Chi è Roger «el Chapu» Martínez

La storia del neo-acquisto del Villarreal, colui che dovrebbe sostituire Bakambu

Roger Martínez

Almeno sulla carta Roger Martínez, l’ultimo arrivato a Miralcamp, dovrebbe sostituire Cédric Bakambu. Impresa alquanto improbabile, un po’ perché il franco-congolese si è dimostrato uno degli attaccanti più prolifici della storia del Villarreal, un po’ perché il giovane colombiano non ha ancora la maturità per essere un giocatore cardine. Il suo arrivo è stato agevolato dalla possibilità di poter risparmiare i soldi incassati e puntare su un prestito gratuito, per poi aspettare l’estate per una scelta più oculata del vero erede di Bakambu. Per alcuni versi el Chapu, come veniva chiamato in tenera età, ricorda l’approdo di altri giovani mai sbocciati da Martinuccio a Santos Borré. D’altronde i suoi numeri non sono eccezionali considerando che è una prima punta e che non ha mai giocato in campionati di prima fascia.

La storia di Roger Beyker Martínez Tobinson inizia a La Campiña, quartiere di Cartagena, dov’è nato il 23 giugno 1994 durante il più atteso campionato mondiale della storia colombiana. È qui che decide di dedicare la sua vita al calcio. Gioca scalzo per le strade sterrate perché la mamma Marinella non può permettersi di comprargli delle scarpe. Gioca sotto al sole cocente, ma anche sotto la pioggia, che quando arriva a rinfrescare è una manna dal cielo. La porta immaginata dietro a due pietre e le unghie rotte a fine giornata, come nel più classico dei film sudamericani. Sì perché qui ci sono migliaia di ragazzini che vogliono giocare a calcio ma solamente sette campi: bisogna aspettare per settimane anche solo per un provino. Passa per le varie scuole-calcio del barrio dalla 11 de noviembre alla Juventus, fino alla Expreso Rojo dove trascorre tre anni e il tecnico Alberto Álvarez gli affibbia il soprannome di chapu. Abbreviazione di Chapulín Colorado, ossia il nome del protagonista dell’omonimo telefilm degli anni ’70 noto in tutta l’America latina in cui un supereroe comico spuntava nei momenti più opportuni per risolvere goffamente la situazione, proprio come Roger salta fuori nei momenti decisivi della partita.  Il suo nome incomincia a circolare: in una semifinale di un torneo a Cúcuta nel 2005 l’Estudiantil sta perdendo per quattro a zero, Roger segna una tripletta e la squadra passa ai calci di rigore. Nel 2007 si conquista la convocazione nella selezione dello stato di Bolívar, con cui scavalcherà tutte le gerarchie e contribuirà alla vittoria finale.

Passerà poi alla Academia Crespo dove resterà pochi mesi, prima del grande salto nell’Estudiantil, club di Medellín. Nel modesto barrio di Fátima, a quattordici anni, Roger inizia a imparare cosa significhi giocare a calcio: Jesús Ramírez lo svezza e Alejandro Restrepo lo porta a vincere prima il campionato antioqueño Infantil e poi quello nazionale Juvenil. E lui segna gol a quintali: sono addirittura quindici in tre partite quando gli si rompe l’unico paio di scarpe che ha. Dovrà regalargli le sue l’amico Álvaro Rinaldi, suo compagno di reparto per nove anni fino alla separazione dopo l’esperienza all’Expreso Rojo. Rinaldi prende il treno da Cartagena fino a Medellín per portargli le sue Nike, con cui Roger continuerà a segnare montagne di gol e che si porterà anche in Argentina. Eggià, perché il ragazzo è pronto per il salto nel calcio che conta, e come altri prima di lui tenta di emigrare in Argentina per trovare fortuna a soli diciassette anni. Lo aveva già fatto Radamel Falcao a quindici, e lui vuole seguire le sue tracce: sa che potrebbe facilmente trovare un club di massima serie in Colombia, ma è affascinato dal calcio argentino e sa che quella è la sua porta per l’Europa.

Al Boca Juniors resta tre mesi, il tecnico Ramón Madoni, noto a Buenos Aires per aver scoperto Carlos Tevez, lo vuole tirar su a modo suo ma il direttore del settore giovanile JorgeCoqui Raffo pone il veto. Bisogna aspettare che diventi maggiorenne per poterlo tesserare, i suoi genitori sono rimasti in Colombia e il club bonaerense può farlo soltanto allenare. Ma lui ci riprova, stavolta all’Argentinos Juniors, dove si presenta con la raccomandazioni di Hugo Tocalli, lo storico vice di José Pekerman, esperto di giovani promesse. Ma dopo sei mesi in prova anche il presidente Luis Segura gli chiude la porta in faccia. Terzo tentativo: Estudiantes di La Plata. Il tecnico delle giovanili Carlos Panchamé, mano destra di Carlos Bilardo, prova a trattenerlo ma per l’ennesima volta Roger deve fare i conti con il diniego del presidente Juan Ramón Veron, padre di Sebastian. Non è più una questione di tesseramento, ormai ha raggiunto la maggiore età, ma i grandi settori giovanili argentini non credono nelle sue potenzialità. Ci pensa il suo agente Fernando López, ex-calciatore argentino tra anni ‘80 e ‘90, a trovargli una sistemazione nel luglio 2013. Sbarca al Racing di Avellaneda, anche perché il direttore del settore giovanile Fabio Radaelli lo vede di buon’occhio.

Ma non sarà tutto rose e fiori. Dopo pochi mesi riesce già a fare il salto dalla primavera alla prima squadra dove Luis Zubeldía lo lancia nel calcio professionistico, ma gioca poco e segna ancora meno. Quanto meno però il nuovo tecnico Reinaldo Merlo lo trasforma in un calciatore. Roger Martínez, abituato a tornare dalle vacanze con qualche chilo in più, comprende che se vuole diventare un calciatore vero deve mettersi a dieta, tenere sotto controllo il suo peso e non sgarrare. Comunque a fine anno avrà raccolto appena sedici gettoni segnando solamente una volta. Ha bisogno di farsi le ossa. Così dopo un anno travagliato il nuovo allenatore Diego Cocco lo spedisce nella Primera B Nacional, la Serie B argentina, al piccolo Club y Biblioteca Ramón Santamarina, una modesta squadra di Tandil appena arrivata dalla terza categoria nazionale. Se possibile qui le cose andarono ancora peggio: nonostante la categoria inferiore, raccoglie appena sette presenze, solo due da titolare, nessun gol. Perciò una volta rientrato alla base viene nuovamente rispedito in prestito, stavolta però riesce a rimanere nella massima divisione. Punta su di lui l’Aldosivi, neo-promossa per la prima volta nella sua storia nella Primera División argentina. E qui le cose iniziano a girare per il verso giusto. Sarà la stagione della riscossa per el Chapu, che lascia il segno anche alla Bombonera dove segna e aiuta la sua squadra a vincere. Ma i numeri non sono comunque dalla sua: appena sei gol in ventritré gare di campionato. Comunque brilla come uno dei migliori della sua squadra, fa vedere ottime cose, assist e l’Aldosivi non viene nemmeno coinvolto nella lotta per la salvezza.

Ma la vita in Argentina è difficile. Con l’accrescere della sua popolarità, aumentano anche i tentativi di rapina: viene preso di mira dai delinquenti bonaerensi per ben due volte nel giro di un paio di mesi. La prima aggressione, il 12 agosto 2015 all’autostazione di Retiro, gli costerà cinque punti di sutura, ma va quasi peggio il 14 ottobre. Di ritorno in macchina dall’aeroporto, nella sua Hyundai i30 grigia con l’agente Fernando López, salgono dei malviventi armati che lo sequestrano per qualche ora. Dirottano l’automobile fino a Villa Tranquila, alla faccia dello gioco di parole, gli rubano cellulare, portatile, orologio e portafogli, e lo lasciano nudo in mezzo alla strada. Per lo meno stavolta nessuna aggressione fisica, solo un grande spavento. Forse è qui è che matura l’idea di voler andarsene via dal Sud America alla prima opportunità.

A fine stagione tornato nuovamente al Racing di Avellaneda con una nuova reputazione, l’allenatore Facundo Sava decide di tenerlo in rosa: può essere un ottimo rimpiazzo alle spalle di Diego Milito, Lisandro López e Gustavo Bou. La concorrenza è spietata e il suo reintegro è funzionale solamente alle tre competizioni, nessuno crede realmente in lui. Ma un po’ per caso finisce sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali. Il 24 febbraio 2016 segna un golazo al Bolívar in Copa Libertadores e si guadagna una maglia da titolare per la sfida di cartello contro il Boca Juniors di quattro giorni più tardi. Contro gli xeneizes segna un epico gol di tacco che vale i tre punti. Poche settimane più tardi CarlosPiscisRestrepo lo sceglie per lo spareggio di ritorno tra Colombia e Stati Uniti under-23, la gara che vale la qualificazione ai Giochi Olimpici. Lui segna ancora, gli statunitensi pareggiano e lui segna di nuovo spedendo la Colombia a Rio de Janeiro. Dopo anni di delusioni e frustrazioni la sua stella ha finalmente iniziato a brillare. Più di anno prima aveva scritto su Twitter una frase presa da un libro che gli aveva regalato il suo agente: «le stelle non possono brillare senza oscurità». Ha saputo imparare dai suoi errori e crescere nei momenti di difficoltà, e adesso raccoglie i frutti della sua semina. Lo nota perfino José Pekerman, c.t. della nazionale colombiana, che lo convoca a maggio per un’amichevole con Haiti e lui continua a segnare come se non avesse fatto altro per tutta la vita.

In questo momento attira su di sé l’interesse di molti club europei, tra cui anche il Villarreal che lo inserisce nell’agenda dei giocatori monitorati. Il 3 luglio 2016 arriva l’offerta formale dell’Olympique Lione: sei milioni di euro più il 15% della prossima cessione. Non basta. Il presidente Víctor Blanco ha le idee chiare: se i francesi stavano per ufficializzare l’acquisto del difensore Emanuel Mammana dal River Plate per oltre otto milioni di euro, come poteva Roger Martínez valerne di meno? Dopo nemmeno una settimana saranno i cinesi del Jiangsu Suning a portare via la punta colombiana per circa 9,8 milioni di euro. Roger non vuole una pensione anticipata, accetta il trasferimento anche perché il presidente del club Zhang Jindong è anche il maggiore azionista dell’Inter e vede la Super League cinese come una tappa intermedia per l’Europa. Il suo rendimento in Asia non sarà pazzesco: venti gol e dieci assist in quarantadue gettoni. Adesso al Villarreal avrà pochissimo tempo a disposizione per dimostrare di valere i quattordici milioni di euro richiesti per il diritto di riscatto. A meno che non si riveli un goleador implacabile il Sottomarino giallo cercherà di ricontrattare il suo cartellino a ribasso. Sicuramente non potrò compensare i gol di Cédric Bakambu, ma potrà essere una valida alternativa fino al rientro di Sansone o all’esplosione di Enes Ünal. Alto centottanta centimetri Roger Martínez è una prima punta fisica e di movimento, ama fare a sportellate ma è molto mobile, in qualche modo abbastanza simile, tecnicamente e tatticamente parlando, allo stesso Bakambu.

About Mihai C. Vidroiu 424 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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