A tu per tu col fisioterapista: la spalla di Bailly

Eric Bailly

Il problema alla spalla destra di Eric Bailly, di cui avevamo già parlato, rimane di grande attualità a Miralcamp. Il difensore ivoriano ha dimostrato potenzialità indiscusse nella prima parte di stagione in cui ha sostituito egregiamente l’assenza di Musacchio, ma adesso il suo infortunio è diventato un vero e proprio caso. Abbiamo perciò deciso di rivolgerci al fisioterapista Claudio Mazzoni per chiarire meglio la situazione del centrale africano.

Cosa ne pensi del caso Bailly?
«A mio avviso un comportamento del genere non andrebbe assunto in nessun caso perché l’incolumità dell’atleta andrebbe messa al primo posto a prescindere dall’importanza della competizione. Inoltre siccome per giocare a questi livelli lo stato di forma dovrebbe essere ottimale, il giocatore non renderà mai quanto potrebbe sia a causa del dolore in sé e sia per la paura di poterlo provare.»

Di che tipo di infortunio si tratta?
«In caso di sub-lussazione si verifica una fuoriuscita parziale della testa omerale dalla cavità glenoidea e ciò comporta la lesione, se non altro parziale, dei componenti che fanno sì che invece rimanga in sede: legamenti, cercine (porzione articolare della scapola), capsula articolare. Se inoltre nelle volte successive al primo episodio ha avuto delle recidive, ossia dei nuovi episodi di lussazione, a quel punto si renderebbe davvero inevitabile l’intervento, anche se non giocasse ad livelli alti.»

A che tipo di operazione dovrebbe sottoporsi?
«L’intervento chirurgico nel caso in questione si esegue in artroscopia (a meno di lesioni più importanti) che prevede il riposizionamento del margine glenoideo lesionato, mediante l’uso di ancorette che assomigliano a microviti dalle quali fuoriescono fili in tessuto non riassorbibile ad alta resistenza che vengono passati e legati attorno alla capsula articolare e al labbro glenoideo per ricreare la normale tensione capsulare.»

E’ vero che dall’operazione alla fine della riabilitazione ci vogliono cinque mesi?
«Per quanto riguarda il post-operatorio i tempi purtroppo sono quelli. Anzi per i comuni mortali diciamo, si tende ad indicare in sei mesi il tempo prima della ripresa dell’attività sportiva in cui vi sia contatto fisico. Il primo mese l’arto è immobilizzato mediante tutore; dopodiché si inizia il recupero articolare e il rinforzo muscolare, ma con il divieto di alzare pesi o di effettuare extra-rotazioni con il braccio, dapprima in assoluto e successivamente facendo molta attenzione. Dunque tra il quinto e il sesto mese si può riprendere la normale attività sportiva anche di tipo agonistico.»

Cosa si fa in questi casi, ovvero è normale che il giocatore venga tenuto in rosa rischiando di aggravare la sub-lussazione in una lussazione?
«In genere il giocatore viene tenuto lontano dalla competizione. Diciamo che in caso di ulteriori traumi successivi al primo episodio, ci si potrebbe imbattere in una lussazione, in quanto l’articolazione non sarebbe più integra come prima. Per evitare quindi di arrivare a questo punto si può tentare la terapia conservativa che consiste nel rinforzare la muscolatura della spalla in modo tale da compattare l’articolazione. Con un buon tono muscolare sicuramente si riesce ad andare avanti ancora per un po’ senza operazione, anche se, in caso di traumi sulla spalla, non si esclude del tutto la possibilità di una lussazione o comunque di un’altra sub-lussazione.»

About Mihai C. Vidroiu 450 Articoli
Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia. Ah, sono anche modesto a volte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*