Perché il Villarreal vende a meno delle altre

Lungo approfondimento sulla politica contrattuale del Villarreal

Roig Villarreal milioni

La recente notizia del rinnovo di Kepa Arrizabalaga, portiere dell’Athletic Bilbao, e della conseguente clausola risolutiva di ottanta milioni di euro potrebbe aver acceso un campanello d’allarme ad alcuni tifosi del Villarreal appassionati alle vicende economiche della società. Nonostante il Sottomarino giallo goda di un’ottima fama a livello internazionale rispetto alla compravendita vincente dei calciatori, molti altri club di livello simile hanno concluso plusvalenze molto più rilevanti. Senza scomodare modelli vincenti come il Porto, ma rimanendo sempre in Spagna, il riferimento è a Siviglia, Valencia o lo stesso Athletic Bilbao: ossia quella fascia di squadre che ambiscono ogni anno a una piazza europea e che a rotazione c’entrano il quarto posto valevole per la Champions League. Negli ultimi anni il Valencia si è liberato di Otamendi, Mustafi, André Gomes Paco Alcácer, giocatori non particolarmente superiori a quelli passati per Vila-real, incassando centocinquanta milioni di euro. Uno sproposito: il meno costoso ha portato nelle casse trenta milioni, il più caro quasi quarantacinque. Le cose non cambiano di molto col Siviglia diretto da Monchi, ma che dire del modesto Athletic Bilbao che ben tre anni e mezzo fa (quindi molto prima dall’inflazione-Neymar) vendette Ander Herrera per trentasei milioni e due stagioni prima Javi Martínez a quaranta? Per fare un rapido raffronto col Villarreal i ventitré milioni incassati per la scarpa d’oro Forlán nel 2007 sono rimasti come record societario per quasi un decennio. Allora dev’esserci qualcosa che non quadra: la dirigenza lavora male?

Iniziamo dal nodo cruciale: il Villarreal ha sempre venduto i suoi giocatori a cifre inferiori alle altre concorrenti per via di un tetto salariale inferiore alle altre. Questo è il punto e da qui possiamo capire tutto il meccanismo. Una società che paga meno i propri tesserati ha meno potere contrattuale in fase di definizione della clausola di risoluzione: i calciatori vorrebbero sempre una clausola il più bassa possibile per poter andarsene nel caso in cui dovesse chiamare un club più prestigioso e ricco, e se la società che li mette sotto contratto li paga di meno, questi possono pretendere una clausola inferiore. Il gioco è tutto lì. Chi ha più soldi si può permettere stipendi più alti e in cambio pretendere clausole più alte, chi ha meno soldi paga ingaggi inferiori e deve accettare clausole più basse. Così funziona il mercato in Spagna, l’unica Federcalcio europea che impone la sottoscrizione delle clausole a qualsiasi calciatore.

A questo punto bisogna capire perché il Villarreal abbia un monte ingaggi inferiore alle sue rivali. Per quanto riguarda Siviglia e Valencia la risposta è semplice: sono sempre state società più ricche grazie a un bacino d’utenza maggiore e risultati sportivi migliori. In questo senso il Villarreal aveva fatto un miracolo nell’era-Pellegrini, ma dopo lo sgambetto della retrocessione nel 2012 il progetto è stato azzerato e la lenta risalita ha dovuto riavvolgere il nastro. Senza stare qui a parlare del come o del perché il club incappò in quel brutto arresto alle proprie ambizioni, bisogna sottolineare come la vicenda Giuseppe Rossi abbia influenzato la politica societaria. La punta italiana, massimo cannoniere della storia del club in massima serie, fu trattenuto in seguito a un’offerta di oltre trenta milioni di euro e pochi mesi dopo iniziò l’interminabile calvario degli infortuni al ginocchio. Quell’episodio comportò il mancato ingresso di una somma stratosferica per il Villarreal, una società abituata a panorami più modesti, e la conseguente caduta tecnica con la già citata retrocessione. Da questa scottatura la dirigenza ha deciso di non voler più correre lo stesso rischio: meglio cedere a cifre inferiori che giocare al rialzo e rischiare il collasso. Questa non è la ragione per cui il monte stipendi è inferiore, ma un indizio sul perché il Villarreal non abbia mai deciso di osare di più in fase di trattative in uscita per meglio competere con Siviglia e Valencia, società con una base economica e di tifosi ben maggiore.

A questo quadro bisogna aggiungere un altro dato molto rilevante. Ricordiamo che Vila-real è una cittadina di poco più di 50mila abitanti ed è gestita intelligentemente da un imprenditore locale che ha trasformato un club abituato a giocare tra la seconda e la terza categoria in una delle squadre più interessanti a livello europeo. La logica conseguenza in termini di materia prima è che affinché il modello sia vincente deve auto-finanziarsi: tentare di aumentare il valore del marchio con investimenti sulle strutture, su mercati inesplorati e soprattutto senza indebitarsi. Da anni il Villarreal è uno dei pochissimi club di massima serie che non ha e non ha mai avuto nessun tipo di debito diretto o indiretto, né alcun accordo con fondi di investimento. Tradotto: spende solo quello che incassa, e per farlo non può permettersi sprechi né prestiti finanziari. Questo significa anche un monte ingaggi ridotto. Se la cosa può essere facilmente comprensibile in relazione a Siviglia e Valencia resta il dubbio sull’Athletic Bilbao. Perché un club che negli ultimi anni è quasi sempre finito dietro in classifica ha un potere contrattuale più alto del Villarreal?

In questo caso tutto particolare l’Athletic Bilbao è l’eccezione, la mina vagante del sistema. È l’unica società tra le maggiori ad avere adottato una politica di mercato puritana, nel senso che si è deciso di mantenere da sempre la regola di statuto che obbliga di acquistare solo giocatori baschi. In termini finanziari questo ha una ripercussione interessante e a volte dimenticata: spende poco sul mercato (e con l’inflazione che avanza il divario diventa sempre più rilevante) e quindi ha più soldi da spendere in altre voci di bilancio di una squadra dello stesso livello. Ecco quindi che nonostante abbia un flusso economico paragonabile alla Real Sociedad, o comunque di poco superiore a Espanyol o Celta Vigo, le squadre che vorrebbero fare il salto di qualità ed entrare stabilmente nelle coppe europee, può permettersi di spendere di più nei contratti dei calciatori.

Purtroppo è molto difficile, se non impossibile, risalire ai reali stipendi dei calciatori di queste squadre però con un’attenta analisi si può avere un’idea di alcuni meccanismi. Tra i pochi indizi che ci aiutano a inquadrare meglio la politica del Villarreal basti pensare che fino all’estate del 2015 il tetto salariale per un singolo calciatore era di un milione e mezzo di euro, ma l’acquisto di Soldado (che si abbassò il sontuoso stipendio che percepiva a Londra) innalzò questo limite a due milioni. Facciamo un raffronto con quel che accadeva in Italia. La Lazio, che aveva chiuso il campionato al terzo posto, concluse la campagna acquisti con un monte-ingaggi di 52 milioni di euro (dati Gazzetta) e non pagava nessuno oltre i due milioni a Klose; la Fiorentina quarta galleggiava sui 46 milioni e col tetto di due milioni e mezzo a Pepito Rossi. Le milanesi, Napoli e Roma già viaggiavano su altri ritmi (Higuain e De Rossi cinque milioni e mezzo, Kondogbia tre e mezzo, il Milan decimo aveva un monte che sforava i cento milioni di euro con Bacca e Montolivo sempre sui tre e mezzo). In questo contesto aver deciso di alzare il tetto massimo da un milione e mezzo a due milioni può fornire una panoramica esaustiva su quanto il Villarreal stia attento in tal senso.

Si può schematizzare la politica contrattuale del Sottomarino giallo in calciatori di tre fasce. I canterani che arrivano a giocare nel Villarreal B con stipendi inferiori al milione di euro e clausole di risoluzione sui dieci milioni di euro circa. I calciatori che sono stabilmente in prima squadra che guadagnano tra il milione e i due milioni, e la cui clausola si aggirava sui venti milioni (vedi cessioni di Gabriel Paulista e Vietto) ma che ultimamente sta diventando venticinque (vedi cessione di Rodrigo). I giocatori di prima classe che percepiscono circa due milioni e mezzo e hanno clausole tra i trenta e i quaranta milioni. Questo più o meno dovrebbe essere il modo di gestire i contratti dalla famiglia Roig. Non a caso Bakambu, il miglior calciatore della rosa, se n’è andato per trentasette milioni di euro, più o meno le stesse cifre di Bailly. Quindi è presumibile pensare che le clausole di giocatori quali Asenjo, Trigueros, Roberto Soriano o Sansone siano su queste cifre. Probabilmente Castillejo (cercato da Napoli e Roma in queste settimane) dovrebbe avere una clausola più bassa ma comunque sopra ai trenta perché firmò qualche anno prima degli ultimi arrivati. E si sa, con l’inflazione le cifre tendono lentamente sempre a incrementare. Per concludere, lo stesso Kepa prima del rinnovo aveva un accordo con una clausola di poco superiore ai venti milioni di euro. In confronto ad Asenjo, portiere per portiere, il Villarreal si era tutelata blindandolo l’anno scorso e alzandogli la clausola. E l’Athletic ha tentato di rinnovare il contratto al suo portiere solo dopo un sondaggio del Real Madrid (che evidentemente avrebbe potuto prenderlo in qualsiasi momento se solo avesse voluto tirare fuori una ventina di milioni). Adesso: notando l’inflazione che ha colpito il calciomercato, facendo di tutto per svenarsi e trattenere un giocatore molto promettente, e infine potendo contare sull’avvallo di un calciatore molto legato alla società, è stato possibile un rinnovo galattico. Ma affinché sia stato possibile non bisogna avere dubbi che oggi Kepa percepisca uno stipendio maggiore di qualsiasi calciatore del Villarreal.

About Mihai C. Vidroiu 433 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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