini, richiamato da Barcellona non appena Calleja si è insediato sulla panchina della prima squadra. Ma non meno importanti sono i preparatori fisici Pepe Romero e Pablo Manzanet (a proposito lui è villarrense doc), il preparatore dei portieri Jesús Unanua, il dirigente responsabile Pascual Donat, e gli analisti Luismi Loro, Jorge Sifre e Francesc Martí. Chi sta a contatto con lui ogni giorno lo descrive come una persona molto scherzosa, anche con i giocatori, ma irremovibile nel momento in cui c’è da prendere una decisione. Perché se è vero che delega molti compiti ai suoi collaboratori, è altrettanto vero che nel momento in cui bisogna imporre una decisione, l’ultima parola è sempre la sua.

Nelle sessioni di allenamento la caratteristica principale è la presenza del pallone: sono molti gli esercizi in cui i calciatori hanno a che fare con la sfera, sicuramente più di quanto non sia accaduto loro negli ultimi anni con Marcelino e Fran Escribá. Per chi si era abituato ai metodi di Marcelino è una manna dal cielo, soprattutto perché i giocatori amano toccare il cuoio tutto il tempo, mentre con il tecnico asturiano molto più tempo era dedicato a saper gestire la difesa e alle ripartenze in contropiede. Sarà un caso, ad esempio, che nella gara di ieri sera il Villarreal abbia saputo trovarsi spesso in superiorità numerica contro i difensori avversari, ma non abbia saputo andare in rete? (Il primo gol è arrivato grazie a un gran tiro di Bacca, dopo che il colombiano aveva bruciato il suo vantaggio posizionale sui marcatori, il secondo su calcio di rigore) L’ultimo anno con Marcelino alla guida la squadra aveva affinato dei meccanismi fenomenali nel mettere i calciatori in condizione di poter arrivare la tiro nella situazione più favorevole possibile per segnare.

Dal punto di vista tattico la sua predisposizione per il possesso palla sembra essere venuta meno nelle ultime settimane. Probabilmente Calleja ha capito che la sua squadra non riesce a garantire il giro palla come qualche mese fa e ha dovuto adattarsi all’attuale condizione di forma per ottenere gli stessi risultati ma con un atteggiamento diverso. In questo senso è essenziale la condizione mentale della squadra (qualcuno ha notato che ieri dopo il vantaggio è stato inquadrato il tecnico amarillo mentre si indicava le tempie? Come a voler dire: mi raccomando, manteniamo la concentrazione adesso) e forse lui lo sa meglio di altri. Se è vero che sul suo comodino ci sono tanti libri di calcio quanto quelli di psicologia, basta fare una rapida analisi per rendersi conto, ad esempio, che le sue sostituzioni in corso hanno procurato molti punti. Il bilancio attuale dice almeno nove punti in più nei secondi tempi. Un altro esempio. All’intervallo della partita contro il Deportivo La Coruña, con la squadra in vantaggio, Calleja era incazzato nero. Non lo si era mai visto così nero prima di allora. Aveva fiutato che la squadra aveva abbassato la guardia e non aveva assolutamente intenzione di buttare al vento quei tre punti. Morale della favola: il Villarreal torna in campo a tutto gas, non trova il raddoppio e si fa riagguantare a sei minuti dal termine. Ipse dixit.

La tenuta mentale è imprescindibile, e Calleja lo sa benissimo. Anche per quello prima del Girona aveva detto in conferenza-stampa che si sarebbe trattato di una finale, ma le sue parole non sono state sufficienti a caricare l’ambiente. Così, dopo l’ennesima sconfitta, ci ha riprovato prima della lunga trasferta alle isole Canarie, puntando i riflettori sul fatto che «il passato non torna» e aggiungendo che «dobbiamo provare a vincere questo campionato di undici giornate rimanenti». Di certo una frase a effetto di fronte alle telecamere non è sufficiente a vincere una partita, ma è indicativo dell’attenzione che un allenatore presta a determinati aspetti della sua squadra e del suo modo di intendere il calcio. La sua affermazione ricorda quanto fece Paco López quando arrivò al Villarreal C e appese al muro la classifica parziale del campionato a partire dal giorno del suo arrivo in poi (ieri Paco López, dopo tanti anni nella cantera amarilla, ha esordito in Liga alla guida del Levante e ha raccolto tre punti vitali per i valenziani).

Sicuramente di lavoro da fare ce n’è ancora molto, soprattutto per un allenatore così giovane che non ha mai avuto esperienze in massima serie. Se la dirigenza vorrà puntare su di lui dovrà dargli tempo e accettare che faccia anche errori grossolani. D’altronde nel suo triennio alla guida della squadra juvenil ha dimostrato di avere le qualità per ottenere sia un gioco spumeggiante che risultati promettenti, come ha già saputo fare a Madrid espugnando il Santiago Bernabéu (su questa panchina non c’era mai riuscito nessuno in diciotto anni). Quella sera allo stadio c’erano anche sua moglie Pachi e le figlie Carlota e Marta, è stata una serata memorabile tanto per lui quanto per il Villarreal. Bisogna ripartire da lì, c’entrare la qualificazione per l’Europa League e poi si vedrà. Già l’anno scorso la dirigenza non era convintissima di Fran Escribá ma decise di dargli un’altra opportunità salvo poi pentirsene a campionato inoltrato. Questo precedente rema contro Calleja: probabilmente se il club non sarà pienamente convinto di lui potrebbe virare su un tecnico più navigato. Ma sono discorsi prematuri: vediamo come finirà questo campionato, restano ancora trenta punti in ballo, e poi quest’estate si ballerà.

About Mihai C. Vidroiu 470 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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