Rubén Semedo potrebbe rischiare il carcere

E' indagato per aver minacciato con una pistola un impiegato di una discoteca

Rubén Semedo

Venerdì scorso è rimbalzata da Valencia una notizia che ha fatto molto scalpore: come riportato dal sito valenziano Las Provincias il calciatore portoghese Rubén Semedo è indagato per il reato di minaccia aggravata dall’uso di una pistola. I fatti contestati sarebbero due, separati e distinti, avvenuti in due fine settimana dello scorso novembre a Valencia. Il difensore del Villarreal infatti non è stato convocato con la squadra per circa un paio di mesi tra metà ottobre e metà dicembre a causa di una fastidiosa lesione miotendinea al retto femorale destro. Il club ha deciso di non commentare l’accaduto fino al termine del procedimento penale.

Il primo episodio sarebbe avvenuto presso un night club della calle Juan Antonio, nella quartiere di Juan Llorens, noto barrio della movida notturna valenziana, ma la denuncia sarebbe passata inosservata per mancanza di prove. La sua reputazione si è invece aggravata in seguito a una seconda denuncia depositata nella mattina del 19 novembre. Secondo quanto riferito dalla vittima, un impiegato di una discoteca nella calle San Vicente Mártir, Rubén Semedo si sarebbe indispettito per esser stato cacciato dal locale al momento della chiusura. Sempre secondo quanto emerso dagli atti il calciatore portoghese lo avrebbe aspettato a bordo di una Mercedes appena fuori dalla discoteca, nei pressi di Plaza de España, e lo avrebbe avvicinato al termine del suo turno di servizio, intorno alle otto e mezza del mattino. A quel punto avrebbe estratto da sotto la maglia una pistola e gliela avrebbe puntata al collo dicendogli «e adesso che fai? Chiama quelli della sicurezza, no?». Sempre secondo quanto riferito dalla vittima, Semedo gli avrebbe impedito di usare il cellulare, nel tentativo di chiamare qualcuno, lanciandolo a terra e minacciandolo: «se chiami la polizia, torno».

Questo è quanto emerso dagli atti, ma la faccenda non può essere trascurata dal momento che la polizia ha ritenuto di avere sufficiente materiale per sottoporlo a interrogatorio e arrestarlo. L’organo di Inspección Central de Guardia lo ha schedato, con tanto di impronte e fotosegnaletica, e il calciatore è stato poi rilasciato. Il procedimento è ancora in corso, si tratta del Juzgado de Instrucción numero 17 presso la Corte di Valencia, ma il corpo del reato non è ancora stato rinvenuto. Di fatto non si sa se la pistola fosse vera o solo un giocattolo, né se fosse illecitamente detenuta da Rubén Semedo o se gli fosse stata prestata da qualcuno. Intanto il pubblico ministero ha chiesto due anni di carcere. Questo perché, nonostante il Codice Penale italiano preveda una pena massima di un anno per il reato di minaccia, in quello spagnolo la pena può raggiungere fino a cinque anni. Nel nostro caso, se alla minaccia non corrisponde alcuna condizione futura specifica, la pena massima è ridotta a soli tre anni.

Sul portale portoghese Record l’agente del calciatore, Catió Baldé, ha dichiarato che «la notizia è falsa» e «Rubén non usa armi». Secondo quanto affermato pubblicamente dal procuratore il suo assistito «si è ritrovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, ed è stato preso il suo nome perché è una figura pubblica». Per una curiosa coincidenza lo scorso 11 novembre lo stesso Baldé si sarebbe ritrovato implicato in una colluttazione con l’intermediario José Fouto che, a suo dire, avrebbe trattenuto metà dei 1,4 milioni di euro derivanti dal trasferimento di Rubén Semedo dallo Sporting Lisbona al Villarreal. Josè Fouto ha poi dichiarato che non sia avvenuta alcuna colluttazione, ma di certo i due agenti finanziari si erano incontrati in un hotel di Lisbona e in seguito ad un alterco era intervenuta la polizia. Intanto il difensore ha pubblicato nei giorni scorsi una foto su Instagram, poi successivamente rimossa, in cui avevo scritto: «loro continuino a inventarsi le cose, che io continuo la mia convalescenza».

Fra i casi vagamente analoghi salta alla memoria quello di Miguel Brito, terzino portoghese che giocò nel Valencia tra il 2005 e il 2012. Arrivato dal Benfica come la fama di uno dei migliori terzini d’Europa la sua carriera non spiccò mai il volo a causa del suo temperamento: arrivava spesso e volentieri in ritardo agli allenamenti perché non riusciva a svegliarsi la mattina, tanto che una volta, per la fretta, investì un’anziana che attraversava sulle strisce causandole la frattura dell’anca. Si ritrovò poi implicato nel furto di un orologio in discoteca e perfino in una rissa assieme al collega Manuel Fernandes sempre in una discoteca di Valencia. Come se non bastasse anche Miguel Brito fu accusato di aver minacciato con una pistola un impiegato di una discoteca di Seixal, in Portogallo, per non avergli permesso di entrare nel locale al momento della chiusura. Non proprio lo stesso fatto di cui è accusato Semedo, visto che in quel caso Miguel Brito sparò tre colpi a distanza, danneggiando anche un’automobile. Rimanendo al Sottomarino giallo l’unico caso analogo è quello di Sandro Miguel Laranjeira, che disputò una sola stagione nel Villarreal, quando arrivò in prestito dall’Hércules di Alicante nel ‘99. Sarà sicuramente un caso ma anche lui era portoghese. E a fine carriera fu addirittura accusato di molestie sessuali e sequestro di persona ai danni della sua ex-moglie.

In attesa di ulteriori sviluppi della vicenda rimangono grossi dubbi. Innanzitutto perché, come aveva raccontato un osservatore del Villarreal durante due diverse intervista di alcuni anni fa (leggi qui la prima e qui la seconda), il Villarreal pone molta attenzione all’aspetto extra-calcistico durante la supervisione dei propri calciatori. Il lavoro di scouting implica anche un profilo caratteriale dei propri obiettivi di mercato, e questa dirigenza si è sempre impegnata per evitare l’approdo di giocatori potenzialmente problematici. Ovviamente, parlando di esseri umani, non tutto è prevedibile e il comportamento di un ragazzo al di fuori dell’ambito lavorativo è imprevedibile. Soprattutto in questo caso visto che Rubén Semedo ha una storia particolare e ve l’avevamo raccontata quest’estate subito dopo il suo arrivo. Di certo potrebbe terminare con un nulla di fatto. Ma bisogna anche dire che ad oggi Semedo può essere considerato un grande flop: costato circa quattordici milioni di euro, ha giocato pochissimo a causa di un fastidioso infortunio che lo terrà lontano dal terreno di gioco fino a fine stagione e quando ha giocato l’ha fatto con pessimi risultati. Ora bisognerà capire se il club abbia ancora intenzione di puntare su un calciatore giovane e promettente, o se preferirà liberarsene il prima possibile rientrando di una parte dei soldi spesi e puntando su qualcun altro.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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