Capdevila e il (mancato) caffé con Del Piero

Sulla soglia dei quarant'anni l'ex-terzino del Villarreal si è ritirato e si racconta

Joan Capdevila

Alla fine, a trentanove anni suonati, anche Joan Capdevila ha deciso di smettere di giocare al calcio. Era ora, soprattutto leggendo le sue ultime esperienze: NortEast United, campionato indiano; Lierse, seconda divisione belga; e per finire Santa Coloma, campionato andorrano. Proprio qui ha deciso di appendere le scarpe al chiodo dopo aver giocato il primo turno preliminare della Champions League 2017/18, durante il quale il Santa Coloma è stato eliminato dagli armeni dello Alaškert. Ad ogni modo un paio di settimane fa il programma radiofonico  El Transistor dell’emittente spagnola Onda Cero ha ripercorso assieme al giocatore la sua carriera, e ne sono venuti fuori aneddoti divertenti e anche qualche parola sul Villarreal, il club nel quale ha trascorso i migliori anni della sua parabola calcistica.

Il primo aneddoto curioso riguarda un calciatore italiano. «Del Piero è sempre stato il mio idolo. Quando ero al Deportivo ho provato per almeno un paio di stagioni a chiedergli la maglietta e alla fine sono riuscito ad averla. In un’amichevole gli chiesi persino un braccialetto e me lo diede» ha raccontato il difensore «Quando ci siamo ritrovati nel campionato indiano, appena mi ha visto ha fatto una faccia preoccupata, ma sono riuscito a farmi dare la maglia. Una volta ci siamo ritrovati nello stesso hotel e mi chiese di prendere un caffè. Ma dal nervosismo gli risposi che non avrei potuto: mi sentii come un bambino che incontra il suo idolo. Ma avevo già trentasei anni!». Sui compagni di squadra più scherzosi non ha dubbi: «In nazionale Pepe Reina, è più bastardo di me. Ma anche Jorge Andrade quando stavo al Deportivo».

Sul Villarreal. «A livello sportivo la mia tappa migliore sono stati i quattro anni al Villarreal. Ho avuto la fortuna di giocare nei migliori momenti del Deportivo, del Villarreal e della nazionale spagnola. Mi sono ritrovato nel posto giusto al momento giusto». Poi un altro aneddoto spassoso. «Con Beckham fu molto divertente. Volevo dirgli di stare attento, ma invece di “be careful” gli dissi “beautiful”. All’epoca il mio inglese non era buono. Un’altra volta mi graffiò in faccia, e camminavo per le strade di La Coruña sbarbato in modo che a gente potesse chiedermi che avessi fatto e rispondere che era stato Beckham. Quella settimana mi feci la barba tutti i giorni». Infine su Xavi. «Durante la finale degli Europei 2008, negli spogliatoi, dissi a Xavi: “Io ti do la palla, però non ridarmela indietro!”, ma fece una faccia… Io lo dissi solo per allentare i nervi. E comunque pensavo “che ci pensino i campioni, perché noi altri non stiamo qui per risolvere queste partite”».

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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