La coincidenza persa per Valencia

Il punto sulla sconfitta di sabato e le aspettative per il resto della stagione

stadio Madrigal Alavés

La sconfitta di sabato scorso contro il Deportivo Alavés merita un momento di riflessione. Nonostante il campionato sia composto di trentotto giornate, solo alcune di queste diventano cruciali per il cammino di una squadra, e quella contro la compagine basca rischia di esserlo. Innanzitutto perché dalla vittoria al Balaídos il Villarreal aveva incominciato una striscia vincente che gli aveva permesso di recuperare ben dieci punti al Valencia, che dopo l’Immacolata distava tredici lunghezze e fino a inizio mese era a soli tre punti. In secondo luogo perché senza l’impegno dell’Europa League, che i rivali valenziani non dovranno gestire, era l’unico momento della stagione in cui il Sottomarino giallo avrebbe potuto e dovuto recuperare il terreno perduto a inizio anno con Fran Escribá. E infine perché, ammettendo che un passo falso sia concesso a chiunque, questo si era già verificato la settimana precedente con la sconfitta al Benito Villamarín contro il Betis (pur giustificato dall’aver giocato in dieci per un’ora) e si era beneficiato della simultanea sconfitta del Valencia a Madrid.

Come se non bastasse l’Alavés, nonostante la grande differenza tecnica tra le due rose, si dimostra una delle bestie nere del Villarreal. Ha espugnato il feudo amarillo sia l’anno scorso da neo-promossa che in questa stagione in cui sembrava potesse essere una delle candidate principali alla retrocessione. E i numeri storici non cambiano molto: in assoluto i baschi hanno vinto più confronti diretti (undici a otto), sia prendendo solo le gare di massima serie e sia solo quelle tra i cadetti, e perfino considerando solo i precedenti al Madrigal il risultato dice parità (cinque a cinque). E proprio a voler indagare meglio la squadra di Abelardo non si presentava a Vila-real con grandi aspettative. A causa della neve a Vitoria i suoi uomini non sono mai riusciti ad allenarsi nel loro centro sportivo. Hanno preferito spostarsi un paio di volte, martedì e mercoledì, fino a Santa María de Lezama, la cittadella dell’Athletic Bilbao distante circa un’ottantina di chilometri. E l’ultimo giorno di allenamenti, giovedì scorso, hanno usufruito del centro sportivo del Baskonia, la squadra locale di pallacanestro, e soprattutto dell’attrezzata palestra messa loro a disposizione, pur di evitare i campi sintetici (come il vicino Aretxabaleta a Guipúzcoa) che metterebbero a repentaglio la struttura muscolare dei giocatori.

Insomma il Villarreal aveva poche scusanti e, almeno in campo, si è vista una squadra in forma, padrona del gioco e in grado di generare molte situazioni interessanti. Purtroppo però è mancata la mira. Si sente l’assenza di Bakambu, un giocatore che era in grado di cambiare le partite da solo, ma soprattutto il calo di forma di Fornals, che ad esempio fino a un mese fa sfornava due-tre assist puliti a ogni incontro, permettendo ai compagni di andare in rete molto più spesso. Il guaio sembra che quando non ci sia la giocata individuale, sia essa di un Castillejo o di un Bacca, la squadra fatichi molto a risolvere le partite dove l’avversario possa permettersi di chiudersi a riccio e ripartire in verticale. Ovviamente i difetti di precisione non possono giustificare gli errori difensivi: al di là di tutto il Villarreal ha comunque incassato due gol in casa da una squadra che ne aveva segnato appena uno nelle ultime tre trasferte. Per ambire al quarto posto prima di tutto serve continuità contro le piccole, cosa che il Villarreal difficilmente potrà raggiungere senza aver adeguatamente sostituito Bakambu e dovendo gestire una competizione in più rispetto al Valencia. La matematica dice che ancora tutto è largamente possibile, ma Javi Calleja ha fallito l’esame della maturità al giro di boa. Probabilmente avrà bisogno di tempo e se la sua squadra dovesse proseguire il cammino europeo è comprensibile pensare che il turn-over verrà studiato in funzione dell’Europa League.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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