Escribá: «Con l’Alavés 45 minuti buttati nel cesso»

Il tecnico valenziano spiega i motivi dell'amara sconfitta di lunedì

Escribá

La delusione e la rabbia per la sconfitta al Mendizorroza di lunedì sera è ancora forte, perché contro una neo-promossa già salva il Villarreal ha l’obbligo morale di vincere, se vuole avere qualche possibilità di arrivare quinto. La conferenza-stampa post-gara di Fran Escribá è il miglior modo di analizzare una partita che il Sottomarino giallo non avrebbe mai dovuto prendere sottogamba come invece sembra avere fatto. Il Deportivo Alavés, che aveva già espugnato il Madrigal nel match d’andata, veniva da una striscia di tre sconfitte consecutive (tra cui quella casalinga contro il fanalino di coda Osasuna) nelle quali non aveva segnato nemmeno un gol. Ma invece, proprio come era accaduto contro l’Eibar, il Submarino amarillo è riuscito a perdere entrambe le sfide di campionato contro una squadra tecnicamente molto inferiore.

«Il problema è che nei primi quarantacinque minuti non abbiamo fatto assolutamente nulla di quello che ci eravamo proposti di fare, e nella seconda parte invece sì. Per questo la sensazione è che il primo tempo sia stato totalmente buttato nel cesso e questo ci ha condizionato» ha spiegato Escribá «La colpa ovviamente è sempre dell’allenatore, poi semmai ce ne sia bisogno, verrà ripartita all’interno dello spogliatoio, però credo che chi debba assumersi le proprie responsabilità sia l’allenatore, in privato dirò ai ragazzi cosa non mi è piaciuto». Poi le sempre interessanti dinamiche tattiche dell’incontro. «Abbiamo lavorato tutta la settimana per contrastare il loro gioco verticale, concentrandoci sulla seconda palla, perché sapevamo che i problemi non sarebbero nati dalla prima ma dalla seconda. Ma nel primo tempo non abbiamo fatto nulla di quello che avevamo preparato. Nel secondo tempo l’unico aggiustamento che c’era da fare era invertire le posizioni di Sansone e Adrián López, visto che Nicola sa giocare sulla fascia mentre Adrián non aveva toccato un pallone in tutta la prima parte. Infatti poi, anche grazie all’ingresso di Manu (Trigueros, ndr) abbiamo migliorato molto».

Una delle motivazioni imputate alla squadra è stata l’approccio. «Non credo si tratti di un discorso d’intensità, non mi pare che i ragazzi abbiano corso più nella seconda parte piuttosto che nella prima. Credo che sia stato più un problema concettuale, la squadra sapeva cosa avrebbe dovuto fare, ma l’ha fatto solo nella seconda parte. Per questo restiamo con l’amaro in bocca, perché abbiamo giocato solo metà partita, ma non ci è servito a niente». Sulla possibilità di una svolta prima dell’intervallo. «Non si potevano cambiare le cose durante il primo tempo, non bastano quattro grida per farlo, dalla panchina abbiamo gridato, ma in questo stadio i giocatori non ti sentono perché proviene molto chiasso dagli spalti. Ma non era questione di correggere una o due cose, avremmo dovuto cambiare molte cose, e come allenatore farlo dall’area tecnica era molto difficile».

Un altro punto dibattuto è stata la scelta di preferire i canterano Rodri a Trigueros nell’undici iniziale. «Non è questo il punto, questa era una partita molto fisica, se avessi messo Trigueros dall’inizio, dopo sessanta minuti non ne avrebbe avuto più. È quello che è successo a Rodri, e non è assolutamente colpa sua quello che è successo nel primo tempo, nel modo più assoluto». Il giovane centrocampista, sostituito nella seconda parte, è stato colto dalle telecamere in un gesto di stizza mentre si sedeva in panchina. «Era molto arrabbiato perché è un ragazzo molto onesto, che ha dato tutto in campo, ma io non sono assolutamente scontento di lui, la differenza tra la prima parte e la seconda non è stata a causa sua» ha sottolineato il tecnico valenziano. Nella corsa all’Europa League adesso Escribá – che potrà contare sui reintegri di Rukavina, Jonathan dos Santos e Soldado per la prossima partita – dovrà affrontare tre semplici gare casalinghe contro Leganés, Sporting Gijón e Deportivo La Coruña in casa (ovvero tre delle ultime cinque in classifica), e tre complicatissime trasferte contro Barcellona, Atlético Madrid e Valencia.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

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