Chi è Salem Al-Dawsari, il Tornado

Tutta la carriera dell'ala saudita arrivata in prestito lo scorso gennaio

Salem Al-Dawsari

La presentazione alla stampa dei due semisconosciuti sauditi Salem Muhamed Al-Dawsari e Jaber Issa, come di consueto, è stata trasmessa in streaming sul sito ufficiale del Villarreal. Ma per la prima volta da quando le conferenze-stampa del Sottomarino giallo sono visibili in rete il sito è collassato. Le cinquantamila visite simultanee raggiunte in quell’occasione non sono neanche comparabili alle conferenze di calciatori più celebri come Pato o Soldado. Contestualmente alla presentazione dei due sauditi il club ha lanciato il nuovo account Twitter in lingua araba che ha toccato quota ventitremila seguaci dopo poche ore (e che a distanza di un mese e mezzo è quasi raddoppiato). Ancora più sconcertante sono state le visualizzazioni dei video caricati sul profilo ufficiale proprio durante la conferenza-stampa: oltre trecentomila occhiate. Basta questo per inquadrare la mossa che ha portato il Submarino amarillo a tesserare Salem Al-Dawsari, molto probabilmente un colpo di marketing, ancor prima che sportivo. Ma ancor prima di giudicare le strategie di mercato della società è bene capire che l’ala destra dei Green Falcons, come vengono chiamati i giocatori della nazionale saudita, è una delle realtà più interessanti del calcio mediorientale. E perciò è bene ricalcarne i passi nel rettangolo verde.

Come ha affermato lui stesso durante la presentazione, durante la sua gioventù ha provato in almeno un paio di occasioni a giocare in Spagna, ma non è mai riuscito a superare i provini. Di fatto tutta la sua storia calcistica può essere riassunta con una sola maglia: quella dell’Al-Hilal, principale realtà di Riyadh e dell’intera Arabia Saudita. In sessantuno anno di vita ha raccolto settantacinque trofei, tra cui quarantatré titoli nazionali e sei Champions League asiatiche, rispettivamente il primato saudita e continentale. Non a caso i suoi tifosi sono soliti vantarsi del titolo che l’IFFHS, l’istituto di statistica del calcio, ha assegnato al loro club: ovvero quello di miglior squadra asiatica del secolo scorso, al pari di quanto accaduto col Real Madrid in ambito europeo. Tanto per completare il quadro l’Al-Hilal è stato il club di Sami Al-Jaber, uno dei più grandi calciatori mediorientali della storia del calcio, e di Rivelino, che arrivò nel’78 assieme allo storico allenatore Mário Zagallo.

Le sue prestazioni nel settore giovanile gli valgono la convocazione ai Mondiali under-20 del 2011 in Armenia. Al-Dawsari è l’esterno destro di un’Arabia Saudita che, come al solito, non ha molto da chiedere ma raccoglierà più di quanto ci si aspettasse. Nella fase a gironi debutta contro la Croazia di Kramarić, oggi punta dell’Hoffenheim, e i Green Falcons vincono due a zero, anche grazie al raddoppio di Fahad Al-Muwallad, in rete dopo meno di un paio di minuti dal suo ingresso in campo, oggi in prestito al Levante. Nella seconda gara i sauditi strapazzano il Guatemala con un impressionante sei a zero in cui va in rete anche Al-Dawsari, mentre nell’ultimo incontro cedono alla Nigeria di Musa, che segna e avvia il due a zero per gli africani. I Green Falcons accedono comunque agli ottavi di finale ma il sorteggio è inclemente: capita il Brasile. Se Alex Sandro, Allan e Willian devono accomodarsi in panchina, fra i titolari spiccano Juan Jesus, Casemiro, Oscar e Coutinho. Finirà tre a zero per i sudamericani, mentre per Al-Dawsari ci sarà spazio per poco più di venti minuti, dopo che era stato schierato titolare per tutta la fase a gironi. Considerando il curriculum dell’Arabia Saudita, si può parlare di una discreta campagna, anche perché il Brasile dimostrerà a tutti di essere la formazione più forte della competizione.

L’ottima figura nella rassegna Fifa indurrà il tecnico dell’Al-Hilal a portarlo tra i grandi. A farlo debuttare è Thomas Doll, discreto calciatore tedesco che militò negli anni ‘90 nella Lazio e nel Bari, ma che da allenatore ha fatto cilecca perfino in Turchia. Il 24 novembre 2011 il derby con l’Al-Nasr, storica rivale di Riyadh, è già domato: l’vittAl-Hilal sta conducendo per due reti a zero. Al-Dawsari entra al settantaduesimo minuto e il suo impatto con la Saudi Professional League, la Serie A saudita, è degno di nota: gli bastano undici minuti per andare subito in gol. Riceve il pallone, salta l’uomo e gonfia la rete: il suo nome inizia a rimbalzare tra i media nazionali. Ha solo vent’anni, ma enormi potenzialità. Doll gli concede sono un altro paio di spezzoni prima di farlo debuttare dal primo minuto a fine gennaio contro l’Al-Ahli. Ma sarà una giornata nera: l’Al-Hilal perderà per uno a zero e il tecnico tedesco verrà esonerato per una brutta serie di risultati (peraltro aggravata dal terribile sette a uno incassato in amichevole contro la Juventus di Antonio Conte, impegnata in una tournée asiatica prima dell’Epifania, in cui Al-Dawsari disputerà l’ultima mezz’ora di gioco).

Anche sotto la guida del nuovo tecnico ceco Ivan Hašek il suo inserimento in squadra non subisce freni, anzi si ritaglia sempre più spazi tanto da guadagnarsi la chiamata in nazionale. Appena un mese più tardi il tecnico olandese Frank Rijkaard lo fa esordire da titolare nella delicata partita contro l’Australia. È l’ultima gara del gruppo D, valevole per le qualificazioni ai Mondiali del 2014, i Socceroos sono già matematicamente primi, mentre l’Oman, impegnato contro la Thailandia, non avrà difficoltà a prendersi i tre punti e agguantare virtualmente la seconda e ultima piazza utile per la fase successiva. Al-Dawsari conferma le buone impressioni e dopo neanche venti minuti di gioco porta in vantaggio i Green Falcons gelando il Melbourne Rectangular Stadium. Ma sarà un fuoco di paglia, perché gli australiani rimonteranno vincendo per quattro a due ed estromettendo i sauditi dalla corsa al Sudafrica.

La sua crescita comunque prosegue: viene schierato titolare nella finale di Saudi Crown Prince Cup, la coppa nazionale, che l’Al-Hilal vincerà per il quinto anno consecutivo. (Per onor di cronaca l’arbitrava un tale Nicola Rizzoli) A fine stagione l’emittente Saudi Sport Channel lo celebrerà col premio di giocatore più promettente dell’anno. E da lì in poi la sua scalata nel calcio saudita sarà lenta ma costante. Grazie alla sua duttilità tattica dimostrerà di essere in grado di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo e della trequarti, distinguendosi però come esterno di spinta. Diventa così l’ala destra dell’Al-Hilal, soprannominato Tornado dalla tifoseria per la sua velocità, e contribuirà in maniera determinante ai successi della squadra. L’anno successivo si fregerà di nuovo della coppa saudita in un’epica finale contro i cugini dell’Al-Nasr. Nonostante scenda in campo solo nel finale giocherà molto più del previsto per via dei supplementari. Il direttore di gara, ancora un italiano, Gianluca Rocchi, assegna un calcio di rigore all’Al-Hilal a due minuti dal termine: Al-Shalhoub lo trasforma, ma allo scadere gli odiati rivali trovano un insperato pareggio. Sarà la lotteria dei tiri di rigore ad assegnare ancora una volta il trofeo alla squadra più titolata del paese.

Salem Al-Dawsari farà il salto definitivo nella stagione 2014/15 quando sulla panchina siederà Laurenţiu Reghecampf, prendendo il testimone di Sami Al-Jaber, che ha fuso il suo nome a quel del club in cui ha militato per due decenni. Il tecnico romeno arrivò con un pedigree di primo livello. Aveva preso in mano una Steaua Bucarest affamata di scudetto da sei anni – il digiuno più lungo dagli anni ‘80 in poi – e lo aveva portato a vincere per due anni consecutivi, mentre in Europa League era stato in grado di eliminare l’Ajax e togliersi lo sfizio di battere il Chelsea. Sotto la sua ala protettiva Salem Al-Dawsari diventa un inamovibile dell’Al-Hilal e grazie alla sua guida la squadra torna a sognare nella Champions League asiatica.

Nell’arco della competizione va in rete due volte e sforna in totale cinque assist, molti dei quali per la stella brasiliana Thiago Neves. La squadra raggiunge la finale della competizione contro gli australiani del Western Sidney Wanderers, che viene disputata in una doppia sfida di andata e ritorno. Al-Dawsari deve saltare la prima gara in Australia per infortunio, e i canguri ipotecano il successo finale con una vittoria di misura. Tanto per infiammare il ritorno, all’arrivo all’aeroporto di Riyadh della squadra australiana si presentano gli ultras dell’Al-Nasr, rivali cittadini nonché campioni nazionali in carica, che vedrebbero nella vittoria continentale dell’Al-Hilal uno sfregio troppo amaro da poter digerire. Alla fine le loro preghiere saranno esaudite: la partita terminerà a reti vergini e gli australiani festeggeranno lo storico trionfo.

Anche la Coppa del Golfo, disputatasi il mese successivo, prenderà un andazzo simile. A capo della spedizione non c’è più Rijkaard, ma al suo posto c’è un altro tecnico europeo: Juan Ramon López Caro. Uno che in cinque anni sulla panchina del Real Madrid riserve ha formato giocatori del calibro di Diego López, Arbeloa, Mata e Soldado. E ritrovatosi a dirigere le merengues nel 2005, tra l’era Luxemburgo e prima di Fabio Capello, traghetta i galacticos dal quinto al secondo posto. Un curriculum niente male considerando anche un biennio alla guida della Spagna under-21. Nella Gulf Cup l’ultima gioia gliela regala proprio Salem Al-Dawsari nella semifinale contro gli Emirati Arabi Uniti, che pareggiano a dieci minuti dalla fine una partita molto tirata. Il gol della vittoria arriva dall’estro di Tornado, che triangola al limite dell’area di rigore, si accentra con una pettinata al pallone e carica un sinistro all’angolino che fa esplodere lo stadio. La sua classica esultanza con il salto mortale viene assalita dai compagni di squadra: la finale è soprattutto merito suo. Ma come al solito negli ultimi anni i Green Falcons tremano sul più bello e tre giorni più tardi, nella finale contro il Qatar, si piegano al terzo successo qatariota in Coppa del Golfo. Dalla vittoria saudita nel 2004 i falchi verdi hanno perso la quarta finale consecutiva: una in Coppa d’Asia e tre in Gulf Cup.

A concludere la stagione ci sarà la forte rivalità cittadina che tornerà a farsi sentire nel campionato domestico, dove Al-Nasr e Al-Hilal lottano per il titolo. La partita decisiva è quella dell’11 maggio 2015, in cui si disputa il derby ed è l’ultima chance per l’Al-Hilal di recuperare il terreno perso. Ma le cose si mettono male per i nostri che, sotto di un gol si ritrovano anche in doppia inferiorità numerica. La tensione è molto alta e la frustrazione dei calciatori si ripercuote in campo. Salem Al-Dawsari cerca la giocata individuale, ma perde palla e, colpito da un avversario, si rotola a terra con le mani in volto in cerca di un calcio di punizione che possa alterare gli equilibri in campo. L’arbitro scozzese John Beaton, non solo non fischia il fallo, ma lo concede agli avversari. Lui si alza e va a muso duro contro il direttore di gara, così da meritarsi il cartellino rosso. Non soddisfatto del responso arbitrale, mentre Beaton si allontana, gli sbatte il petto sulla schiena con fare minaccioso. Il club lo multerà con un mese senza stipendio mentre la Federcalcio saudita lo squalificherà per sei giornate. L’Al-Nasr torna a vincere di nuovo il campionato.

La stagione si concluderà con un trofeo di consolazione, il cui nome ufficiale sembra più una parodia che una competizione reale: «The Custodian of The Two Holy Mosques Cup», ossia la «coppa del custode delle due sacre moschee». Volgarmente chiamata King’s Cup, si tratta di una seconda coppa nazionale abolita nel ‘90, ma riesumata nel 2007 con una formula bizzarra: le prime sei classificate in campionato più la vincitrice della coppa nazionale e di un’altra coppa che accedono direttamente ai quarti di finale. Ma dall’anno precedente era stata riportata agli albori inserendo nel tabellone tutte le squadre della piramide calcistica, a mo’ di Coppa di Lega inglese. Curiosità del calcio mediorientale.

La stagione successiva sarà ancora deludente: arriverà soltanto un’altra Saudi Crown Prince Cup, sarà la 2016/17 a regalare qualche soddisfazione in più. A ottobre arriva Ramón Díaz (ex Napoli, Avellino, Inter e Fiorentina negli anni ‘80) sulla panchina dell’Al-Hilal e la squadra torna a volare alto. Prende la squadra in corsa e la conduce a un titolo nazionale che mancava da sei anni e con undici punti di vantaggio sull’Al-Ahly. Ma sarà il primo di Salem Al-Dawsari, finalmente protagonista e con la maturità di trascinare i suoi compagni. A fine anno sarà il giocatore che avrà completato il maggior numero di dribbling vincenti (ben trentanove), a riprova della sua definitiva esplosione.

Ma soprattutto sarà il cammino continentale a far sognare i tifosi: nella Champions League asiatica l’Al-Hilal sembra inarrestabile. Per inquadrare la forza d’urto di questa squadra basti citare una partita: la semifinale d’andata contro gli iraniani del Persepolis. Finisce con un roboante quattro a zero nonostante sia rimasto in dieci uomini dopo pochi minuti del secondo tempo. E il Tornado, pur non segnando nemmeno un gol, si mette in mostra con due assist al bacio. Stavolta in finale ci sono i giapponesi dell’Urawa Red Diamonds. A Riyadh finisce con un pareggio bianco e a Saitama la partita sembra incanalarsi verso i supplementari. Proprio come in quel derby di fuoco Al-Dawsari si fa prendere la mano dalla tensione e si fa cacciare: due cartellini gialli in sei minuti. Entrambi per falli duri, il secondo a gamba tesa su Wataru Endo, e a dieci dal termine abbandona il campo con le squadre in perfetto equilibrio. I nipponici, con l’uomo in più, troveranno il gol della vittoria poco prima del triplice fischio affossando le speranze dei sauditi.

Ma è a ottobre scorso che si gettano le basi per il suo arrivo in Spagna. La Federcalcio saudita e la Saudi Sports Authority, il Dipartimento per lo sport saudita, chiudono un accordo di patrocinato con la Lega spagnola per il passaggio di nove calciatori sauditi nelle due massime serie iberiche. L’accordo permetterebbe ai migliori talenti sauditi di confrontarsi con un livello calcistico di prim’ordine in ottica di un percorso di crescita finalizzato ai Mondiali in Russia, dove i Green Falcons parteciperanno dopo un’assenza di dodici anni. A novembre la nazionale saudita avrebbe disputato un’amichevole contro il Portogallo e ben sedici società di Primera División inviarono un osservatore a visionare i migliori talenti mediorientali. Di questi ne verranno scelti nove per andare in prestito in Spagna nel girone di ritorno: l’Arabia Saudita avrebbe pagato (si parla di quasi due milioni di euro per ogni calciatore) le società che avrebbero accettato l’accordo, pagando loro quasi tutto l’ingaggio e senza pretendere che questi debbano giocare. In pratica i club che avessero accettato di riempire lo slot di extra-comunitario con questi calciatori avrebbe beneficiato di un ingresso economico sostanzioso, senza appesantire il monte ingaggi (dovendo pagare solo il minimo sindacale stabilito per legge, mentre il resto del salario sarebbe stato emulato dai rispettivi club di appartenenza) e sfruttando anche la possibilità di inserirsi in un mercato largamente inesplorato. Il Villarreal fu una di queste e approfitterà della situazione per ingaggiare Salem Al-Dawsari per la prima squadra e Jaber Issa per quella riserve.

Con un ruolino di centosessantuno presenze in massima serie saudita, condite da ventotto reti e ventitré assist, e diciassette con la nazionale maggiore, e due gol (entrambi all’Australia) Salem A-Dawsari ha indignato larga parte della tifoseria villarrealense. Non tanto per quel che ha fatto, più che altro per la scelta del club di puntare su un giocatore che difficilmente potrà apportare qualcosa a una squadra come il Villarreal. Una tifoseria molto attaccata ai valori promossi dal club (che sostiene economicamente molte realtà sportive locali, tra cui corridori, ciclisti e giocatori di calcetto, ed è solita intraprendere iniziative solidali legate alla lotta contro patologie rare e affini) ha dovuto far fronte con una scelta di marketing ancor prima che sportiva. Alcuni hanno imputato il club di essersi venduto ai petrodollari per raccattare qualche spicciolo, anche perché poche settimane fa sulla spalla sinistra della maglietta è comparso uno sponsor saudita, la Jawy, ramo della STC, la Saudi Telecom Company. Per di più l’Arabia Saudita è spesso accusata di essere una delle nazioni meno democratiche e più sprezzanti in ambito di diritti umani. Ma non è questione di politica, è solamente un altro modo per racimolare denaro per poter meglio competere con società più ricche e potenti. A ognuno le proprie valutazioni.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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